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Restate a casa o estate a casa? Ora si comincia a parlare di tempi

Restate a casa o estate a casa? Una domanda che ci poniamo tutti. Senonaltro per capire quanto finirà questo periodo di “detenzione” e potremo tornare alla nostra quotidianità. Data per scontata molte volte e che oggi appare con i contorni di una parola magica chiamata salute e libertà.

Preoccupati per la sorte di tutti, in ascolto dei “bollettini di guerra dal fronte”, in attesa, fiduciosi, di una “lieta novella” che possa concretizzare la nostra speranza e farci guardare un po’ di luce all’orizzonte: ecco in sintesi la vita ai tempi del coronavirus.

Ora, qualche termine indicativo comincia a circolare con più concretezza. Che non è quello del 31 luglio, ieri dato per tassativo e che ha contribuito ad alimentare l’ansia “militante” di tutti. Più che altro, un’idea su quando riusciremo a vedere un negozio aperto e a poterci non dico abbracciare ma prendere un caffé e sorriderci da vicino senza guardarci in cagnesco a distanza. Questa “banalità del vivere” che oggi più ci manca, che si possa leggere una notizia e finalmente dire, più che andrà tutto bene, stanno tutti bene. Malati, gravi e meno gravi, positivi e tutti noi. Restate a casa o estate a casa, dunque?

“I virus respiratori rimangono tranquilli per mesi, poi improvvisamente si attivano e diventano come si suol dire virulenti. Avrà una durata complessiva di 2 o 3 mesi. Dunque possiamo aspettarci che presto anche in Italia l’epidemia si spegnerà”. A dirlo sulle pagine de Il Messaggero è Roberto Ronchetti, per 25 anni titolare della cattedra di Clinica Pediatrica dell’Università La Sapienza di Roma al Policlinico Umberto I e poi all’Ospedale S. Andrea che ha contribuito a fondare, che si è occupato di malattie respiratorie infantili e ha studiato in particolare la bronchiolite. Assieme ai suoi collaboratori, in questi giorni, ha studiato i dati disponibili sul Covid-19 in Cina, in Corea del Sud e in Italia, e ha trovato buone ragioni per manifestare un moderato ottimismo.

Continua ancora il professor Ronchetti sul Messaggero: “Quando mi occupavo di bronchiolite ho interrogato parecchi virologi di fama mondiale. Ci chiedevamo perché i virus all’inizio della stagione invernale diventassero così aggressivi ma nessuno lo sapeva e credo che nessuno lo sappia oggi… Guardando l’epidemia cinese che è durata circa due mesi e quella coreana durata circa 5 settimane possiamo ipotizzare che le epidemie iniziate più tardi e tutt’ora in corso avranno una durata complessiva intermedia tra le due citate”.

Dello stesso parere anche Massimo Galli, primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano che ha sottolineato a Tv2000 in collegamento con il programma ‘Il mio medico’ parlando dell’emergenza coronavirus: “La mia speranza è che di questo virus ci si possa liberare in non più di 3 mesi dal momento dell’applicazione di determinate regole. E ho già dato un termine agghiacciante. Non è e non sarà una cosa breve, se dovesse avvenire in tempi brevi sarò il primo a fare una festa”.

Guardando insomma al comportamento di tutti i virus respiratori, non sembra immotivato pensare che anche per questo possa accadere così. Che, in attesa di vaccino e resa confermata dei farmaci, il coronavirus possa diminuire la sua aggressività. Restate a casa o estate a casa? Se vogliamo guardare all’estate, per ora, a casa dobbiamo restare. E dire sempre grazie, grazie, grazie a chi mantiene le posizioni in prima linea, combattendo ogni attimo. Ricordiamocelo, quando questa guerra sarà finita.

 

 

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