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Bambini e uso di smartphone e tablet, il vodcast con i consigli dei pediatri

(Adnkronos) – Il rapporto dei più piccoli con gli schermi di pc, smartphone e tablet è spesso problematico. Il risultato? Bambini che dormono meno, si muovono meno, interagiscono meno. Più ansiosi, più soli, più in sovrappeso e con problemi di vista e difficoltà nella vita sociale. C’è però il modo di prevenire ed evitare questi disturbi. E’ il tema dell’episodio dal titolo ‘Attenzione agli schermi’ del vodcast ‘Le 6 A – La salute si costruisce da piccoli’, realizzato da Adnkronos in collaborazione con la Società italiana di pediatria (Sip) e online da oggi sui canali YouTube, Spotify e nella sezione Podcast di adnkronos.com. Dagli esperti della Sip arrivano raccomandazioni chiare espresse anche nelle linee guida messe a punto dalla società scientifica: più si posticipa il contatto dei bambini piccoli con smartphone e tablet, maggiore è l’investimento sulla loro salute mentale, emotiva, cognitiva e relazionale. I bambini iperconnessi fin dalla prima infanzia pagano un prezzo alto. Gli studi scientifici parlano di disturbi del linguaggio, del sonno, aumento del rischio di ipertensione e sovrappeso già tra i 3 e i 6 anni. Problemi che un tempo si osservavano solo negli adulti. 

“Spesso il cellulare viene lasciato con superficialità nelle mani dei bambini, senza consapevolezza delle conseguenze – spiega Elena Bozzola, responsabile Commissione Dipendenze digitali di Sip – L’uso eccessivo degli schermi può portare a un’alimentazione distratta ed emotiva, sovrappeso e obesità, aumento del rischio cardiovascolare, disturbi del sonno, ansia e irritabilità, senza contare il problema del cyberbullismo e dell’adescamento online. Un bambino che mangia davanti allo schermo – rimarca – è più influenzato dalle pubblicità, non percepisce ciò che mangia e tende a prendere peso. E quei chili in eccesso si riflettono su tutta la vita successiva”. 

Nel 2018 la Società italiana di pediatria ha pubblicato le raccomandazioni sull’uso dei dispositivi digitali nei più piccoli, poi estese agli adolescenti. “Parliamo di dipendenza – chiarisce Bozzola – perché nel cervello degli adolescenti si osservano modifiche simili a quelle delle dipendenze da sostanze. Si alterano la sostanza grigia e le connessioni tra neuroni. E quando chiediamo a un ragazzo di smettere, vediamo ansia, irrequietezza, paura di perdersi qualcosa, la cosiddetta fear of missing out”. 

Le indicazioni dei pediatri Sip sono chiare: “No agli schermi sotto i 2 anni – elenca Bozzola – Non durante i pasti. Non prima di dormire. E niente cellulare personale prima dei 13 anni: non possiamo lasciare un dispositivo senza educazione digitale – avverte – Sarebbe come dare un’auto a un ragazzo senza patente”. Per questo “il dialogo è centrale”. Non solo controlli parentali, quindi, ma “un vero ‘family plan’: regole condivise, niente smartphone a tavola, niente notifiche sul comodino, ma più attività all’aria aperta”. E soprattutto, sottolinea l’esperta, “gli adulti devono dare il buon esempio”. 

Il contatto eccessivo con tablet e smartphone ha effetti diretti anche sulla vista. “Stiamo assistendo a un aumento della prevalenza della miopia in età pediatrica: oggi interessa circa il 36% della popolazione tra 0 e 19 anni. Potrebbe arrivare al 50% nel 2050 – afferma Paolo Nucci, professore ordinario di Oftalmologia all’università degli Studi di Milano – Le cause non sono solo genetiche: il cambiamento è troppo rapido per essere solo genetico. Conta lo stile di vita: più tempo al chiuso, meno attività all’aperto e soprattutto maggior lavoro dell’occhio da vicino”. La differenza tra libro e schermo è emblematica. “Con il device lavoriamo a 12-18 centimetri – precisa Nucci – con il libro a 30 centimetri. Inoltre con lo schermo non facciamo pause spontanee, e poi c’è uno scrolling ipnotico continuo, il multitasking visivo, uno stress accomodativo, la riduzione dell’ammiccamento: l’occhio entra in una vera e propria maratona visiva”. 

Bozzola invita a rivolgersi al pediatra. “Solo il 16% delle famiglie chiede consiglio allo specialista su questo tema, ma oltre l’80% dei genitori e adolescenti intervistati vorrebbe parlarne durante le visite”. L’esperta suggerisce ai colleghi di “inserire domande sull’uso degli schermi nei bilanci di salute. Non per medicalizzare il fenomeno – puntualizza – ma per educare”. Un uso consapevole è possibile. Non si tratta di tornare al passato, ma di educare al digitale con dialogo, esempio e regole condivise, come evidenziano gli esperti Sip nell’episodio dedicato all’attenzione agli schermi che, come tutti gli episodi del vodcast con le ‘6 A’ con i consigli dei pediatri della Sip per crescere bene, è disponibile sui canali YouTube, Spotify e nella sezione podcast di adnkronos.com. 

 

salute

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

AdnKronos

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