Natale, gli zampognari pifferai magici della transumanza

Storia di una tradizione che parte dall’Oriente all’Antica Roma, tra sacro e profano, una storia pagana legata al dio greco Pan. Ancora oggi è uno degli elementi più caratteristici delle festività di Natale

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Non è Natale se non ci sono gli zampognari che portano in giro per le strade la buona novella della venuta di Gesù Bambino sulla Terra. Nell’immaginario collettivo gli zampognari e feste natalizie sono una cosa sola, ma in realtà le origini della zampogna e quindi degli zampognari hanno radici lontane, quando ancora il Natale non esisteva.

“Udii tra il sonno le ciaramelle, ho udito un suono di ninne nanne, ci sono in cielo tutte le stelle, ci sono i lumi nelle capanne.
Sono venute dai monti oscuri le ciaramelle senza dir niente; hanno destata ne’ suoi tuguri tutta la buona povera gente.”
Così Giovanni Pascoli ricorda, in una di quelle poesie “minori”, l’arrivo degli zampognari dai monti, a metà dicembre.

Ma chi è lo zampognaro?

Lo zampognaro è il suonatore di zampogna, strumento musicale a fiato, diffuso in Italia centro-meridionale fin dall’età arcaica. La zampogna, è un aerofono composto da un sacco di pelle di pecora o capra a cui sono collegate 4-5 canne, di cui 2-3 fanno da ”sfondo”, nel senso che emettono sempre la stessa nota, e due soltanto emettono il canto desiderato.

In origine lo zampognaro veniva dal vicino Oriente conquistando, con le sue note, l’antica Roma, dove si suonava l’utriculus, e dove l’imperatore Nerone, amante delle arti e della musica, si dilettava con le zampogne.

Era un contemplatore di stelle e di pensieri, un pifferaio magico della transumanza (la zampogna, pare, richiamava all’ordine il gregge). Un attore di esercizi spirituali ante-litteram, un mistico camminatore, perché mistico era ed è il suono della zampogna: senza pause, corporeo nella sua creazione e nella sua emissione, adatto ai grandi spazi e alla vera solitudine.

Ma qual è l’origine di questo particolarissimo strumento musicale?

La zampogna è uno strumento musicale di carattere pastorale e agreste che trae la sua primitiva origine dal “flauto di Pan”, formato di canne riunite, discendente diretto del flauto del dio Pan, il cui suono aveva il compito di accompagnare le celebrazioni pastorali in suo onore nell’avvicendarsi delle stagioni. Il dio greco Pan, Il dio caprino che ama i boschi e le sorgenti, è considerato anche il dio dei Pastori.

Che sia uno strumento natalizio deriva dal fatto che il dio Pan, al solstizio di inverno, con la zampogna incoraggiava la rinascita del sole e, in più, dirigeva il caos da lui stesso provocato verso un nuovo ordine cosmico. L’iconografia medievale ben ci informa della diffusione e della varietà morfologica dello strumento. Una leggenda narra che San Francesco abbia inserito per primo una coppia di suonatori di zampogna nel suo Presepe… che da allora sono rimaste figure sempre presenti insieme alle statuette di Maria, Giuseppe, Gesù, del bue e dell’asinello, agli angeli e ai pastori, ai re Magi, agli artigiani.

Natale,  Presepio artistico San Gregorio – Museo della zampogna di Scampoli

Tu scendi dalle stelle, arrivano gli zampognari

La figura dello zampognaro deve la sua fama a Napoli e al suo regno. La sua prima apparizione si ha a metà del Settecento quando faceva da accompagnamento musicale alle preghiere dell’avvocato-prelato Alfonso Maria de’ Liguori. Il Santo inventore della canzone “Tu scendi dalle stelle” usava raggruppare i lazzari per strada in piccoli gruppi canori, facendogli così apprendere i fondamenti del cristianesimo.

Figura antichissima, legata indissolubilmente a quella dei pastori e della transumanza, gli zampognari usano esibirsi in coppia: uno con la zampogna vera e propria ed l’altro con la ciaramella o altri strumenti a fiato. Con l’arrivo del Natale, in particolare durante il periodo della Novena dell’Immacolata Concezione, abbandonando temporaneamente il loro lavoro di pastori, scendono a valle nei paesi, o nelle piazze, percorrono le vie cittadine, in abiti tipici, suonando motivi natalizi tradizionali.

Generalmente gli zampognari suonano in coppia, uno la zampogna vera e propria ed un altro la ciaramella o altri strumenti a fiato, sono vestiti con brache corte, giacca di fustagno, ampio mantello, sostituito qualche volta dal pelliccione, berretto di panno, e calze con fiocco e cioce ai piedi.

Le regioni dove è tradizionalmente presente la zampogna sono: Lazio (province di Frosinone e Latina), Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia.

Una tradizione che sta scomparendo. Oggi si tende a mettere da parte usanze e tradizioni, come appartenenti al passato, dimenticando l’importanza culturale che rappresentano per il patrimonio storico di un popolo.

È di pochi giorni fa la notizia che la transumanza è patrimonio dell’umanità. La migrazione stagionale del bestiame verso condizioni climatiche migliori, percorrendo le vie naturali dei tratturi, è stata iscritta all’unanimità, nella Lista Rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. Continua a leggere la notizia sul sito dell’Ansa

Foto: Germana Ferrante

Foto: Museo della zampogna: http://www.benvenutiascapoli.it/il-museo-della-zampogna/

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