Inquinamento e coronavirus, le “relazioni pericolose”

Il covid sarebbe veicolato dal particolato atmosferico. A spiegarlo è una ricerca condotta da SIMA, Società italiana di medicina ambientale

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Inquinamento e coronavirus, le “relazioni pericolose”. “Cambiare abitudini e politiche territoriali o tutto sarà inutile”. Sembrerebbe ufficiale, il condizionale, per dirla con il filoso Immanuel Kant, è un imperativo categorico in questo caso. Però il coronavirus sarebbe trasportato, diciamo aiutato nella sua diffusione, dal particolato atmosferico. A spiegarlo è stata una ricerca condotta daSima” la Società Italiana di Medicina Ambientale.

Una scoperta importante, che valorizza e completa la precedente ricerca portata avanti dall’università di Harvard e che, soprattutto, fornisce una risposta scientifica al perché, nelle zone più inquinate, sia corrisposta una maggiore correlazione tra inquinamento e coronavirus.

Come hanno precisato da Sima, in relazione a questo legame che sembra sussistere tra inquinamento e coronavirus, “questa scoperta ci consentirà, nei prossimi mesi, di rilevare la presenza del virus sul particolato atmosferico delle nostre città e quindi di prevenire precocemente la ricomparsa del Coronavirus, adottando adeguate misure di prevenzione prima dell’inizio di una nuova epidemia”.

L’inquinamento atmosferico, ogni anno, miete 53 mila vittime e, a fronte dei dati forniti da Harvard, secondo cui all’aumento di appena un microgrammo per metro cubo di pm 2,5 corrisponderebbe un aumento del 15% del tasso di mortalità dovuto a coronovirus.

In Lombardia, come abbiamo potuto constatare in questo difficile periodo, la situazione è stata durissima e occorre avere ancora molta cautela. Proprio per questo motivo sono in molti chiedere un cambiamento e un ripensamento del nostro stile di vita.

In particolare, parliamo del riscaldamento residenziale, che secondo dati Ispra produce circa il 60% delle emissioni dannose nell’atmosfera e di quello veicolare, che ancora secondo quanto ripostarto dall’Ispra incide per il 46% sulle emissioni di NOx, con picchi fino al 70% in città come Milano.

Ultimo, ma non ultimo, è l’inquinamento derivante dagli allevamenti intensivi. Basti infatti pensare ai reflui zootecnici ricchi di azoto e fosforo, la cui dispersione nelle acque superficiali provoca il fenomeno dell’eutrofizzazione, un grosso problema di inquinamento riconosciuto a livello europeo.

Il gruppo consiliare del M5S Lombardia riporta l’accento su una tematica discussa da tempo: “Soprattutto in questa particolare fase dobbiamo riconsiderare le nostre priorità e le nostre abitudini, dai trasporti fino ad arrivare all’alimentazione, ripartendo da un’idea più sana circa l’importante binomio ambiente-salute”.

Possiamo, insomma, cambiare il nostro modo di vivere e rendere migliore il mondo in cui viviamo con piccole ma importanti scelte. Questa esperienza ci ha anche insegnato a comprendere la stretta correlazione che intercorre tra ambiente e salute. La Fase 2 deve ripartire anche da questo. Non possiamo fare finta di niente, né vanificare quello che la scienza ha scoperto e  reso chiaro.

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