Le api sentinelle dell’aria che respiriamo

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Le api sentinelle dell’aria che respiriamo. Chi vive in grandi città conosce bene il problema del monitoraggio della qualità dell’aria. Il controllo viene svolto tramite centraline che, quotidianamente, forniscono dati sulla concentrazione di materiali inquinanti nell’atmosfera, indicando valori limite, cioè concentrazione massima accettabile per ogni sostanza, e valori guida, cioè la concentrazione massima desiderabile. In base ai dati raccolti le singole amministrazioni decidono poi gli interventi, sulla cui efficacia, occorre dirlo, restano dubbi e perplessità.

Affidarsi alla tecnologia è certamente ottima cosa, anzi c’è da sperare che si arrivi a sistemi sempre più sofisticati che consentano di intervenire tempestivamente e in maniera corretta, confidando sempre nella responsabilità dei cittadini che scelgano stili di vita e comportamenti finalizzati a questo scopo.

Ma se vi dicessero che la natura ha già in sé gli strumenti per poter verificare e monitorare la qualità dell’aria? E se scoprissimo che le api possono dirci come e cosa respiriamo nelle nostre città? Non stupitevi. L’apicultura urbana è già una realtà da anni in molte città del mondo, pensiamo a metropoli come Berlino, Londra, Parigi, New York, Copenaghen, Tokyo e molte altre. Qui arnie e apiari permettono di misurare il livello di inquinamento atmosferico.

Forti, anche di queste esperienze, LegambienteConapi (Consorzio Nazionale Apicoltori) hanno siglato un accordo che mira appunto a: informare e sensibilizzare sull’importanza del sistema delle api come bioindicatori dell’inquinamento ambientale e sui principi dell’agricoltura biologica. L’impegno è stato sancito, lo scorso 21 giugno, nell’avvio del programma Api e Orti. Un progetto nato con la collaborazione dell’Università di Bologna e attivo in tre città pilota presso gli orti urbani e sociali della rete dei circoli di Legambiente, in particolare a Milano e Potenza e presso l’area Caab-Fico a Bologna. Si tratta di un progetto che coniuga ambientalismo scientifico – attraverso attività di biomonitoraggio – ed aspetti sociali e culturali.

All’interno delle tre postazioni pilota sono state collocate le famiglie di api che saranno monitorate per valutarne la salute in ambiente urbano, attraverso analisi di laboratorio in grado di individuare anche sostanze tossiche introdotte nell’atmosfera. L’obiettivo non è certo diffondere allarmismo, ma semmai rinforzare l’idea che esiste uno stretto legame fra tutte le forme viventi. Tanto che anche una piccola ape può aiutarci a comprendere meglio ciò che accade al clima, all’agricoltura e quindi alla salute del pianeta e dell’uomo. Ogni alveare sarà controllato per quanto riguarda la mortalità delle api (tramite gabbie underbasket posta sotto l’entrata delle arnie), la loro salute e la produzione annuale di miele. In due momenti dell’anno – primavera e tarda estate – verranno analizzati campioni di api e miele, per effettuare analisi finalizzate a individuare eventuali residui di agrofarmaci e altri contaminanti, come i metalli pesanti.

 

Come sottolineato da Diego Pagani, presidente di Conapi: “Le api sono in grado di raccontare cosa accade nell’ambiente. Infatti, oltre a produrre miele ed altri prodotti utili all’uomo, prelevano dall’ambiente una serie di sostanze analizzando le quali siamo in grado di valutare lo stato del territorio. Il progetto, mutuato da Beenet (l’esperienza a sostegno della messa al bando dei neonicotinoidi), è stato rivisitato con modalità rivolte soprattutto al monitoraggio della salute ambientale”. Anche Rosella Muroni, presidente di Legambiente, ha sottolineato come “il legame fra agricoltura e ambiente rappresenta una fantastica opportunità per fornire risultati concreti”.

Il progetto Api e Orti si concluderà in autunno inoltrato con la presentazione dei dati di laboratorio e della cronaca della vita delle api nelle postazioni delle tre città.

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