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Salvare i pini di Roma dalla cocciniglia tartaruga: è tempo di fare i fatti

Per salvare i pini di Roma, non c’è più tempo. Basta parole, servono fatti concreti. Parla chiaro il monito di Italia Nostra e i rimedi non possono essere improvvisati

A Roma, cinghiali e immondizia a parte, da sempre troviamo due elementi a caratterizzarla: i pini dalle chiome ampie che donavano ombra a tanti quartieri e i sampietrini. I sampietrini sono stati asfaltati in molti punti dalla solerzia impunita di qualche efficiente inefficienza, i pini sono ora i pericolo, come testimoniato dai molti abbattimenti alla spiccia, da un nemico che si chiama cocciniglia tartaruga. Italia Nostra lancia l’allarme: “L’infestazione da cocciniglia tartaruga nella capitale si è estesa a molti quartieri. In pericolo la pineta di Ostia! Ora è arrivato il momento di agire in modo scientificamente corretto”.

Italia Nostra, per salvare i pini di Roma dalla cocciniglia tartaruga, invoca un’immediata campagna ad ampio raggio che faccia ricorso all’unica cura ritenuta valida dal punto di vista scientifico: l’endoterapia con abamectina.

Cocciniglia tartaruga, no ai rimedi improvvisati

La cocciniglia tartaruga (Toumeyella parvicornis) è un insetto originario del Nord America il cui nome è dovuto al fatto che lo scudo dell’insetto assomiglia a quello di una tartaruga. Parliamo di un parassita molto pericoloso, rinvenuto in Italia nel 2014 in Campania e poi da lì diffusosi in varie parti del Paese. Attacca molte specie di pini, ma in Italia provoca danni soprattutto al nostro amato pino pino domestico (Pinus pinea).

Come possiamo leggere su Alberosano.it, “L’infestazione comporta una riduzione nel vigore degli alberi e limita la produzione di semi. La grande quantità di melata prodotta dal parassita conferisce agli alberi attaccati un aspetto lucido e favorisce il successivo sviluppo di fumaggine che ricopre interamente gli aghi dei pini e i rami. Tale stratificazione, inoltre, porta ad una riduzione della fotosintesi e quindi provoca anche deperimento delle piante che aggredisce e spesso porta alla loro morte. Le secrezioni che cadono copiose rappresentano un fastidio non indifferente per chi possiede in giardino alberi aggrediti dall’insetto, in quanto sporcano manufatti ed autovetture”.

“Non è il momento di perdere tempo affidandosi alle promesse o a rimedi improvvisatievidenzia per tutti questi motivi Italia Nostra in una nota diffusa a mezzo stampa – siamo già in ritardo e rischiamo che quest’estate sia peggiore anche rispetto a quella dell’anno passato. Già in alcune vie della capitale troneggiano pini con chiome annerite dall’azione del micidiale parassita. Cosa si aspetta? Che muoiano tutti? Rispetto allo scorso anno la cocciniglia tartaruga si è diffusa in tante altre zone della città. La pineta di Castelfusano ad esempio, lo scorso anno era intatta e quest’anno già manifesta gli effetti dell’epidemia. Per questo motivo chiediamo alle Istituzioni che sia applicato immediatamente l’unico protocollo di cura scientificamente efficace, quello con l’abamectina”.

La sostanza è già stata autorizzata dal Ministero della Salute per l’impiego contro il parassita e, se applicata con infiltrazioni praticate nella corteccia dei pini, gli impatti con l’ambiente diventano minimi. Associandovi la somministrazione di integratori energetici si possono rendere più forti le piante, potenziandone le difese immunitarie.

Come per qualunque altra patologia, la cura deve essere puntuale e favorire anche la capacità di recupero dell’organismo conclude l’associazione – Per tutte queste ragioni, Italia Nostra chiede alle istituzioni preposte di voler applicare con decorrenza immediata il protocollo suindicato e si augura che, nelle more della sperimentazione di altre metodologie biologiche che potranno essere successivamente applicate qualora ritenute scientificamente valide, si possa fermare l’epidemia. Il rischio che stiamo correndo è enorme e la cocciniglia tartaruga sta agendo in modo inesorabile!”.

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