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Nasce #ClimateOfChange, la campagna per chiedere il cambiamento

Giornata della terra, oltre il 70% dei giovani europei ritiene che i governi che non agiscono contro l’inquinamento e cambiamento climatico arrechino un danno all’economia. Per questo motivo nasce #ClimateOfChange, la campagna guidata da WeWorld che unisce 13 Paesi europei per coinvolgere i giovani in Europa e creare un movimento pronto a cambiare stile di vita e sostenere la giustizia climatica globale

Oltre il 70% dei giovani tra i 15 e i 35 anni di 23 Paesi europei ritiene che i governi che non agiscono contro l’inquinamento e cambiamento climatico arrechino un danno all’economia. Questo il dato di partenza dell’indagine realizzata da Ipsos per #ClimateOfChange, la campagna di comunicazione europea guidata da WeWorld organizzazione italiana che difende da 50 anni i diritti di donne e bambini in 27 Paesi del mondo inclusa l’Italia – che mira a coinvolgere i giovani per creare un movimento pronto non solo a cambiare il proprio stile di vita ma anche a sostenere la giustizia climatica globale.

La campagna vede coinvolti 13 Paesi europei e 26 realtà – tra cui le italiane Università degli studi di Bologna e Comune di Bologna – e nei prossimi 2 anni metterà in campo tante iniziative tese a sviluppare la consapevolezza dei giovani cittadini dell’UE sull’impatto che ha il cambiamento climatico sulle migrazioni.

#ClimateChange, gli obiettivi della campagna

“End Climate Change, Start Climate of Change”, in breve #ClimateOfChange, è il progetto guidato da WeWorld nato con l’obiettivo di sviluppare la consapevolezza dei giovani cittadini e cittadine dell’UE sul nesso tra cambiamento climatico e migrazioni e coinvolgerli per creare un movimento pronto non solo a cambiare il proprio stile di vita ma anche a sostenere la giustizia climatica globale.

Cofinanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma DEAR (Development Education and Awareness Raising) – che sostiene iniziative che coinvolgono le cittadine e i cittadini dell’Unione europea in questioni sociali, economiche e ambientali di rilevanza mondiale – coinvolge 15 organizzazioni europee guidate da WeWorld – tra organizzazioni della società civile, università e ONG – che dall’inizio del 2020 sono al lavoro per progettare in sinergia non solo ricerche e dibattiti nelle scuole e nelle università ma anche una campagna paneuropea di comunicazione e sensibilizzazione, online e offline, che interesserà milioni di ragazzi e ragazze dai 15 ai 35 anni che vivono in 23 stati membri dell’UE. Per saperne di più è possibile visitare il sito www.climateofchange.info/italy.

Il sondaggio

Il sondaggio, che apre la campagna in occasione della Giornata della Terra, confronta le opinioni e la conoscenza del nesso tra migrazione, cambiamento climatico e l’attuale modello economico dei giovani tra i 16 e i 35 anni di 23 paesi dell’EU ed identifica anche il profilo di chi esprime maggiore preoccupazione per il cambiamento climatico e per questo è più motivato all’attivismo, come under 24, studente, donna, altamente istruita e in zone urbane soprattutto dell’Europa meridionale.

I punti salienti della ricerca Ipsos per #ClimateOfChange

23 paesi europei – giovani dai 15 ai 35 anni

In Europa

• 8 giovani su 10 sono preoccupati per il cambiamento climatico
• Scompare il negazionismo climatico tra le nuove generazioni (a negarlo solo l’8%)
• Under 24, donna, studentessa: è il profilo di chi esprime maggiore preoccupazione per il cambiamento climatico.

In Italia

• 1 giovane su 2 molto preoccupato per il cambiamento climatico, dato superiore alla media europea
• 8 su 10 voterebbero per politici che danno la priorità alla lotta al cambiamento climatico.

Dal sondaggio emerge che i giovani europei considerano il cambiamento climatico e il degrado ambientale come priorità assolute. La grande maggioranza dei giovani europei pensa infatti che se i governi non fronteggiano l’inquinamento e il cambiamento climatico, questo sia “un male per l’economia” (70% d’accordo), “un segno che il governo ha le priorità sbagliate” (75% d’accordo), “la prova che il governo non ascolta la gente comune” (74% d’accordo), e “pericoloso e irresponsabile” (72% d’accordo).

I giovani europei

Quasi la metà (46%) dei giovani europei considera il cambiamento climatico come uno dei problemi più gravi del mondo, il che lo pone al primo posto tra i problemi elencati, anche nel bel mezzo della pandemia COVID-19. Meno di un giovane europeo su dieci (8%) nega invece il cambiamento climatico.

Una proporzione sostanziale di giovani europei (43%) crede che i paesi economicamente avanzati dovrebbero fare la maggior parte degli sforzi economici e politici per ridurre gli effetti del cambiamento climatico. Degno di nota è che in Europa occidentale, rispetto ad altre regioni, i giovani sono relativamente meno propensi a dire che i paesi economicamente avanzati dovrebbero fare più sforzi per affrontare gli effetti del cambiamento climatico ma sostengono che tutti i governi debbano sostenere queste responsabilità.

I giovani italiani

Anche i giovani Italiani (più della metà degli intervistati) sono molto o estremamente preoccupati per il cambiamento climatico, dato che è superiore alla media europea (54% contro 46%). Ma non è una preoccupazione fine a sé stessa poiché i giovani italiani sono motivati a far partire il cambiamento: 8 su 10 potrebbero votare o hanno votato per i politici che danno la priorità alla lotta al cambiamento climatico e alla migrazione climatica.

Anche l’emergenza da Covid-19 in corso ci dimostra, ora più che mai, come la crisi ambientale e i fenomeni globali siano interconnessi: la relazione con i fenomeni migratori è complessa, ma è evidente come il cambiamento climatico aumenti le diseguaglianze e la fragilità delle persone più vulnerabili”, spiega Dina Taddia, consigliera delegata di WeWorld. “È necessario agire con urgenza per affrontare le questioni strutturali con un approccio basato sul rispetto dei diritti umani e garantire la partecipazione ai processi decisionali delle donne, spesso le più colpite dalle crisi ma allo stesso tempo capaci di diventare protagoniste del cambiamento nelle proprie comunità”.

“Cambiare l’Europa è possibile solo se diventa una priorità di tutte e tutti – continua Natalia Lupi di WeWorld, responsabile del progetto – Non solo vogliamo coinvolgere i giovani in un processo di consapevolezza ma vogliamo renderli protagonisti del cambiamento. È per questo che la campagna prevede, tra le altre attività, anche la possibilità di firmare una petizione che verrà consegnata durante la Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, la COP27, alla Presidente della Commissione Europea von der Leyen per richiedere interventi immediati nelle politiche globali. Tra i 4 punti della petizione anche la richiesta di un coinvolgimento formale dei giovani nella politica: solo in questo modo potrà partire un vero e proprio clima di cambiamento”.

“Bisogna imparare a considerare l’impatto delle nostre scelte sul futuro del pianeta – conclude Dina Taddia – I giovani ci hanno già dimostrato di cosa sono capaci e rappresentano l’ultima generazione che può attivarsi per chiedere un cambio immediato nelle politiche: i dati ci dimostrano che sono consapevoli del fenomeno e pronti a guidare un vero e proprio clima di cambiamento”.

Per partecipare al cambiamento, si può firmare la petizione a questo LINK.

A proposito di dati, interessante anche la ricerca UNIBO

L’Università di Bologna contribuisce tramite l’attività di un gruppo di ricerca che fa capo a quattro dipartimenti: Sociologia e diritto dell’economia (prof. Pierluigi Musarò e dott.ssa Elena Giacomelli), Scienze e tecnologie agro-alimentari (prof. Matteo Vittuari e dott.ssa Elisa Iori), Storia culture e civiltà (prof.ssa Elisa Magnani e dott.ssa Sarah Walker), Scienze politiche e sociali (prof. Marco Borraccetti e dott.ssa Susanna Villani).

Obiettivo dell’attività di ricerca è studiare la relazione tra cambiamento climatico e migrazioni con particolare attenzione a quattro casi studio (Cambogia, Etiopia, Senegal e Guatemala) con lo scopo di esplorare i modelli teorici e le evidenze empiriche offerti dalla letteratura di riferimento e confrontarli con le storie di chi vive sulla propria pelle gli effetti del cambiamento climatico.

I risultati della ricerca forniranno la base empirica e scientifica per le azioni di sensibilizzazione e di comunicazione che pongono al centro il coinvolgimento dei giovani cittadini europei nella difesa dei diritti umani per un modello economico e di sviluppo più sostenibile.

Nell’ottica di una ricerca azione collaborativa, il team di UniBo ha partecipato alla co-costruzione del questionario per l’indagine quantitativa sull’opinione dei giovani europei sulle migrazioni per motivi ambientali – fatta recentemente da IPSOS di cui qui di seguito si riportano i primi significativi risultati.

Il contributo del Comune di Bologna

Unico ente locale dell’ampio partenariato, guidato da WeWorld, che vede il coinvolgimento di molte realtà della società civile europea, il Comune di Bologna considera la sua partecipazione a #ClimateOfChange come l’opportunità di ampliare sul proprio territorio le attività di educazione e di sensibilizzazione su temi cruciali come la sostenibilità, la giustizia ambientale e sociale.

Nell’ambito della European Coalition of Cities Against Racism (ECCAR), inoltre, saranno co-programmate azioni di patrocinio rivolte agli enti locali e incentrate su temi di giustizia ambientale e sociale con una prospettiva anti-razzista. Su questi si lavorerà insieme alle ONG nelle città che già fanno parte della rete.

Diverse saranno le azioni che saranno messe in campo nell’ambito di #ClimateOfChange dal Comune di Bologna. Nei prossimi mesi, con l’obiettivo di coinvolgere i giovani nella diffusione dei temi della campagna sul territorio, saranno erogati contributi alle Libere Forme Associative per progetti di educazione e sensibilizzazione ambientale. Seguirà una progettazione e programmazione di attività educative nelle scuole per l’a.s. 2021/2022, che avranno come focus la sostenibilità ambientale e le migrazioni indotte dai cambiamenti climatici. Nella primavera 2022, sarà infine organizzato un evento TEDx con una specifica attenzione al target giovanile sia nella scelta dei temi che degli speaker coinvolti.

WeWorld

WeWorld è un’organizzazione italiana indipendente impegnata da 50 anni a garantire i diritti di donne e bambini in 27 Paesi, compresa l’Italia. WeWorld lavora in 158 progetti raggiungendo oltre 7,2 milioni di beneficiari diretti e 42,4 milioni di beneficiari indiretti. È attiva in Italia, Siria, Libano, Palestina, Libia, Tunisia, Burkina Faso, Benin, Burundi, Kenya, Senegal, Tanzania, Mozambico, Mali, Niger, Bolivia, Brasile, Nicaragua, Guatemala, Repubblica Dominicana, Haiti, Cuba, Perù, India, Nepal, Tailandia, Cambogia.

Bambine, bambini, donne e giovani, attori di cambiamento in ogni comunità sono i protagonisti dei progetti e delle campagne di WeWorld nei seguenti settori di intervento: diritti umani (parità di genere, prevenzione e contrasto della violenza sui bambini e le donne, migrazioni), aiuti umanitari (prevenzione, soccorso e riabilitazione), sicurezza alimentare, acqua, igiene e salute, istruzione ed educazione, sviluppo socio-economico e protezione ambientale, educazione alla cittadinanza globale e volontariato internazionale.

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