La Rivoluzione delle api

La Rivoluzione delle Api: culturale, sociale, ambientale. Tanto hanno da insegnarci le api. Non è solo una speranza ma anche il titolo di un libro particolarmente interessante, documentato con attenzione e narrato in maniera avvincente

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Tutta questa “pappa reale intellettuale”, tanto per rimanere in tema, si chiama La Rivoluzione delle api, Come salvare l’agricoltura e l’alimentazione nel mondo. Prefazione di Vandana Shiva (Nutrimenti, Euro 16). Le autrici sono due giovani giornaliste freelance, Monica Pelliccia e Adelina Zarlenga.

La rivoluzione delle api

Il libro è un viaggio-indagine in cui i lettori “migrano” tra i campi di girasole italiani, dove gli apicoltori portano le api per produrre l’olio che arriva sulle tavole del mondo, fra le vicende dell’uomo-ape Parthiban, che nella regione indiana del Tamil Nadu fa esperimenti sugli alberi di tamarindo, insegnando alla comunità a fare apicoltura per aumentare le provviste.

E ancora, nei villaggi rurali del Maharashtra, nel cuore dell’India prosciugato dalla siccità, dove Neema e le donne apicoltrici imparano a prendersi cura delle api per nutrirsi e migliorare la loro salute. Per passare in un’altra zona duramente colpita dal cambiamento climatico, il Corredor Seco, regione a sud dell’Honduras, dove i cacciatori di miele Nectali ed Evin allevano le api vicino ai loro orti per creare opportunità lavorative e restare così nelle loro ancestrali terre, evitando di migrare come gran parte delle persone che vivono in questa polverosa zona del Centro America.

La rivoluzione delle api

Un viaggio che è un insieme di racconti che si fondono, dalle cime dei ghiacciai delle Alpi italiane dove la determinazione della comunità di Malles ha dato origine al primo referendum al mondo per abolire i pesticidi in agricoltura, ai droni-ape dell’Università di Sheffield, nel Regno Unito, dove la professoressa Eleni Vasilaki sta creando insetti robotici capaci di prendere decisioni autonome e che in futuro possano lavorare come impollinatori.

Storie di donne e di uomini uniti per innescare un cambiamento nella produzione di cibo, che si intrecciano con le rilevanze emerse da studi scientifici e ricerche su un problema decisivo per l’intero ecosistema.

“La Rivoluzione delle Api” raccoglie le storie avvincenti dei paladini delle api: apicoltrici e apicoltori, contadine e agricoltori che lottano da un capo all’altro del mondo per salvare gli impollinatori e dare nuove speranze al futuro di un pianeta compromesso.

Il libro è nato grazie al progetto Hunger for Bees, che ha permesso a Monica Pelliccia e Adelina Zarlenga, con la fotografa Daniela Frechero, di vincere il Premio internazionale di Giornalismo ‘Innovation in development reporting’, gestito dal Centro europeo di Giornalismo.

La Rivoluzione delle api

Monica Pelliccia è giornalista freelance, con una specializzazione in questioni sociali e ambientali, in particolare su tematiche come la tutela della biodiversità, i diritti delle donne, le migrazioni climatiche, le popolazioni indigene e l’agroecologia. Ha realizzato reportage da India, Honduras, Brasile, Cambogia, Ecuador.

Adelina Zarlenga è anche lei giornalista freelance. Scrive articoli e reportage, su temi legati all’ambiente, all’agricoltura, all’alimentazione e al sociale. Svolge anche attività di ufficio stampa, in particolare nel settore dell’ecologia e dei viaggi.

Le api contribuiscono in maniera determinante, con precisione chirurgica, all’impollinazione, e quindi alla produzione agricola e alla nutrizione globale. Da alcuni anni però diversi fattori, tra cui i cambiamenti climatici e l’abuso di pesticidi in agricoltura, le stanno uccidendo, rischiando di comprometterne la presenza in molte aree del pianeta, mettendo a repentaglio la biodiversità e mandando in tilt l’ambiente. Ecco l’intervista.

Partiamo dal titolo del volume

Monica: “Il libro è parte di un proposito più ampio. Abbiamo voluto realizzare un lavoro di inchiesta partendo dal progetto con cui abbiamo vinto il Premio con il Centro europeo di giornalismo. Ci piace raccontare storie e abbiamo deciso di fare un lavoro di divulgazione, basato su dati incontrovertibili, per far capire come il declino della api rappresenti un grande problema per la nostra salute e le nostre tavole.

Senza le api il 70% di ciò che mangiamo sparirebbe dalle nostre tavole perché è tutto bottinato, impollinato. Il punto di partenza è stata una ricerca effettuata da studiosi di Harvard coordinati da Matthew Smith pubblicata nel 2015, su come l’assenza degli impollinatori condizioni la nostra dieta e il nostro benessere. In termini concreti, sparirebbero il 23% della frutta, il 16% della verdura, il 22% di noci e semi.

Volevamo arrivare al cuore delle persone per far capire l’importanza di questo problema. Da questi contatti, partendo dall’India e poi passando per tanti altri paesi, è nato un documentario. Infine, l’incontro con i nostri editori e la realizzazione del volume con tante storie da ogni parte del mondo”.

Adelina: “Il titolo vuole dare una speranza a tutti coloro che con le api nelle diverse parti del mondo fanno dell’apicoltura uno strumento sostenibile per la produzione di cibo. Parliamo di Rivoluzione perché vogliamo far capire che attraverso i messaggi positivi narrati nel libro, esiste ancora una possibilità per invertire la rotta e fare del bene a noi e all’ambiente. Si può cambiare: attraverso le piccole azioni quotidiane e tramite l’adozione di politiche comuni importanti”.

Come inizia il declino delle api?

Monica: I motivi del declino delle api sono sinergici: trattamenti con pesticidi, cambiamenti climatici, monocolture, mancanza di risorse nell’ambiente, pratiche inappropriate di agricoltura. L’ape è un indicatore della biodiversità, una sentinella ambientale.

Con le api si fa anche biomonitoraggio. Tutelare le api e la biodiversità per far trovare a questi insetti il nutrimento è un modo importante per proteggere l’ambiente e fare del bene ala nostra salute. Se l’ape sta bene, vuol dire che noi viviamo in un ecosistema salubre. La perdita della biodiversità è inoltre un danno economico immenso.

Cosa possiamo tutelare salute e ambiente?

Adelina: Le storie raccontate nel libro sono storie che ci insegnano a resistere. Va promossa la biodiversità, incentivate le produzioni biologiche, un’alimentazione che sia vicina alla natura, scegliendo alimenti che siano il più possibile vicino a noi, a chilometro zero. In questo modo si aiuta anche l’economia locale.

Faccio un esempio: se il monopolio della produzione delle mandorle è oggi in California, è chiaro che viene imposta una concorrenza che danneggia i piccoli produttori. E cosi per molte altre cose. Leggendo il libro, si capisce come tutto sia correlato. Quello che si consuma da una parte del mondo, ha delle inevitabili ripercussioni da altre parti.

Oggi tutto sommato il consumatore è più attento. Dobbiamo essere sempre più consapevoli e tenere d’occhio provenienza, varietà locale, territori dei prodotti. Informarsi bene è la prima cosa da fare. E poi incentivare modi alternativi di fare agricoltura.

Pensiamo al miele: delle 250 mila tonnellate prodotte l’anno dall’Unione Europea, il secondo produttore al mondo, ne sono state importate più di 75 mila tonnellate dalla Cina. C’è anche una domanda che non riesce a trovare risposta.

Se abbiamo stagioni difficili, come quelle degli ultimi anni, aumentano le importazioni e di conseguenza anche il rischio delle contraffazioni e di ciò che mangiamo. Sempre preferibile rivolgersi ad apicoltori locali e di fiducia come nel caso di tanta altra produzione.

Parliamo dei pesticidi

Adelina: “Il problema sono gli interessi economici. Ormai è stato ampiamente dimostrato da studi scientifici accreditati che i pesticidi creano problemi alla nostra salute. Il paradosso è che chi produce i semi e le sementi per lo sviluppo delle coltivazioni agricole è lo stesso che poi diffonde l’utilizzo dei pesticidi nelle stesse colture.

Servono politiche importanti che diano una dimensione più umana al fenomeno e poi sempre attenzione elevata da parte del consumatore. Ci sono pareri discordanti sull’utilizzo del glifosato ma dovrebbe in ogni caso vigere il principio di precauzione a prescindere.

Monica: Il termine Green Revolution è ingannevole. Si riferisce al movimento che negli anni Sessanta spinge per l’entrata di fitofarmaci, fertilizzanti in agricoltura. Con la Green Revolution non ci troviamo davanti a nulla di ecologico.

Anzi, inizia quel processo che porta al declino delle api, un legame che viene evidenziato in particolare in India. Noi siamo state a Calcutta dove c’è l’unico centro di ricerca sugli impollinatori del paese che ha stabilito un legame tra l’inizio delle Green Revolution e il declino delle api nel paese.

Hanno studiato gli effetti dei pesticidi sulle api e hanno visto che oltre a farle morire provocano danni all’olfatto e alle antenne. Gli alveari si spopolano perché non le api non riescono più a tornare a casa.

Le storie che vi hanno più colpito?

Adelina: Sicuramente quella di Malles, un piccolo comune dell’Alta Val Venosta, grandi produttori di mele, che vede protagonista il farmacista del paese che assieme al sindaco e a un comitato di cittadini hanno iniziato una riflessione sul tema dei pesticidi e indetto un referendum per l’abolizione dei pesticidi. La storia di Malles è diventata di esempio in varie parti del mondo.

Monica: Personalmente mi hanno colpito le storie raccolte da India e Honduras. Soprattutto in Maharashtra, una regione dell’India grande come l’Italia, dove l’80 % della popolazione dipende dai due ettari di terra che coltivano. In caso di siccità e di poca produzione devono lasciare i villaggi e andarsene. Le donne, divenute apicoltrici, hanno permesso un aumento della produzione e le famiglie, in questo modo, rimangono unite. La storia dell’India è legata a quella dell’Honduras per il tema della migrazione climatica.

La rivoluzione delle api

L’apicoltura sociale?

Monica: L’apicoltura sociale è una storia particolarmente interessante che ho seguito a Dublino. In questo ospedale psichiatrico utilizzano l’apicoltura come terapia alternativa, assieme alle terapie farmacologiche, per migliorare il benessere e le interazioni dei pazienti.

Hanno seguito il corso di apicoltura. Io ho parlato con il vincitore del premio di migliore apicoltore. Mi ha raccontato della gioia che prova nel produrre miele e nel sentirsi utile. Anche i medici mi hanno confermato il miglioramento del suo benessere generale. Ha fatto di un hobby, una vera attività. Con l’apicoltura sono riusciti a vincere le paure, aumentare nell’autostima e a stare meglio con gli altri, tornando ad una dinamica di gruppo e di lavoro più positiva.

Sostituiremo le api con i droni?

Da cinque anni Eleni Vasilaki, ricercatrice dell’università di Sheffield, sta lavorando alla realizzazione di droni con il cervello dell’ape, a insetti robotici. La ricerca giapponese è un’altra cosa ma è affascinante. Loro hanno trovato questo gel in laboratorio e hanno fatto delle analisi, scoprendo che questo gel aveva caratteristiche particolari come il fatto che riusciva a trattenere il polline e hanno dato vita a questi droni.

Dicono che non vogliono sostituire i droni alle api ma solo aiutare il lavoro delle api stesse in particolare sulle coltivazioni intensive degli Stati Uniti. Gli utilizzi sono tanti anche per le api robotiche di Sheffield. Lasciamo la domanda aperta.

Concludiamo con una frase di Vandana Shiva

Adelina: Le api sono il motore dell’agricoltura. Vandana Shiva ci ha parlato spesso di come sia importante tornare ad una agricoltura vicina alle persone e alla natura. Le api ci donano generosamente cibo e invece noi vogliamo solo prendere e non dare. Credo sia questo il suo insegnamento più importante.

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