(Adnkronos) – “Essere qui come presidente della Regione significa garantire la presenza istituzionale, in quanto rappresento una comunità di 6 milioni di cittadini, nonché sostenere l’Associazione nella diffusione e nella disseminazione dell’importanza del contrasto alla violenza sui civili quando scoppia un conflitto armato. Oggi tutto questo è messo in discussione e, mai come oggi, il civile è diventato uno strumento. Ciò è inaccettabile, stiamo perdendo i fondamenti della nostra comunità civile”. E’ quanto afferma Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio, in occasione dell’evento di celebrazione della Giornata Nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo, organizzato dall’Associazione nazionale vittime civili di guerra – Anvcg, presso l’Auditorium Casa Madre dei Mutilati a Roma.
“Credo che, a prescindere dalla collocazione politica, sia necessario ritrovarci tutti insieme all’interno di valori condivisi – spiega Rocca – Ciò è a rischio, così come è a rischio anche il multilateralismo, quindi la capacità degli Stati di dialogare e trovare soluzioni laddove è nato il diritto internazionale umanitario, quel diritto che protegge i civili, i più deboli e gli indifesi che non hanno nessuna responsabilità all’interno di un conflitto armato”. Il presidente della Regione Lazio, inoltre, illustra il cambiamento della percezione dei cittadini nei confronti della guerra: “davanti alle immagini l’umanità condivisa prevale sempre: la sensazione di smarrimento e di dolore è sempre forte, soprattutto quando si vedono alcune immagini provenire dai territori di guerra – sottolinea – Ciò che mi preoccupa, però, è da un lato il rischio di una sorta di assuefazione e dall’altro, appunto, la mancata consapevolezza dell’importanza di alcuni strumenti come luoghi per risolvere i conflitti e fare in modo che i civili siano protetti”.
Un aspetto che, secondo il presidente Rocca, riguarda anche la Corte penale internazionale: “ridare significato a uno strumento come quello della Corte penale internazionale, secondo me, è fondamentale e centrale per la dignità del vivere civile”, conclude.
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