Frutta e verdura diventano mangime

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Frutta e verdura diventano mangime. Per un futuro ecosostenibile e che sappia garantire risorse e beni a chi verrà dopo di noi occorre cambiare prospettive e modi di pensare. E’ da queste semplici considerazioni che nasce il concetto di “economia circolare”, un sistema in cui tutte le attività, a partire dall’estrazione e dalla produzione, sono organizzate in modo che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun altro. Nell’economia lineare, invece, terminato il consumo termina anche il ciclo del prodotto che diventa rifiuto, costringendo la catena economica a riprendere continuamente lo stesso schema: estrazione, produzione, consumo, smaltimento.

Viviamo in un Paese in cui conoscenze, capacità e professionalità non mancano davvero, A dimostrarlo i tanti progetti ed idee che si sono sviluppati secondo le logiche dell’economia circolare. Di grande interesse quanto è stato fatto in Sicilia con il lancio della Start Up Save.  Il progetto può già contare su  un accordo con la catena di supermercati Despar ed ha ottenuto un doppio finanziamento dal Ministero dell’Università e della ricerca e collabora con le Università di Messina, Parma e Ferrara che offrono un contributo in termini di ricerca e sviluppo all’intuizione del fondatore della startup l’ingegnere-agricoltore Giuseppe Galatà.

Nutrimento e gusto per gli animali                                                                   L’obiettivo di Save è recuperare il cibo scartato (in particolar modo frutta e verdura) per poi trattarlo, disidratarlo e trasformarlo in mangime di qualità per gli animali.  Gli scarti di frutta e verdura vengono mescolati alla paglia creando un insilato di ortofrutta, che viene lasciato riposare in apposite trincee per 40 giorni fino alla sua fermentazione. A quel punto si ottiene un prodotto sano, nutriente (con il 18% di proteine, ben sei punti percentuali in più rispetto ai mangimi tradizionali) e appetitoso per gli animali. Le stesse analisi condotte sui vitelli hanno dati riscontri superiori alle medie. In pratica, crescono meglio.

La frutta e gli ortaggi scartati, non più utilizzabili per l’alimentazione umana ma ancora dotati di importanti proprietà, vengono raccolti, selezionati e, “grazie a un protocollo – afferma il prof. Vincenzo Chiofalo, responsabile scientifico di Save – di rigorose analisi studiate e messe a punto dall’Università di Messina attraverso i laboratori del PanLab appena realizzati e dotati delle più avanzate tecniche analitiche, utilizzati come cibo per gli animali, componenti nutritive, fertilizzanti o per altri scopi industriali. L’ortofrutta raccolta viene analizzata al fine di garantirne la sicurezza alimentare, i dati ottenuti hanno mostrato che l’ortofrutta non idonea al consumo umano può essere ancora utilizzata anche in alimentazione animale, creando un risparmio economico per le aziende ovviamente dopo la verifica delle analisi”.

In Sicilia viene lavorato il prodotto fresco (frutta e verdura), mentre al Nord è partita una collaborazione con le università di Ferrara e Parma per arrivare alla lavorazione di tutto l’inscatolato e insaccato, perché il procedimento di spacchettamento necessita di un processo industriale più complesso. I vantaggi sono sia per l’operatore commerciale che dovendo far ritirare una quantità inferiore di “rifiuti” pagherà una tassa più bassa sia per gli allevamenti potranno comprare mangime “a chilometro zero”  e, di fatto, sempre disponibile. Ma anche per i Comuni che potranno migliorare le proprie prestazioni sul riciclo del rifiuto. Ideatori e sviluppo                                                                                                   Save è un progetto di ricerca proposto e vinto dall’Università di Messina con il coordinamento di GTS consulting insieme ad altri partner pubblici e privati, finanziato dal Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) nell’ambito del programma Smart Cities, che mira alla creazione di un sistema intelligente per la sostenibilità ambientale, sociale ed economica della filiera alimentare attraverso la valorizzazione degli scarti biologici di produzione, la riduzione degli sprechi del sistema distributivo e dei consumatori e l’utilizzo alternativo degli sprechi residui come prodotti per l’industria zootecnica e agroalimentare. Per lo sviluppo definitivo del progetto sarà ora necessario superare le inevitabili tappe burocratiche. L’Unione europea ha fatto il suo introducendo gli scarti dell’ortofrutta nel catalogo degli alimenti per animali e le nuove norme vietano anche in Italia alla Gdo e ai mercati di non gettare il cibo scaduto in discarica. Ora, mancano “soltanto” i protocolli per il corretto utilizzo da parte degli allevamenti.

 

 

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