Biologico SI, biologico NO, una discussione tra specialisti

Il gruppo SETA, che comprende agronomi, accademici universitari, agricoltori e cittadini che si occupano di produzione o distribuzione di alimenti e di agricoltura, ha recentemente inviato una lettera al Parlamento italiano con l’obiettivo di fermare un decreto che il Governo intendeva applicare per favorire l'agricoltura biologica. Segue il punto di vista di altri scienziati sul futuro dell'agricoltura in risposta alla lettera del SETA.

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Il gruppo SETA (Scienze e tecnologie agrarie) ha inviato una lettera al Parlamento italiano in cui consigliava di non adottare una misura legislativa a favore dell’agricoltura biologica e biodinamica rispetto a quella convenzionale. Un altro gruppo di scienziati ritiene invece che il governo italiano debba favorire l’agricoltura biologica e biodinamica e ne spiega le ragioni.

Il presente articolo espone prima la lettera SETA al Parlamento italiano, e poi il punto di vista di altri ecologi, economisti, pedologi, ecologi, scrittori e artisti italiani e internazionali, tendenzialmente “protettori della natura” ma non idealisti.

Non sono nemmeno perfettamente d’accordo tra di loro. La divergenza porta sul “perché” sia necessario passare all’agricoltura biologica ma non sulla “necessità” di farlo. Ci sono anche differenze di opinioni sull’uso di OGM o sul come comportarsi verso i costi di un’agricoltura altamente tecnologica. A seguire il punto di vista di altri scienziati sul futuro dell’agricoltura in risposta alla lettera del Seta

Lettera spedita al Parlamento italiano dal gruppo SETA

Gentili Deputati e Senatori della Repubblica,
da diverse fonti apprendiamo che fra le priorità del nuovo Governo rientra l’approvazione del ddl 988. Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico. Premesso che ogni agricoltore rispettoso delle leggi è libero di produrre come meglio crede, vorremmo da cittadini e da studiosi porre all’attenzione dei nostri rappresentanti nelle istituzioni concetti che nel pubblico dibattito non trovano il più delle volte spazio:

  • le coltivazioni biologiche sono meno sostenibili sul piano ambientale rispetto a quelle con metodo convenzionale/integrato. Ciò perché producono, a parità di superficie, dal 20 al 70% in meno, per cui la loro estensione generalizzata richiederebbe dal 20 al 70% in più di terre coltivate con immani distruzioni di foreste e praterie naturali;
  • rispetto all’agricoltura convenzionale il biologico presenta emissioni di gas serra per unità di prodotto superiori del 50% in pisello e del 70% in frumento (Searchinger e collaboratori, 2018), del 300% in riso (Bacenetti e collaboratori, 2016) e superiori del 61% per kg di pane prodotto (Chiriacò e collaboratori, 2017);
  • i prodotti biologici sono commercializzati a prezzi fino al 150% più elevati rispetto agli analoghi prodotti convenzionali (fonte UEhttps://ec.europa.eu/info/news/organics-sector-rise-both-domestic-production-and-imports-see-large-increases-2019-mar-07_en), il che dovrebbe indurre a riflettere sulle ripercussioni economiche per il consumatore (o per lo Stato, quando si parla di mense scolastiche obbligate ad approvvigionarsi solo di prodotti bio);
  • il prodotto biologico non presenta differenze significative rispetto agli altri sul piano della salubrità o delle caratteristiche nutrizionali come emerge dal lavoro scientifico di Dangour e collaboratori (2009) e dai report EFSA sui residui di fitofarmaci negli alimenti (https://www.efsa.europa.eu/en/efsajournal/pub/5743);
  • già oggi il 45% del reddito netto delle imprese biologiche è garantito da finanziamenti comunitari contro il 31% di quelle convenzionali (fonte: Bioreport Crea, ediz. 2017-18; Serv. Studi Senato, nota 108, giugno ‘19);

Il Punto di vista di altri scienziati sul futuro dell’agricoltura in risposta alla lettera del SETA, dibattito sul biologico

Concordiamo con i seguenti punti contenuti nella lettera del gruppo SETA:

  • 1) i prodotti biologici sono venduti a un prezzo più elevato rispetto agli altri;
  • 2) sono necessari controlli più precisi e sicuri sui prodotti biologici;
  • 3) l’agricoltura è molto importante per l’uomo.

Per il resto, tuttavia, gli attacchi al decreto sono ingiustificati. Gli autori sostengono che l’agricoltura convenzionale è più economica dell’agricoltura biologica, ma non considerando dei costi molto importanti quali:

  • a) legati all’ambiente (due aspetti -> a1: inquinamento, alterazione del clima, impoverimento del suolo nella struttura, stabilità all’erosione e riserve di carbonio organico, perdita di biodiversità e -> a2. fertilità del suolo e sforzo sempre crescente con macchinari convenzionali per mantenere i rendimenti a un livello elevato e non durevole),
  • b) la salute umana in un ambiente costretto a far fronte a sostanze chimiche aggiunte e c) l’indebitamento per i macchinari tecnologici che è sempre più richiesto agli agricoltori convenzionali per stare al passo con gli standard di mercato.

Si tratta di sviste tollerate fino a 30 anni fa. Al giorno d’oggi non è più possibile continuare a minare la casa in cui viviamo. L’agricoltura biologica e le sue diverse versioni sono risposte sicuramente più sostenibili di quelle dell’agricoltura convenzionale.

La sostenibilità è espressa da un’agricoltura biologica che punta su cicli quasi chiusi per le sostanze nutritive e organiche. Essi conservano la fertilità naturale del suolo e sono ben diversi dal flusso unidirezionale costante di sostanze nutritive tipico dall’agricoltura convenzionale.

Nell’agricoltura biologica, la fertilità dipende dal contenuto in sostanza organica (humus, per essere precisi) e dalla biodiversità del suolo, con l’associata attività microbica naturale. L’agricoltura biologica è anche molto meno dipendente da fonti energetiche fossili.

L’agricoltura di oggi (convenzionale, biologica, integrata, di precisione, conservativa, rigenerativa, biodinamica, agro-ecologica) ha l’oneroso compito di nutrire il pianeta, ma allo stesso tempo deve essere sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale.

Pertanto, il confronto dei sistemi di produzione solo sulla base dei costi economici diretti non è più accettabile in quanto la nostra possibilità di continuare a utilizzare le risorse di questo pianeta dipende dalla sua stessa stabilità. Quando l’alternativa è “niente futuro ”, il guadagno economico deve lasciare il passo alla novità anche se non priva di inconvenienti.

Il ruolo della ricerca è di fornire supporto scientifico a un percorso nuovo, senza prendere acriticamente posizioni di parte. Sebbene l’Italia sia il luogo in cui Galileo ha sviluppato il metodo scientifico, come sottolineato dagli oppositori del progetto di legge sull’agricoltura biologica, è anche il paese in cui è stato imprigionato perché non rispettava la verità religiosa – che era anche quella scientifica – di allora.

La sostenibilità dell’agricoltura è anche una funzione della capacità di fare affidamento su nuove tecnologie per potenziare i servizi ecosistemici esistenti dell’ambiente. Sappiamo che gli agricoltori in generale seguono le indicazioni provenienti dalla scienza e dal mercato.

Probabilmente come scienziati e commercianti potremmo dover pronunciare un “mea culpa”. Quando crediamo nel progresso illimitato, non riusciamo a considerare le risorse naturali come un bene prezioso da conservare per le generazioni future.

Quando ci sforziamo di coltivare piante in sistemi senza suolo e con illuminazione artificiale, stiamo trascurando e voltando le spalle alle risorse ereditate dalla natura, come se stessimo già pianificando la nostra fuga su un altro pianeta. Quella di abbandonare il nostro pianeta in massa non è una soluzione praticabile nei prossimi decenni, e probabilmente nemmeno nei prossimi secoli.

Crediamo che coltivare e conciliare gli spiriti scientifici e sociali dell’umanità potrebbe portare a nuovi livelli di equilibrio. In primo luogo, abbiamo bisogno di conoscere e controllare meglio la relazione tra risorse e numero di esseri umani.

E quando immaginiamo come andare oltre, dovremmo cercare di farlo non solo come umani ma piuttosto come ecosistema Terra, dove gli umani non sono cervelli audaci che definiscono e controllano la realtà del mondo ma una delle specie biologiche che vivono in essa.

In conclusione, ci sono almeno tre ragioni scientifiche per preferire l’agricoltura biologica (e biodinamica) rispetto all’agricoltura convenzionale:

  • 1) la migliore qualità del cibo prodotto (almeno per quanto riguarda il sapore del cibo e il loro nefasto contenuto in pesticidi) e le conseguenze positive sulla salute umana;
  • 2) la migliore conservazione della biodiversità del pianeta;
  • 3) l’azione di immagazzinare carbonio nel suolo sotto forma di humus con un conseguente impatto positivo sui cambiamenti climatici.

Per i fondamenti scientifici di queste conclusioni, il lettore potrà leggere l’articolo completo (in PDF), dove figurano  i riferimenti a centinaia di lavori scientifici pubblicati in riviste internazionali.

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