mercoledì, Aprile 14, 2021
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Zampognari, musicisti del Natale simbolo della transumanza

Da sempre quando si parla di zampognari, immediatamente il pensiero va al Natale, anche se le origini della zampogna affondano le radici in periodi ancora più lontani, quando di Natale ancora non se ne sapeva nulla. O forse si chiamava, nel giorno del Solstizio d’inverno, Deus Sol Invictus

Gli zampognari sono musicisti che suonano uno strumento a fiato, la zampogna,  da non confondere con la cornamusa, anche se molto simili. La zampogna è composta da un sacco (l’otre) che gli zampognari stringono tra le braccia al petto, in pelle di capra o di pecora.  All’otre sono collegate diverse canne, fino a quattro o cinque, due riproducono le melodie, le altre servono di accompagnamento, producendo sempre la stessa nota fissa.

Quasi sempre gli zampognari suonano in coppia, uno suona la zampogna e l’altro la ciaramella o altri strumenti a fiato. Il tipico abbigliamento prevede pantaloni corti con calze con il fiocco, giacca di fustagno, mantello ampio, spesso sostituito da un pelliccione, berretto di panno, e le tipiche cioce ai piedi.

Da dove provengono gli zampognari?

Provenienti dall’oriente arrivarono fino all’antica Roma e subito la conquistarono con la loro musica. Nell’antica città si suonava l’utriculus e l’imperatore Nerone, pare si deliziasse suonando antesignane zampogne. La leggenda vuole che Nerone sia stato uno dei primi zampognari.

Gli zampognari sono pastori, definiti musicisti della transumanza che tramite il suono della zampogna richiamano le greggi.

E la zampogna?

Ma vediamo qual è l’origine di questo strumento così particolare.

L’etimologia del nome fornisce una traccia in merito: si parla di una parola derivante dal greco e in seguito al latino come “symphonia”. Attualmente è un termine che indica uno strumento a fiato, mentre nei dialetti di una volta era chiamata sampogna.

Oggi gli zampognari con il loro suono scandiscono il calendario delle celebrazioni del Natale, ma nel passato il loro valore simbolico non aveva nulla a che fare con la festività cristiana.

Questo strumento pastorale e agreste, prima di diffondersi in Europa assumendo caratteristiche diverse (esempio tipico è la cornamusa), si pensava traesse origine dal flauto del dio Pan, il dio caprino, considerato il Dio dei Pastori.

Da qui la zampogna è considerato uno strumento natalizio, il dio Pan durante il solstizio di inverno, con il suo strumento suonava per la rinascita del sole.

Nel medioevo l’iconografia ci porta a conoscenza sia della diffusione che della varietà morfologica dello strumento.
Sembra che, come narra una leggenda, San Francesco stesso nel suo presepe per primo abbia aggiunto una coppia di suonatori di zampogna e che da allora sono rimaste sempre presenti insieme a tutte le altre figure immancabili del presepe.

Arrivano gli zampognari con “Tu scendi dalle stelle”

La notorietà degli zampognati è dovuta a Napoli. La loro prima apparizione si verifica a metà del Settecento quando, alle preghiere dell’avvocato-prelato Alfonso Maria de’ Liguori, facevano da accompagnatori musicali. Alfonso Maria de’ Liguori fu l’ideatore della canzone “Tu scendi dalle stelle”.

Figure antichissime legate alla pastorizia e alla transumanza, con l’arrivo del Natale, in particolare subito dopo l’Immacolata Concezione o in occasione del 13 dicembre, data ancora oggi considerata erroneamente il simbolo del solstizio invernale, scendono nei paesi e nelle città, lasciando temporaneamente il loro lavoro di pastori, suonando canzoni del Natale tradizionali.

Patrimonio Unesco

Ci sono diverse regioni dove gli zampognari sono di tradizione presenti. In particolare la transumanza è praticata nel Lazio (province di Frosinone e Latina), Molise, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e al nord in Alto Adige, Lombardia, Valle d’Aosta, Veneto e Sardegna.

Una tradizione che però lentamente sta scomparendo. Oggi più che mai con la pandemia che da quasi un anno sta mettendo a dura prova il mondo, le usanze e tradizioni vengono messe da parte privando il patrimonio storico di ogni popolo di culture ataviche.

Lo scorso anno la transumanza, la migrazione pastorale stagionale effettuata lungo i tratturi per raggiungere climi più miti, è stata definita patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

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Foto di copertina: Germana Ferrante

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