Un Paese nel quale gli animali sono ormai riconosciuti come membri della famiglia, ma dove, allo stesso tempo, persistono criticità strutturali che riguardano l’accesso alle cure veterinarie, il randagismo e l’assenza di strumenti nazionali adeguati per la gestione e la tutela degli animali da compagnia.
Il Rapporto Italia 2026 di Eurispes affronta i temi che l’Istituto di Ricerca ritiene rappresentativi della attualità politica, economica e sociale del nostro Paese. Tra questi non manca una particolare attenzione al rapporto tra italiani e animali e al ruolo di questi ultimi nella società.
I punti 49 e 50 del capitolo V, fotografano una situazione nel nostro Paese che vede poco più di un terzo degli italiani (33,7%) con un animale domestico, in calo rispetto allo scorso anno di 6,8 punti percentuali. Cani (41%) e gatti (37,1%) si confermano i protagonisti assoluti nelle case, mentre cresce il riconoscimento del loro ruolo affettivo, educativo e relazionale all’interno delle famiglie.
Enpa, l’Ente Nazionale Protezione Animali, ha voluto commentare, punto per punto quanto emerso dal Rapporto, iniziando proprio da quest’ultima evidenza e precisando come: “Si tratta di un cambiamento culturale profondo che Enpa osserva da anni sul territorio.
Gli animali non sono più percepiti come una semplice presenza domestica, ma come esseri senzienti con cui condividiamo la vita quotidiana. Questo cambiamento, però, non è stato ancora accompagnato da un’evoluzione altrettanto significativa delle politiche pubbliche”.
Meno animali nelle case degli italiani
Preoccupante per Enpa, il calo delle famiglie che convivono con un animale: dal 40,5% del 2025 si passa infatti al 33,7% del 2026. Sebbene Eurispes evidenzi un andamento ciclico negli ultimi anni, la flessione non può essere ignorata.
Secondo Enpa: “È un segnale che va analizzato con attenzione. Non sappiamo ancora se si tratti di una semplice oscillazione statistica o dell’effetto combinato dell’aumento del costo della vita, delle spese veterinarie e delle difficoltà economiche che molte famiglie stanno affrontando.
Di certo emerge una questione che denunciamo da tempo: accogliere e curare un animale comporta costi sempre più elevati e questo rischia di scoraggiare nuove adozioni o mettere in difficoltà chi già convive con un animale”.
Servono misure di sostegno concrete. Il benessere animale passa anche attraverso il sostegno alle famiglie che scelgono responsabilmente di accogliere un animale nella propria vita”.
I numeri della Pet Economy: crescono le spese e sono sempre più necessarie misure di sostegno
Certamente il tema legato alle spese non può essere sottovalutato. Il Rapporto sottolinea come la spesa mensile per i nostri amici animali si concentri nella fascia 31-100 euro (57,9%), anche se non manca chi, il 26,1%, affronta una spesa mensile tra i 100 e 300 euro e oltre.
Dati che riportano al valore economico della cosiddetta Pet Economy. Con una spesa annua di 6,8 miliardi di euro, l’Italia è oggi il primo mercato pet in Europa. Un settore cresciuto del 76% nell’ultimo decennio, ben oltre l’andamento generale dei consumi delle famiglie.
Una crescita che dimostra quanto gli italiani siano disposti a investire nel benessere dei propri animali, ma che evidenzia anche una contraddizione. Secondo Enpa, a fronte dei costi elevati che le famiglie si trovano a sostenere per alimentazione, prevenzione e cure veterinarie, manca “qualsiasi forma di sostegno pubblico strutturato. È una situazione che rischia di trasformare la salute degli animali in un privilegio legato al reddito”.
Italiani e animali: i costi elevati e la rinuncia a prestazioni veterinarie
Il 20,4% degli italiani, ricorda il Rapporto, ha rinunciato nell’ultimo anno a prestazioni veterinarie per motivi economici. Un dato in miglioramento rispetto al 2025, ma che continua a coinvolgere milioni di persone.
Questa è una delle emergenze sociali più sottovalutate: “Quando una famiglia rinuncia a curare il proprio animale perché non può permetterselo, non siamo di fronte soltanto a un problema economico, ma a una questione di benessere animale e di giustizia sociale.
È necessario aprire finalmente un confronto serio sull’accessibilità delle cure veterinarie, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione”, ricorda Enpa.
Lotta al randagismo con un’anagrafe degli animali
Tra le criticità evidenziate dal rapporto figura anche l’assenza di un sistema nazionale strutturato per l’identificazione degli animali da compagnia.
Ricorda Enpa come “L’anagrafe degli animali rappresenta uno strumento fondamentale per contrastare abbandoni, traffici illeciti e randagismo. Da anni chiediamo un sistema realmente uniforme e interoperabile a livello nazionale, capace di superare le attuali frammentazioni territoriali.»
Proprio il randagismo viene indicato da Eurispes come un fenomeno ad alto impatto sociale che richiede una risposta integrata tra istituzioni, enti locali e terzo settore. Una valutazione pienamente condivisa da Enpa.
Il rapporto offre anche uno spaccato interessante sull’evoluzione della sensibilità degli italiani verso gli animali e l’ambiente. Vegetariani e vegani rappresentano oggi l’8,5% della popolazione, mentre oltre la metà degli italiani considera le scelte alimentari orientate alla tutela degli animali e dell’ambiente una scelta positiva e meritevole di rispetto.
Per Enpa, in conclusione, il Rapporto Italia 2026 restituisce l’immagine di un Paese che considera sempre più gli animali parte integrante della propria vita, ma che necessita ancora di politiche pubbliche all’altezza di questa trasformazione.