Con Great Life le colture diventano resilienti

Great life-Growing resilience agriculture: finanziato dall’Unione Europea, il progetto ha l’obiettivo di ridurre l'impatto del cambiamento climatico sulle coltivazioni con pratiche agricole resilienti

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Si chiama Great life-Growing resilience agriculture, il progetto finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma LIFE e coordinato dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna. Obiettivo: sperimentare nuove colture in grado di ridurre l’impatto del cambiamento climatico sulle attività agricole con cibi sani e resilienti, in un nuovo modello di produzione e consumo.

In questa prima fase sono coinvolte le attività agricole della Pianura Padana in particolare nella zona dell’Emilia Romagna (per poi espandersi in tutta Italia), in collaborazione con i partner Kilowatt, Alce Nero, Comune di Cento e Life Cycle Engineering. Le colture, prodotte in regime biologico e con tecniche sostenibili, saranno poi trasformate da Alce Nero e proposte sul mercato, per invogliare tutti ad acquistare prodotti sostenibili che fanno bene a loro e all’ambiente.

Con Great Life le colture diventano resilienti
Il miglio comune è uno dei cibi resilienti individuati dal progetto Great Life

Coltivare e mangiare sostenibile con Great Life

Ma in cosa consiste in dettaglio il progetto Great Life, che terminerà il 31 marzo 2022?

Fronteggiare l’effetto delle variazioni climatiche in agricoltura mediante un approccio innovativo ed integrato, spaziando da valutazioni di campo ad indagini di mercato. 

Con diversi approcci (ci ha aiutato a capirne di più Valeria Bregola, del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna, Distal, e project manager di Great Life). Il primo è l’introduzione appunto di colture resilienti come miglio e sorgo, al posto del mais, prodotto estivo tradizionalmente coltivato in Pianura Padana. Ciò, ha sottolineato il responsabile scientifico del progetto Giovanni Dinelli, docente al Distal, “per ridurre i consumi idrici e quindi gli impatti dell’agricoltura sui territori, aumentare la biodiversità e l’accesso a cibi sani e salutari, sostenere il reddito degli agricoltori”.

Il secondo elemento riguarda le pratiche agricole anch’esse resilienti, mirate alla risoluzione della problematica ambientale del cambiamento climatico; promozione di tale cibo resiliente tra i consumatori, GPP (Green Public Procurement, ovvero acquisti verdi nella pubblica amministrazione)  e mense pubbliche, nonché il coinvolgimento dei principali soggetti in tutte le fasi di sviluppo del progetto stesso. In questa ottica Great Life prevede alcune azioni iniziali, preliminari per “preparare il terreno” per il cuore del progetto, azioni cruciali di cui la sperimentazione di campo fa parte in quanto dal campo si otterrà la materia prima per la creazione dei prototipi e per il testing nelle mense: da una parte dunque si ha la selezione delle sementi utili, dall’altra la preparazione del pubblico, di una comunità di possibili fruitori e co-creatori dei frutti del progetto. A questo seguiranno poi altri interventi mirati, con la coltivazione vera a propria dei resilienti miglio e sorgo, posti a confronto con il “classico” mais. Insieme a queste operazioni sarà inoltre sviluppato un protocollo di tecniche agricole sostenibili, proprio per capire e valutare l’apprezzamento del cibo resiliente sui consumatori e nelle mense pubbliche. Importante la messa a punto di un Replication Plan di Great Life, allo scopo di diffondere stabilmente nel mercato italiano i prodotti resilienti e di accrescerne l’impatto a livello europeo. E sono previste nel futuro pure sperimentazioni in altri paesi, come Spagna e Repubblica Ceca.

Con Great Life le colture diventano resilienti
Il sorgo bianco è l’altra coltivazione usata al posto del mais in Great Life

Le prove agronomiche verranno svolte in tre aziende agricole dell’Emilia Romagna, due in provincia di Bologna, la Cenacchi Andrea  di Argelato e l’Andrea Morara di Monterenzio, la terza di  Maria Bernardetta Masini di Ravenna.

Foto in apertura Pixabay.

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