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Antartide, ghiaccio troppo sottile per atterraggio spedizione italiana

La 38° spedizione italiana in Antartide, si trova ad affrontare condizioni anomale nel pack marino

I problemi riguardano il ghiaccio troppo sottile che rende difficoltoso le fasi di atterraggio alla base Mario Zucchelli

Con l’arrivo del primo contingente tecnico alla stazione Mario Zucchelli, in Antartide, ha preso il via la 38° Spedizione del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), campagna finanziata dal Ministero dell’Università e Ricerca, coordinato dal CNR per le attività scientifiche e dall’ENEA per l’attuazione logistica delle Spedizion.

La spedizione italiana in Antartide ccoinvolgerà 240 tra tecnici e ricercatori impegnati in 50 progetti, focalizzati principalmente su scienze dell’atmosfera, geologia, paleoclima, biologia, oceanografia e astronomia.

La base Mario Zucchelli, è situata nell’area di Baia Terra Nova, lungo la costa (74°42’ Sud e 164°07’ Est) a 15 m s.l.m. La stazione è aperta soltanto durante la stagione estiva, da fine ottobre a metà febbraio con temperature di stagione da -10°C a +5°C.

L’attività principale che questo primo gruppo di apertura deve approntare è il riavvio degli impianti della stazione e la predisposizione della pista sul pack marino, per consentire l’atterraggio del C130 della 46ma Brigata Aerea della nostra Aeronautica Militare.

Antartide, il ghiaccio è troppo sottile

Purtroppo, come riferisce ItaliAntartide le misure eseguite nell’area di ghiaccio marino (fast-ice) sede delle operazioni di atterraggio hanno confermato i timori derivati dalle preliminari analisi delle immagini satellitari che evidenziavano, nell’intera area del Mare di Ross condizioni non usuali.

I dati satellitari, già nel tardo Febbraio 2022 mostravano, in forte controtendenza rispetto alle misurazioni iniziate alla fine degli anni ’70 sull’intero continente antartico, una forte riduzione di estensione nella copertura di ghiaccio marino (1,92×106 Km2, con una diminuzione rispetto alla media a lungo termine di circa 0,92 x106 Km2) di cui il sistema Mare di Ross contribuiva per il 46%.

Per capire, nell’area antistante la Stazione il ghiaccio marino mostra spessori dell’ordine del metro (1,0:–1,2 m rispetto agli usuali 2,0 m) ed il mare libero è oramai presente con una profonda insenatura all’interno del Gerlache Inlet arrivando, nell’area della Stazione di ricerca sino a Punta Stocchino.

Sono state effettuate verifiche tenendo in considerazione i diversi tracciati realizzati nel corso delle diverse spedizioni.

Nel corso della 38° Spedizione del PNRA non sarà pertanto possibile effettuare collegamenti intercontinentali atterrando sulla ice-runway.

“Nonostante le inevitabili difficoltà, stiamo cercando di adattarci e limitare al massimo le conseguenze sulla spedizione – dice Elena Campana, responsabile dell’Unità Tecnica Antartide dell’ENEA. “Stiamo prendendo accordi con il Programma Antartico Americano con cui abbiamo ottimi rapporti di collaborazione, per valutare tutte le opzioni possibili, deviando sulla base americana di McMurdo situata a 350 km circa da MZS, parte delle operazioni aeree necessarie a trasportare il personale scientifico-logistico ed il cargo necessario”.

Verrà valutata, unitamente ai tecnici della Aeronautica Militare, la possibilità di poter utilizzare la pista di atterraggio in ghiaia di Boulder Clay, in fase di completamento delle lavorazioni.

Il responsabile dell’Osservatorio Meteorologico del PNRA presso la stazione Mario Zucchelli Paolo Grigioni, spiega quali sono le possibili cause dello scarso spessore riscontrato del giaccio marino, evento mai registrato prima.

“Tra gennaio e settembre la Stazione meteorologica Eneide, installata nei pressi della base Mario Zucchelli, ha registrato diversi e prolungati episodi di vento forte attorno ai 40 nodi (circa 75 km/h) con numerosi picchi oltre i 100 nodi (circa 185 km/h)” – spiega Paolo Grigioni, Responsabile dell’Osservatorio meteorologico del PNRA “Sin da fine aprile, il pack nell’area del Gerlache Inlet si è ripetutamente fratturato ed è stato trasportato via dal vento creando una zona di mare aperto. Nel mese di luglio un secondo lungo periodo di vento forte, che ha superato anche i 100 nodi, ha portato nuovamente via il ghiaccio liberando l’area antistante la base italiana fino a circa la metà del mese di agosto, non lasciando al ghiaccio il tempo di consolidarsi nuovamente in uno spessore più elevato”.

“Questo perché – conclude Grigionila crescita del ghiaccio marino, che inizia di norma durante l’autunno polare (fine febbraio/marzo) quando l’energia solare in entrata diminuisce e la temperatura dell’aria scende al di sotto del punto di congelamento dell’acqua salata pari a -1.8 °C, richiede un processo di formazione prolungato che dura diversi mesi”.

In effetti, sono stati riscontrati diversi danneggiamenti dovuti all’effetto del forte vento proprio nel corso delle operazioni di verifica delle strutture della Base e dei sistemi di monitoraggio presenti nelle aree circostanti.

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