Radium girls, le ragazze che divennero come lucciole

La storia delle ragazze che verniciavano le lancette luminescenti degli orologi fa riflettere ed è ancora molto attuale

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Radium girls, un appellativo che sembra evocare sogni “radiosi” e di grande successo ma di altro si tratta. C’è una storia. Una storia che pare progresso e che forse lo è. Una storia di parla di lavoratrici e di orologi. Una storia che racconta di come tante donne in un’epoca non troppo lontata da noi, che ci lamentiamo di non avere libertà, se dobbiamo restar a casa per proteggere sé stessi e la comunità. Questa è la storia delle “Radium Girls”, di giovani donne che persero la vita al lavoro per regalarci il sogno di vedere le lancette fosforescenti degli orologi al buio e nell’oscurità.

Siamo agli inizi del Novecento. Il mondo sta cambiando vorticosamente. La Rivoluzione industriale ha spopolato le campagne dando vita a città popolose che si organizzano in quartieri delle “bella epoque” e suburre promiscue dove la parola è “sopravvivere”. In Europa, la situazione è questa.

Negli Stati Uniti, centinaia di ragazze americane, spesso minorenni, vengono impiegate nell’industria degli orologi in un compito che fino a poco prima sembrava impensabile. La punta dell’iceberg del futuro “American way of life” passa anche da qui. Per immolare sull’altare dell’evanescenza, molte vittime inconsapevoli di una nuova speranza di progresso.

Queste donne e ragazze le immaginiano al lavoro. Nella loro gioia di condividere uno spazio comune che in quegli anni può significare libertà, soprattutto in un’America rurale e sin troppo maschile, la soddisfazione di potersi sentire autonome, donne tra donne, senza arrivare sino a Thelma e Louise. O magari, più semplicemente, andare al lavoro significa arrotondare il bilancio familiare per dare alla famiglia il quid che manca.

Questa ragazze scherzano, parlano, si racccontano cosa è successo a casa, cosa faranno per la festa, di cosa fa loro battere il cuore. Il loro compito, al lavoro, è dipingere le lancette degli orologi con la vernice luminescente, quel verde che di note farà guardare l’ora in tante situazioni e giocare i bambini sotto le coperte alla ricerca di un riferimento nel buio, anche delle proprie paure.

Radium girls, le ragazze del radio

Radium girls, le ragazze del radio. Quel metallo radioattivo è stato scoperto dai coniugi Curie nel 1898 e isolato per la prima volta nel 1902. Pierre Curie ha capito che quell’elemento è tossico e pericoloso, causa ustioni alla pelle e tanto altro ma l’industria non resiste di fronte a quell’effetto singolare della luminescenza. Tanto, in piccole quantità non può creare problemi, sono in molti a pensarlo.

Verniciare le lancette è un compito che richiede mani piccole e delicate. Queste donne, che poi verranno appunto ribattezzate Radium girls, sono ideali per svolgere questo compito. Per rendere il lavoro ancora più accurato, come solo le donne sanno fare. Realizzano la punta del pennello con le labbra, un’operazione che viene chiamata lip-pointing, ingerendo quotidianamente radio.

Sono diversi i libri e film che narrano la vicenda di queste lavoratrici che per l’assunzione di radio giornaliera finiranno per assomigliare a donne in sembianze di sfavillanti lucciole nelle notti d’estate. Alle ragazze viene assicurato di poter lavorare tranquille perché non corrrono pericoli. Anche se non indossano dispositivi di protezione di nessun genere. Quando però cominciano a manifestarsi i primi segni dovuti alla continua esposizione al radio, come perdita di denti e disgregazione del viso e del tessuto osseo, il sogno comincia a rivelare la sua triste realtà.

La causa

Con i primi sintomi, arrivano anche le denunce. Grace Fryer, Katherine Schaub, Edna Hussman, Quinta e Albina Maggie fanno causa alla Radium Corporation, portando avanti una battaglia rivoluzionaria. Il processo inizia nel 1927 e viene seguito con grande attenzione da stampa e cittadinanza. Tutti vogliono capire i rischi legati all’utilizzo del radio. I  lavoratori che ancora maneggiano il metallo radioattivo cominciano a prendere precauzioni e sull’onda della rivoluzione effettuata dalle Radium girls cominciano a denunciare le aziende che non consentono adeguati stardard di sicurezza. Intanto le industrie sospendono il lip-pointing, l’operazione con cui viene fatta la punta al pennello con le labbra. La rivoluzione delle Radium girls consentirà la salvezza di tanti lavoratori negli anni successivi.

Grazie al loro coraggio e alla loro tenacia, le Radium girls vinceranno la causa. Sopportando l’onda d’urto del Grande Leviatano degli interessi economici che si avvarrà delle false testimonianze dei medici per dire che i problemi delle ragazze non erano dovuti al radio ma alla sifilide, malattia infamante che per l’epoca voleva dire assoluta condanna da parte della società.

L’esperienza insegna

L’esperienza delle Radium girls insegna che molte cose vengono raccontate per manipolare la realtà e farci credere che vada tutto bene e tutto sia fatto per il progresso. Fino a quando la vita fa verità e mostra il suo vero volto. Pensiamo oggi a quanti studi effettuati su alimenti, farmaci o pesticidi vorrebbero minimizzare i pericoli legati alla salute dell’ambiente, degli animali e delle persone.

Sembra esserci un filo sottile che lega le vicende delle Radium girls al coronavirus e a quanto dovremo ripensare una volta finita l’emergenza sanitaria. Forse è quella luce che ha condannato in passato le Radium girls che può ancora oggi illiminare il nostro percorso futuro. Per fare in modo che anche loro possano sorriderci, come lucciole nella notte finalmente rischiarata,  per averci donato la loro storia come esperienza per la nostra salute. E chi sarà capace di guardare, le vedrà volteggiare, da lontano, in mezzo alle strade, salutandoci ancora con quelle mani piccole e delicate con cui verniciavano le lancette degli orologi. E allora, ricambiando il saluto, forse avremmo davero capito il senso del tempo e dell’ora che si è fatta.

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