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Scatto mentale, quando la Luna ispira una nuova forma d’arte

“Con la macchina fotografica nelle mani, sfruttando una qualsiasi fonte luminosa, scrivo e disegno. Non esiste nella fotografia, per questo è una nuova forma d’arte” afferma Elisabetta Pandolfino. In questa intervista ci racconta di cosa si tratta

Una tecnica che l’artista ha battezzato “scatto mentale” e richiede molta concentrazione, molta memoria, perchè parole o immagini devono rientrare all’interno del fotogramma, senza vedere nulla al momento dello scatto poiché, come gli esperti della fotografia sanno, con la macchina fotografica in posa B non si vede nulla a causa dell’abbassamento della tendina e l’apertura dell’otturatore. Una scoperta da non confondere con tecniche fotografiche già esistenti e riportate nei libri che parlano della storia della fotografia.

Chi è Elisabetta Pandolfino, la fotografa dei pensieri e della Luna?

Nata a Messina nel 1981, appassionata d’arte fin da bambina, a soli 5 anni inizia a suonare il sassofono per proseguire gli studi nel conservatorio della città. Attraverso l’amore per la natura sia avvicina alla fotografia scoprendo che ogni immagine rappresenta per lei un’emozione. Non solo fotografa ma anche operatrice video e grafica, si dedica all’arte in tutte le sue sfaccettature.

Ha partecipato a varie manifestazioni artistiche proponendo la sua tecnica innovativa. Al Taormina Film Festival 2018 dove per la prima volta in forma ufficiale presentava le Sue opere, al Cinema Internazionale di Venezia nell’evento medico scientifico “Birth – Clinical Challenges in Labor and Delivery”, organizzato da medici internazionali presso il Palazzo del Cinema di Venezia.

Ha partecipato, inoltre, al congresso tenutosi a Capo D’Orlando voluto dal Dottor Narciso Stella e la Dottoressa Graziella Facciolà per dimostrare l’importanza medico scientifico di tale scatto. In televisione, a novembre scorso è stata intervista sul Tg1 dalla giornalista della Rai Manuela Lucchini e alla trasmissione i “soliti ignoti” di Amadeus ha presentato la sua scoperta.

Nel 2016 ha pubblicato le prime opere dello “Scatto Mentale”, nel libro d’immagini e parole “A due scatti da te…” presentato nell’Isola di Salina. Green Planet News ha fatto alcune domande a Elisabetta Pandolfino per capire meglio il suo Scatto Mentale.

Libellula di Elisabetta Pandolfino 

“Stregata dalla Luna”, ci può spiegare meglio come è nato lo Scatto Mentale?

Una sera d’estate del 2014,  pensando alla persona amata , esclamai: “se potessi scrivere il tuo nome con la Luna!”. Ho preso la macchina fotografica e puntandola verso la fonte luminosa della Luna, ho scritto qualche lettera per poi disegnare le barche a vela, da lì è iniziato un lavoro di ricerca approfondito.

È definita un nuova tecnica artistico-scientifica, unica e rivoluzionaria, perchè?

Nessuno aveva dimostrato al mondo, dal 1839 ad oggi, come scrivere con una macchina fotografica tra le mani, con un solo scatto,  in un unico fotogramma, senza vedere nulla, sfruttando una qualsiasi fonte luminosa, realizzando opere comprensibili all’osservatore e non forme astratte.

La natura e le sue emozioni, alla ricerca del bello e del buono attraverso l’obiettivo dello Scatto Mentale, com’è possibile?

La natura da sempre fonte d’ispirazione per ogni artista, come “l’amore” che mi ha permesso di andare oltre dove molti si erano fermati. In tanti avevano sperimentato con la luce in fotografia. Lo “scatto mentale” dimostra sotto gli aspetti cerebrali, della fisica nella padronanza della luce, gli aspetti cognitivi, come nuova forma di comunicazione e nuova forma d’arte. Come tutti sappiamo la luce s’impressiona a prescindere nella pellicola o scheda digitale, ma nessuno era riuscito a documentare come realizzare delle vere opere d’arte come nel mio caso. Le opere sino ad oggi realizzate sono circa un centinaio.

Lei ha scritto un trattato, di cosa parla?

Nel mio trattato spiego il mio “scatto mentale”, mettendo in evidenza le differenze tra ciò che è stato fino ad oggi documentato dai diversi fotografi entrati nella storia della fotografia con altre tecniche alquanto importanti. Ma soltanto mettendo a paragone ciò che è stato documentato sino ad oggi e ciò che avviene nel mio “scatto mentale” si può comprendere, attraverso una spiegazione dettagliata, le difficoltà e le utilità previste dal mio scatto.

Nel trattato analizzo diverse immagini caso per caso,  spiego  le proporzioni che riesco a rispettare quando mi appresto a disegnare un viso senza uscire fuori dallo stesso fotogramma, centrando un volto nel rispetto degli spazi non visibili durante l’esecuzione.

Quali sono i suoi progetti futuri?

Le proposte che sto ricevendo sono diverse a livello nazionale ed internazionale, per la divulgazione di tale scoperta.

L’artista conclude con un motto

“La fotografia è per me, un viaggio, sempre!”.  La fotografia è un viaggio in quanto in questi anni, nella mia esperienza ventennale, ho potuto cogliere ciò che di buono la natura e le persone possono regalare sempre.

L’osservatore di Elisabetta Pandolfino

La Luna, unico satellite della Terra, da sempre fonte d’ispirazione per molti artisti, poeti, musicisti ha ispirato anche l’arte della Pandolfino.

Foto per gentile concessione di Elisabetta Pandolfino ©

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Intervista realizzata con il contributo di Manola Testai e curata dalla redazione

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