La “nouvelle vague” della canapa italiana

Sull’onda del boom, Cia chiede disciplinari per infiorescenze e alimentare

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Non si può fermare un’onda. E la canapa italiana è una corrente in piena: oltre 4 mila ettari stimati per le semine del 2018, 10 volte in più dei 400 ettari del 2013; centinaia di aziende agricole coinvolte; superficie dedicata cresciuta del 200% in un triennio.

E’ chiaro, però, che il nuovo oro verde dell’agricoltura deve essere accompagnato, in un certo senso governato, alla luce delle nuove normative e soprattutto delle sue lacune.

Per questo motivo, Cia-Agricoltori Italiani lancia un impegno-appello affinché la filiera agroindustriale unita lavori con le Istituzioni per varare al più presto un disciplinare di produzione per la valorizzazione e la regolamentazione della canapa e le infiorescenze Made in Italy.

“La canapa rappresenta un’occasione unica per i territori – osserva Cia – Contribuisce a ridurre il consumo di suolo, diserbare i terreni e bonificarli dai metalli. In più ha un altissimo valore aggiunto, grazie ai suoi tanti impieghi nel campo dell’alimentare, della cosmetica, del tessile, del verde ornamentale, della bioedilizia e delle bioplastiche”.

Fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, l’Italia era il secondo produttore mondiale di canapa dopo l’Unione Sovietica. La Penisola contava fino a 100 mila ettari seminati per un milione di quintali prodotti. Poi l’abbandono, sia per lo sviluppo delle fibre sintetiche che per gli effetti della campagna mondiale contro una coltivazione considerata, a torto, solo nella fattispecie delle sostanze stupefacenti.

Oggi, finalmente, si possono raccogliere gli effetti della legge 242 del 2016 relativa alle Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa che, approvata all’unanimità dal Parlamento, ha ridato slancio e fiducia alla coltivazione della canapa e alle sue mille trasformazioni: mattoni ecologici per la bioedilizia; pellet per il riscaldamento delle case; produzione di tessuti resistenti e green; pasta, pane e farina che non contengono glutine; olio ricco di Omega 3 e dalle spiccate proprietà antiossidanti; senza dimenticare gli usi per detersivi, tinte e colori, solventi e inchiostri.

A questo si aggiunge la circolare ministeriale dello scorso 23 maggio, molto attesa e accolta positivamente dagli Agricoltori Italiani, che arriva a fare chiarezza su modalità di coltivazione e regole del florovivaismo.

In questo senso, Cia ribadisce fermamente l’importanza di un disciplinare di produzione, specifico e su base volontaria, che valorizzi il Made in Italy e risponda alle esigenze del nuovo fenomeno della commercializzazione delle infiorescenze, che nelle varietà dioiche rappresentano circa un terzo della pianta e sicuramente la parte più pregiata.

In più, la legge 242 permette la coltivazione e la commercializzazione per gli agricoltori di varietà di canapa con un limite di THC (cioè il tetraidrocannabinolo, la molecola psicoattiva) al di sotto dello 0,2%, ma non vi sono ancora i decreti attuativi che regolano il THC per foglie e fiori da destinare all’alimentare. Un ritardo ingiustificato, quello da parte del Ministero della Salute. Tanto più che, a regime, la filiera della canapa italiana potrebbe assicurare almeno 10 mila nuovi posti di lavoro.

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