lunedì, Ottobre 18, 2021
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Po d’Amare a Torino, i risultati dell’esperimento

Po d’Amare a Torino: nel corso dei 4 mesi di sperimentazione sono stati raccolti 63 chili di rifiuti, dei quali circa il 60% sono imballaggi in plastica di varia tipologia. Il riciclo di tale materiale ha permesso di realizzare 10 portapenne in plastica mista che ogni partner del progetto potrà conservare a ricordo dell’iniziativa.

La sperimentazione – voluta da Amiat Gruppo Iren, predisposta da Fondazione per lo sviluppo sostenibile, i Consorzi Castalia e Corepla con il Coordinamento dell’Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po, il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, dell’AIPO e la collaborazione della Città di Torino – era finalizzata a prevenire il river litter ossia a intercettare i rifiuti nel Fiume Po tramite barriere galleggianti affinché non arrivassero al mare salvaguardando così risorse naturali importantissime per il Paese quali fiumi, mari e spiagge.

La stessa tecnica era già stata impiegata lungo il Po una prima volta in provincia di Ferrara, mai in un contesto urbano qual è quello di Torino. Una raccolta di rifiuti così esigua nell’arco dei mesi di realizzazione del progetto ha dimostrato che se il ciclo dei rifiuti viene gestito rispettando la normativa in materia e secondo criteri di sostenibilità ambientale ed economia circolare, i risultati non tardano ad arrivare.

Importante anche, da questo punto di vista, la condivisione di strategie comuni tra le istituzioni. La sperimentazione lo ha dimostrato:  la sinergia ha permesso il buon esito dell’iniziativa.

Po d’Amare a Torino, i rifiuti raccolti

Le barriere sono state posizionate nel mese di settembre 2019 per poi essere rimosse a gennaio 2020, con un leggero ritardo rispetto alla pianificazione iniziale dovuto alla piena che ha interessato il fiume Po nel mese di novembre 2019 che ha richiesto una temporanea rimozione delle barriere.

Tramite un’imbarcazione “Sea hunter” e operatori da terra, i rifiuti sono stati raccolti in appositi cassoni gestiti da Amiat che li ha accumulati per poi sottoporli alla analisi merceologica a cura di Corepla. Il “raccolto” è stato costituito per circa il 60% da imballaggi in plastica di vario tipo: bottiglie in PET (polietilene tereftalato), flaconi in PE (polietilene), polistirolo espanso, pellicole e vaschette. Il restante 40% invece è materiale di vario genere tra cui tessuti, materiale organico (sfalci, …), alluminio, acciaio e vetro, oggetti vari.

“Per una città che punta a diventare sempre più ‘green’, i risultati della sperimentazione di ‘Un Po d’Amare’ a Torino ci consegnano quella che è una buona notizia per l’ambiente, soprattutto alla luce del quotidiano allarme sulla presenza di rifiuti plastici nei mari, nei corsi d’acqua e nei laghi ” ha commentato la Sindaca di Torino, Chiara Appendino.

Dello stesso avviso Meuccio Berselli Segretario Generale Autorità di bacino distrettuale del fiume Po: “L’azione svolta a Torino è assolutamente illuminante in tal senso e ci sarà di grande aiuto“ .

Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, ha proseguito  “L’iniziativa Po d’AMare non si limita a denunciare una problematica ma costituisce una risposta concreta alle conseguenze ambientali causate dal marine litter. La sperimentazione ha avuto inoltre nella città di Torino sia un’importante funzione pratica, contribuendo a ridurre gli impatti ambientali causati dall’inquinamento da plastiche, sia una rilevante funzione educativa e di sensibilizzazione, rafforzata dal contesto urbano, per le autorità locali e per l’opinione pubblica che hanno potuto osservare da vicino come affrontare e risolvere i problemi ambientali.”

Una sperimentazione, dunque, che ha evidenziato aspetti importanti per il raggiungimento di risultati positivi. Da una parte, che le istituzioni “facciano rete” e dall’altra che si contribuisca a realizzare una cultura fondata sui valori dell’ambiente e del corretto riciclo delle risorse in grado di coinvolgere i cittadini nell’adozione di un comportamento corretto.

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