Rivoluzione Plastica, innovazione, incentivi, educazione ambientale

Si è parlato di plastica, marine-litter, buone pratiche e riciclo chimico a Rivoluzione plastica, partecipatissimo convegno che si è svolto questa mattina presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati

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Roma, 12 novembre 2019

Rivoluzione Plastica? Una trasformazione epocale possibile purché le parole chiave siano innovazione, incentivi alle imprese, educazione e convolgimento delle persone ad un cambio di mentalità. Senza tasse aggiuntive magari. Soprattutto se hanno poco a che fare con l’ambiente e sembrano meramente destinate a fare cassa.

Si è parlato di plastica, marine-litter, buone pratiche e riciclo chimico a Rivoluzione Plastica, partecipatissimo convegno che si è svolto questa mattina presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati. Un evento promosso da BASF e Globe Italia – con il patrocinio dell’ISPRA – in occasione della mostra di National Geographic “Planet or Plastic?”, ospitata per un mese e fino al 14 novembre a Palazzo Valdina, che ha voluto fare il punto su un tema, come quello della plastica e degli imballaggi, così dibattuto nelle ultime settimane.

Rivoluzione Plastica, innovazione, incentivi, educazione ambientale

All’incontro, dopo i saluti dell’onorevole Ettore Rosato, Vicepresidente della Camera, si sono susseguiti gli interventi del Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, Roberto Morassut, del professor Enrico Giovannini, portavoce dell’Asvis, di Alessandro Bratti, Direttore generale Ispra, di Massimo Covezzi, Presidente PlasticsEurope Italia, di Filippo Di Quattro, Alliance to End Plastic Waste / Direttore Manufacturing Community BASF Italia, di Stefano Ciafani, Presidente Nazionale Legambiente per arrivare alle riflessioni di Alessandro Manuel Benvenuto, Presidente VIII Commissione Ambiente Camera dei deputati e di Claudia Porchietto, Deputata X Commissione Attività Produttive Camera dei deputati. Ha concluso i lavori Chiara Braga, Deputata VIII Commissione Ambiente Camera deputati e coordinatrice intergruppo Sviluppo Sostenibile.

Significativi i contributi registrati oggi sulla questione dell’inquinamento plastico, ChemCycling – il progetto di riciclo chimico di BASF per riciclare un materiale ancora prezioso nel XXI secolo. Il dibattito, moderato dalla giornalista Romina Maurizi, direttore di Quotidiano Energia, ha portato in evidenza un dato importante: un mondo senza plastica è un mondo impensabile. L’argomento è oggi il principale tema di discussione dell’attualità. Lo dimostrano anche i numeri della mostra Planet or Plastic? che ha riscosso grande successo con più di 18 mila visite tra Bologna e Roma e da cui è partito il dibattito.

Rivoluzione Plastica, gli interventi e la cronaca

Ha aperto le riflessioni il Vicepresidente della Camera Ettore Rosato: “Questa mostra sollecita su un tema di grandissima attualità. Così non si può più andare avanti. Le istituzioni devono saper cogliere l’appello del mondo. Occorrono norme e un cambio di mentalità perché tutti abbiamo una grande responsabilità. Abbiamo anche una grande opportunità economica e le tecnologie devono aiutarci a riciclare quello che altrimenti butteremmo. Ecco perché questi appuntamenti sono importanti: perché ci aiutano a mettere l’acceleratore a queste politiche”.

Anche Roberto Morassut parte dalla mostra Planet or Plastic per la sua riflessione sulla Rivoluzione Plastica, ponendo il primo problema: “C’è grande sensibilità attorno al tema della plastica che è testimoniato dal successo di questa mostra. Il tema della dispersione dei prodotti monouso, in particolare in mare, ecco uno dei problemi da risolvere.

Pensiamo che solo nel Mar Mediterraneo 50/60 mila tonnellate di questi prodotti finiscono in mare come conseguenza anche delle attività di pesca e delle abitudini negative di disperderli nell’ambiente. Si tratta di un dato evidente: la crisi dell’economia lineare e l’apertura di nuove possibilità produttive attraverso l’economia circolare. Il provvedimento Salvamare vuole andare in queste direzione e incidere su questo problema”.

Roberto Morassut è poi passato ad affrontare il dolente tema della leva fiscale che ricorda “non deve essere affrontato in maniera ideologica”. “C’è un dibattito aperto su questo argomento – ha continuato il Sottosegretario all’Ambiente – La tassazione riguarda i materiali monouso e usa e getta non le plastiche compostabili”.

Rivoluzione Plastica, innovazione, incentivi, educazione ambientale

Asvis, governance e cambiamento culturale

Il Portavoce Asvis Enrico Giovannini, parlando di 6 punti fondamentali, sviluppo sostenibile, governance, superamento del pessimismo diffuso, tassa sulla plastica, incentivi e cambiamento culturale, ha aggiunto: “Il futuro è incerto, per questo vogliamo tornare al passato. Ma non è la strada che va percorsa. Abbiamo bisogno di un cambiamento profondo, che richiede tempo, ma anche investimenti che non si stanno facendo, incentivi per stimolare il settore privato ad andare nella giusta direzione.

Manca una visione integrata: la mentalità deve cambiare, servono tecnologia e governance. Inserire lo sviluppo sostenibile nella Costituzione sarebbe il primo passo, ma da quello devono discendere atti concreti. Infine, credo che la plastic tax possa essere inserita in un percorso di riconversione profonda del nostro sistema produttivo ma che deve indicare un percorso, non può essere realizzata in pochi mesi da tutti.

D’altra parte il sistema fiscale nel suo complesso va ripensato nell’ottica dell’economia circolare e dello sviluppo sostenibile, quindi è opportuno che governo e parlamento insieme alle parti sociali e alle imprese si siedano e immaginino un futuro di incentivi e disincentivi che ci spinga verso la direzione voluta”.

Ecco il vero problema. Si ha l’impressione di una mancanza progettuale a lungo termine, di un percorso definito che non riguardi attimi e prese di posizione momentanee, di una difficoltà a creare una prospettiva. Lo sviluppo sostenibile, insomma, non può realizzarsi se non con una “visione del mondo”, i filosofi tedeschi l’avrebbero definita Weltanshauung. Giovannini ha concluso, aggiungendo “La Rivoluzione Plastica è una rivoluzione che richiede movimento e che va costruita per trasformare il mondo in un opera d’arte”.

ISPRA, la ricerca sul marine litter

Ha poi preso la parola Alessandro Bratti, Direttore generale dell’ISPRA introducendo il dibattito con la ricerca sul marine litter condotta dall’Istituto: ““Al di fuori dell‘Europa il consumo di plastica pro capite sta aumentando rapidamente, soprattutto in Asia le catene del valore della plastica hanno assunto dimensioni intercontinentali, così come lo scambio dei rifiuti di plastica.

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Nell‘UE circa la metà dei rifiuti di plastica raccolti è inviata all’estero, dove permangono incertezze circa il loro trattamento. L’ampia distribuzione geografica della specie, la presenza in differenti habitat e la caratteristica di ingerire i rifiuti marini fanno della Caretta caretta un buon bio-indicatore per valutare l’impatto sugli organismi dei rifiuti marini, soprattutto della plastica.

Dalle analisi effettuate su 150 esemplari di tartarughe spiaggiate è emerso che il 68 % presentava plastica ingerita. Necessario quindi individuare le misure da intraprendere a diversi livelli (UE, stati membri e autorità regionali, industria) al fine di trasformare le sfide globali nel settore della plastica in opportunità”.

Il riciclo chimico

Massimo Covezzi di Federchimica ha ricordato la versatilità della plastica che ha significato un cambiamento epocale nel momento in cui ha fato “il suo ingresso in società”: “Si ricavano quattro materiali da uno solo. Con emissioni più basse.  Non esiste nessun brevetto di base così versatile come la plastica. Pensiamo agli imballaggi di plastica o ai contenitori in funzione antideperimento o antispreco di cibo anche alla riduzione di peso che con essa è possibile”.

Il riciclo chimico, in un’ottica di valorizzazione ulteriore di questo materiale, può costituire una grande risorsa e dare impulso alla Rivoluzione Plastica, mediando la realtà.  Le imprese chiedono maggiori incentivi, investimenti, non tasse. Anche perché, come aggiunge Covezzi, “il contributo ambientale già esiste”, una tassa che fa già la sua parte.

Filippo Di Quattro, Direttore manufacturing Community Basf Italia, sottolinea le opportunità che possono derivare dal riciclo chimico per evitare impatti che “criminalizzando” la plastica potrebbero essere molto più devastanti.

Andreas Riehemann e Filippo Di Quattro

Anche la dichiarazione di Andreas Riehemann, Amministratore delegato di BASF Italia, muove in questa direzione: “Sono molti anni che BASF è impegnata concretamente per la sostenibilità e siamo stati tra i primi ad avere creato i polimeri biodegradabili, ma siamo ben consapevoli che l’utilizzo responsabile della plastica è fondamentale per risolvere il problema dei rifiuti in tutto il mondo e questo vale per le aziende, per le istituzioni e per i consumatori.

Grazie al processo ChemCycling, lanciato nel 2018, vogliamo dare il nostro contributo più significativo alla riduzione dei rifiuti in plastica tramite il riciclo chimico con cui siamo in grado di riportare tutta la plastica – anche quella mista e non riciclabile in altro modo – in olio di pirolisi, una materia prima che può essere utilizzata al pari del petrolio come risorsa per realizzare nuovi prodotti.

Oggi in Italia la plastic tax è al centro di un intenso dibattito, ma allo stato attuale le normative – così come sono scritte – non permettono di raggiungere una vera e propria economia circolare. Come BASF, vorremmo avanzare una proposta che consentirebbe alle aziende di continuare a innovare e investire, ovvero esentare dall’imposta i prodotti provenienti da riciclo chimico o meccanico per almeno una percentuale del loro contenuto”.

Legambiente

“Se ridurre e riciclare – ha commentato Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente, promuovendo un suo speciale inno alla scienza e alla complessità – deve essere la priorità, sia per prevenire nuovi apporti di rifiuti in mare che per rendere più gestibile il problema dei rifiuti a terra, oggi è possibile anche approfittare del lavoro quotidiano dei pescatori per rimuovere parte di rifiuti che sono già dispersi nell’ambiente marino, specialmente sui fondali, il 70% dei rifiuti che entrano nell’ecosistema marino affondano.

Per farlo però è necessario mettere i pescatori nelle condizioni di riportare a terra i rifiuti che pescano accidentalmente, agevolando il conferimento e soprattutto evitando di sanzionarli per un’attività che oggi, con il DL Salvamare, approvato alla Camera ma ancora in discussione al Senato, in Italia non è possibile”.

Ha ricordato inoltre che “un mondo senza plastica non ci sarà mai ma che un mondo con meno plastica possiamo costruirlo tutti insieme”. Con un cambiamento culturale, una Rivoluzione Plastica, che possa trasformare l’impensabile in realizzato. Pensiamo ancora, come ancora ha ricordato Ciafani, all’utilizzo dei sacchetti di plastica che oggi vengono sempre più sostituiti dalla “sportina” che fino a poco tempo fa nessuno considerava per fare la spesa.

No alla plastic tax

Alessandro Manuel Benvenuto, Presidente VIII Commissione Ambiente Camera dei deputati, ha espresso in maniera perentoria la sua posizione sulla plastic tax: “Si tratta di un provvedimento sbrigativo per fare cassa. Deve esserci da parte di tutti gli apparati una campagna per far capire che la plastica non è il male assoluto, serve un ragionamento culturale e attento da parte di tutti”.

Dello stesso avviso Claudia Porchietto, Deputata X Commissione Attività Produttive Camera dei deputati, che ha ricordato: “Servono norme, innovazione e ricerca. Il sistema produttivo in questi anni ha fatto passi da gigante in questo settore. Non crediamo dunque a politiche di deindustrializzazione e di decrescita perché con la tassa sulla plastica questo è il rischio che si corre. Bisogna studiare e costruire un modello ambientale che sia capace di collegare politica industriale, lavoro e impresa. Questa è, invece, una manovra che non serve all’ambiente ma solo ad una copertura finanziaria”.

La necessità di una politica comune

Il dibattito è interessante perché si auspica in maniera comune una via capace di porre realmente il problema e superare quanto ancora sembra irrisolto. Con quelle parole chiave che sono più volte state messe al centro del confronto: innovazione, incentivi, ricerca, educazione ambientale. Conclude la giornata Chiara Braga, capogruppo PD in Commissione Ambiente alla Camera e coordinatrice dell’Intergruppo per lo Sviluppo Sostenibile:La plastica e i comportamenti scorretti ad essa associati, come il mancato conferimento di questo materiale al riciclo, l’inquinamento dei fiumi o la perdita dei carichi nelle grandi navi da trasporto sono in realtà problemi globali.

Ma c’è una speranza, l’Italia è, nel campo delle bio-plastiche e del riciclo chimico, un paese all’avanguardia. Occorre perciò trovare una linea mediana che aiuti l’industria ad innovarsi, il cittadino a riciclare: un incrocio virtuoso che vada verso una vera economia circolare. In Parlamento lavoreremo insieme al governo per rendere la plastic tax più sostenibile anche per il settore. Del resto la leva fiscale è uno strumento fondamentale per stimolare e accompagnare la trasformazione in chiave ecologica dei nostri settori produttivi”.

Ci avviamo verso l’uscita. Lo sguardo viene rapito dai bellissimi arazzi della Sala della regina. Riprendo il mio zaino lasciato in guardaroba dove ho dovuto mollare tutto, anche la mia borraccetta in acciaio. Una questione di sicurezza che appare legarsi bene anche alle tematiche ambientali.

Solo quale tempo fa sarebbe stato normale avere una bottiglietta in plastica. Fuori piove, le riflessioni sono in cammino pensando al racconto da farvi senza tralasciare nulla di una giornata significativa. Perché, senza retorica, la sorte di questo paese e di questo pianeta, oggi, almeno parlando, è sembrata essere sul cuore di tutti. Facendo del “green” una metafora di speranza.

Foto
Ufficio Stampa Basf

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