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Rapporto OCSE, sulla plastica si sta sbagliando molto

Serve molto di più perché la lotta alla plastica non si riduca a buoni intenti senza reali benefici per il pianeta

L’inquinamento da plastica continua a crescere mentre la gestione e il riciclo sono in ritardo. L’OCSE ha presentato il primo Rapporto Global Plastic Outlook dove si delinea un quadro a tinte fosche sugli interventi e le politiche per una riduzione dell’inquinamento da plastica nel mondo. Necessarie una maggiore cooperazione internazionale e misure realmente efficaci

Non si può certo negare la volontà e l’impegno, in questi anni, di combattere l’uso della plastica. È pressoché quotidiano il riferimento, anche tra gli articoli che vi presentiamo, ad iniziative con la finalità di rendere plastic free il nostro vivere quotidiano. È dunque disarmante e inquietante leggere dati che dimostrano che in realtà si sta sbagliando tutto, o quasi, e che proseguire in questa direzione certo non risolverà il problema.

È l’OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, a lanciare il grido di allarme e dimostrare come il mondo stia producendo il doppio dei rifiuti in plastica rispetto a venti anni fa. Ma ancor più preoccupante è che solo il 9% viene effettivamente riciclato. Il 19% è incenerito, circa il 50% finisce in discariche controllate, mentre ben il 22% è abbandonato in discariche abusive o addirittura dato alle fiamme.

Le Prospettive Globali della Plastica nel rapporto OCSE

È stato presentato ieri in maniera ufficiale il primo Global Plastic Outlook, cioè Prospettive Globali sulla Plastica, dell’OCSE.

In vista delle discussioni sull’azione internazionale sui rifiuti di plastica presso le Nazioni Unite, dove porre mano al primo trattato internazionale per ridurre l’inquinamento da plastica, questo interessante ed illuminante Rapporto dell’OCSE mostra che le misure adottate per ridurre i rilasci di plastica nell’ambiente stanno diminuendo, mentre la crescita della popolazione e del reddito si traduce in un aumento ininterrotto della quantità di plastica utilizzata e scartata.

Foto di Oleg Magni da Pexels

I Paesi OCSE i primi responsabili

Quasi la metà della produzione di rifiuti in plastica è da addebitare ai paesi dell’OCSE. Il calcolo pro capite si attesta a 221 kg all’anno negli Stati Uniti, 114 kg nei paesi europei OCSE ed una media di 69 kg in Giappone e Corea. L’inquinamento da macroplastica è in gran parte il risultato di una raccolta e di uno smaltimento inadeguati di rifiuti. Tuttavia, anche il rilascio di microplastiche, cioè polimeri sintetici con un diametro inferiore a 5 mm, da granuli di plastica industriale, fibre sintetiche ed usura dei freni e dei pneumatici dei veicoli, è di grande preoccupazione.

I paesi dell’OCSE rappresentano il 14% delle emissioni totali di plastica; producono l’11% dei rilasci di macroplastiche e il 35% dei rilasci di microplastiche. Come sottolinea il Rapporto, la cooperazione internazionale, nell’affrontare l’inquinamento da plastica, dovrebbe includere il sostegno ai paesi a basso reddito per sviluppare migliori infrastrutture di gestione dei rifiuti per ridurre le emissioni.

La crisi COVID-19 e il rallentamento delle attività economiche hanno ridotto il consumo di plastica del 2,2% nel 2020. Al contrario è aumentato il volume di rifiuti di plastica, dovuto soprattutto ad imballaggi monouso, materiali da asporto e l’utilizzo di attrezzature mediche in plastica come le mascherine. Con il rilancio dell’attività economica nel 2021, anche il consumo di plastica ha ripreso a salire.

Cosa è fondamentale fare

Ridurre l’inquinamento da plastica richiederà una cooperazione internazionale per ridurre la produzione, anche attraverso l’innovazione, una migliore progettazione dei prodotti e lo sviluppo di sostituti rispettosi dell’ambiente, nonché una migliore gestione dei rifiuti e una più efficace attività di riciclo.

Foto di Monica Volpin da Pixabay

Più di 120 paesi vietano o tassano alcune materie plastiche monouso, ma queste misure sono insufficienti per ridurre l’inquinamento complessivo. La maggior parte delle normative si applica solo ad articoli specifici come i sacchetti di plastica, che rappresentano una quota molto piccola di rifiuti in plastica, e sono perlopiù misure efficaci nella lotta contro i rifiuti piuttosto che nella riduzione del consumo. Solo una minoranza di paesi incoraggia il riciclo dei rifiuti attraverso tasse sulle discariche e sull’incenerimento. Auspicabile sarebbe un maggiore ricorso a strumenti quali la responsabilità estesa del produttore per gli imballaggi e beni durevoli, le imposte sulle discariche ed altre forme di incentivi.

La maggior parte delle materie plastiche utilizzate sono vergini, o primarie, cioè realizzate dal petrolio grezzo. La produzione globale di plastica riciclata – o secondaria – è più che quadruplicata tra il 2000 e il 2019 da 6,8 milioni di tonnellate (Mt) a 29,1, ma rappresenta solo il 6% della produzione totale di plastica.

Occorre fare di più per creare un mercato separato per la plastica riciclata, che è ancora considerata un semplice sostituto della plastica primaria, e per garantirne il corretto funzionamento. La plastica secondaria potrebbe essere resa più competitiva ed economica fissando tariffe minime per l’incorporazione di materiali riciclati e investendo in migliori tecnologie di riciclo.

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