Plastica da ridurre, sempre più aziende “a norma” entro il 2030

Plastica, entro il 2030 almeno il 30% sullo scaffale dovrà essere di riciclo. Sempre più aziende dovranno rivedere i propri standard di produzione. Sofidel, gruppo cartario noto per il brand Regina, inizia dai pack in carta. L'obiettivo è immettere 11 mila tonnellate in meno di plastica sul mercato

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Plastica da ridurre, sempre più aziende “a norma” entro il 2030. Sono tante, infatti, le imprese che dovranno rivedere totalmente i propri standard di produzione e distribuzione.

Come si legge anche in questa notizia ANSA: “Il Consiglio Ue ha dato il via libera formale alla direttiva che vieta dal 2021 oggetti in plastica monouso come piatti, posate e cannucce. Anche le aste per palloncini e i bastoncini cotonati in plastica dovranno essere banditi. Gli Stati membri si sono inoltre impegnati a raggiungere la raccolta delle bottiglie di plastica del 90% entro il 2029 e le bottiglie di plastica dovranno avere un contenuto riciclato di almeno il 25% entro il 2025 e di almeno il 30% entro il 2030. Le nuove regole “sono un grande primo passo per voltare pagina”, commenta Greenpeace Europa

Qualcuno potrebbe obiettare che si chiude la stalla quando i buoi se ne sono scappati. In realtà, con le emergenze sanitarie che viviamo quasi ovunque, in particolar modo in estate, sommersi tra rifiuti che trasformano gli spazi cittadini in maleodoranti discariche a cielo aperto, si può solo affermare: non è mai abbastanza.

Certamente va rivisto il proprio stile di vita. Prediligere prodotti che della plastica non fanno il Moloch sacrificale a cui tutto va immolato. Farsi un buon caffé in polvere, evitare le capsule se non sono certificate come ecosostenibili sul serio e via discorrendo, essere insomma “il cambiamento che vorresti vedere nel mondo”. Ovviamente senza trasformarsi, come purtroppo spesso accade nel paese dei Guelfi e dei Ghibellini, dove tutto è buono per dividerci e metterci “un contro l’altro armati”. Sono diversi, infatti, gli integralisti della pulizia, i nazimoralisti che fanno i rubik col cubo degli altri, gli illuminati delle sette buonismo-massoniche che appena per sbaglio ti cade il pezzo di carta si stracciano le vesti e gridano al “crucifige”. In questi casi serve un bravo psichiatra e tanta ombra perché il caldo gioca brutti scherzi. Ma soprattutto serve il buon senso per capire che viviamo in un paese dove occorre autentica educazione civica, rispetto per il bene comune, senza per questo sentirsi migliori degli altri. Altrimenti si finisce per rischiare di ragionare come certi in divisa che qualche annetto fa misero su una certa “soluzione finale” con la scusa di “bonificare il mondo”.

Detto questo, con l’ausilio del succitato buon senso,  bisogna continuare in questa opera di sensibilizzazione, di consapevolezza perché, come dimostrato dal Rapporto 2018 dell’ISPRA relativo alla produzione dei rifiuti si legge che “si attesta a 29,6 milioni di tonnellate la produzione di rifiuti urbani, segnando una riduzione dell’1,7% rispetto al 2016. Dopo l’aumento riscontrato tra il 2015 e il 2016, sul quale aveva peraltro anche influito il cambiamento della metodologia di calcolo (inclusione nella quota degli RU dei rifiuti inerti derivanti da piccoli interventi di manutenzione delle abitazioni), si rileva dunque una nuova contrazione della produzione. Raffrontando il dato 2017 con quello 2013 si riscontra, nel quinquennio, una sostanziale stabilità della produzione (+0,08%). Dopo il brusco calo del biennio 2011/2012 – concomitante con la contrazione dei valori del prodotto interno lordo e dei consumi delle famiglie – la produzione si mantiene su valori quasi sempre inferiori a 30 milioni di tonnellate”. Vuol dire, dunque, che se la produzione di rifiuti si riduce, la strada intrapresa è quella giusta.

Leggiamo ancora quanto riportato da ANSA: “L’Unione europea rilancia l’economia circolare con la direttiva che limita la produzione di plastica usa e getta per posate e piatti (sono esclusi stranamente i bicchieri), cannucce, cotton fioc, bastoncini per palloncini, contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso. Lo rileva il Circular Economy Network promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo sostenibile e da 12 imprese e organizzazioni d’impresa. Per le bottiglie in Pet, invece, “è previsto l’obiettivo di intercettare almeno il 90% dell’immesso al consumo entro il 2030 (con un obiettivo intermedio del 77% al 2025) e, sempre per il 2030, quello di garantire che le nuove bottiglie contengano almeno il 30% di materiale riciclato (25% al 2025)” spiega il network.”.

IL RAPPORTO COMPLETO DELL’ISPRA SUI RIFIUTI URBANI

RapportoRifiutiUrbani_Ed.2018_n.297

Diverse le aziende, ovviamente, che dovranno entro il 2030 adeguarsi ai nuovi scenari disegnati dall’ambiente e dall’economia. Tra queste imprese, per parlare di una azienda particolarmente rappresentativa per la produzione di carta e plastica, troviamo Sofidel.

Il gruppo cartario fra i leader a livello mondiale nella produzione di carta per uso igienico e domestico, noto in particolare per il brand Regina, porta questo nuovo passo per quanto riguarda la propria strategia nell’ambito dello sviluppo sostenibile.

L’obiettivo che il Gruppo si è posto è la riduzione del 50% dell’incidenza della plastica convenzionale nella sua produzione entro il 2030 (rispetto al 2013), equivalente all’eliminazione di oltre 11.000 tonnellate all’anno di plastica immessa sul mercato.

Un obiettivo perseguito attraverso una generale riduzione, già avviata negli anni scorsi, dello spessore del film plastico impiegato nel processo produttivo, l’introduzione di nuovi packaging in carta kraft, già presenti o in arrivo sugli scaffali della distribuzione europea e il progressivo impiego, in alcuni mercati, di plastiche riciclate o di bioplastiche.

Per Sofidel si tratta di una scelta di coerenza e di responsabilità”, ha dichiarato Luigi Lazzareschi, Amministratore Delegato, Sofidel. “Un impegno che rientra in una più ampia strategia di innovazione e differenziazione di prodotto che stiamo portando avanti. Un nuovo contributo a favore di uno sviluppo pienamente sostenibile che intende rispondere in modo ancora più organico alla crescente domanda di attenzione ambientale”.

L’impegno passa innanzitutto dai brand Sofidel, molti dei quali leader nei rispettivi mercati di riferimento. Già entro la fine del 2020 Sofidel si impegna infatti a eliminare l’equivalente di 600 tonnellate di plastica all’anno dalle confezioni destinate al consumo finale dei suoi principali marchi europei, quali Regina, Cosynel, Nalys, Le Trèfle, Sopalin e KittenSoft. Questo prevalentemente attraverso l’introduzione di packaging in carta in sostituzione o in affiancamento ai prodotti esistenti.

In Italia, sarà la nuova linea di Rotoloni Regina, Rotoloni Regina Eco, ad arrivare nei punti vendita della Grande Distribuzione a partire dal mese di luglio. Questa nuova linea, con pack in carta kraft – materiale di origine vegetale e quindi rinnovabile, biodegradabile e facilmente riciclabile – al posto del classico polietilene, si aggiunge alla gamma tradizionale ed è prodotta impiegando esclusivamente energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili, generata presso gli stabilimenti Sofidel. Aspettiamo la testimonianza di altre aziende per documentare “il cambiamento” che tutti auspichiamo. Dal 2021 niente più piatti, posate, bicchieri e cannucce di plsatica, dal 2030 solo plastica riciclata.

 

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