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HomeAmbienteEnergieLE FAVOLE, paradigma della realtà. L'Italia e la transizione energetica

LE FAVOLE, paradigma della realtà. L’Italia e la transizione energetica

Dalla guerra in Ucraina riflessioni per l'Italia e per il suo futuro economico ed energetico

Transizione energetica, cosa succederà? Premessa: C’è una certa corrispondenza tra il mondo reale e quello fantastico delle favole, le fiabe rappresentano in via paradigmatica e simbolica di situazioni della vita. Ad esempio: Il Pifferaio Magico è il paradigma della credulità popolare. Pinocchio è l’emblema della superficialità, la voglia di vivere senza responsabilità con la salvezza finale del miracolo (la fatina)

La guerra in Ucraina, dopo 2 anni di emergenza pandemica, ha messo in luce tutte le lacune dell’Europa in generale e dell’Italia in particolare. L’Italia stava lentamente recuperando un po’ della ricchezza perduta a causa della pandemia e non solo, profittando degli aiuti del NEXT GENERATION EU (la nostra fatina del momento).

Stavamo, ancora una volta, rabberciando il tessuto economico e sociale, tentando di nascondere, sotto il tappeto, i difetti cronici di un sistema che mostra una decennale tendenza al declino. Poi è esplosa la crisi Russia/Ucraina ed abbiamo SCOPERTO la nostra principale debolezza: l’assoluta fragilità e sudditanza in termini di approvvigionamento energetico.

Un paese povero di risorse energetiche

Abbiamo aggiornato la scoperta che il nostro Paese è privo di risorse energetiche sufficienti a soddisfarne il fabbisogno. Non è una novità, ma il corollario a questo dato di fatto è che abbiamo constatato che non abbiamo MAI seriamente provveduto a dotarci di un sistema di produzione e approvvigionamenti in grado di affrontare momenti di emergenza in sicurezza.

Un po’ come nel caso della pandemia che una volta esplosa, ci ha fatto constatare l’inadeguatezza del sistema sanitario, dall’approvvigionamento dei presidi di sicurezza, dalla mancanza dei respiratori all’insufficienza del personale sanitario.

Non è la prima volta che ci troviamo a dover fronteggiare una crisi energetica. La prima fu quella del 1973 (io c’ero). La chiusura di SUEZ, a seguito del conlitto arabo-israeliano, determinò il blocco degli approvvigionamenti di petrolio dal Medio Oriente. Raccontiamo ancora ai più giovani i provvedimenti, a volte folcloristici, che furono adottati, dalle domeniche a piedi allo spegnimento anticipato della TV, delle insegne dei negozi e così via.

In quel caso ci salvò la Russia che per rifornirci non aveva bisogno di Suez. Levento determinò una svolta nella cantieristica per il trasporto del petrolio con la nascita delle super petroliere da 300.000 tonnellate che non passeranno più da Suez facendo il periplo dell’Africa. L’evento determinò l’esplosione del prezzo del petrolio che da una quotazione media di 1.20 dollari a barile passò ad oltre 10/12. Uno schock terribile per le economie del mondo.

Dopo qualche tempo scoprimmo anche che le nuove quotazioni avevano reso economicamente utilizzabili gli enormi giacimenti che gli USA avevano trovato in Alaska.

La crisi del 2008

Un’altra crisi, più recente, risale al 2008 con le quotazioni del petrolio, che dopo anni di relativa stabilità a quote contenute, ebbe un fiammata arrivando a punte di oltre 140 dollari, trascinando come sempre le quotazioni del gas, per poi scendere ad una media di 100 dollari.

C’è stato anche un breve periodo, a ridosso dell’esplosione della pandemia a livello planetario, che le quotazioni dei prodotti energetici sono precipitate a livelli mai visti. Addirittura ci sono state petroliere piene di prodotto che non scaricavano per la antieconomicità della quotazione.

Di fronte ad un quadro così complesso la risposta del nostro Paese non à mai stata di tipo strategico ma sempre congiunturale. I Piani Energetici via via approntati hanno sempre avuto più l’aspetto di un elaborato accademico piuttosto che di uno strumento legislativo operativo.

Un dibattito ideologico

Nel nostro Paese, il dibattito intorno all’energia ha sempre avuto un approccio prevalentemente politico e quindi è stato ideologico. I partiti ne hanno fatto un’arma per acquisire consenso. Su questa linea è stato teorizzato il diritto dei cittadini ad esprimere il proprio parere sulle scelte in materia energetica. Al culmine di questa filosofia populista, la modifica della costituzione con la introduzione dell’articolo 50 che demanda alle regioni e amministrazioni territoriali competenza legislativa in materia energetica.

Un assurdo assoluto in una materia in cui si intrecciano problematiche di natura tecnologica con aspetti di politica internazionale che richiedono la capacità di sapersi posizionare in uno scacchiere geopolitico in continua evoluzione.

E così proseguendo in questa cornice ideologizzata abbiamo fissato come priorità le instanze dell’AMBIENTALISMO internazionale, favoriti dalla stabilità e contenuta evoluzione delle quotazioni deile fonti energetiche, senza mai fare una riflessione strategica sugli scenari in evoluzione, primo tra tutti la raggiunta indipendenza energetica degli USA, indipendenza e sovrabbondanza.

Transizione energetica, il Pifferaio Magico e le sue “note” ammalianti

Il Pifferaio Magico ci ha ammaliato e ci siamo subito allineati alle suadenti note della TRANSIZIONE ENERGETICA A COSTO ZERO. Come spesso ci capita, siamo diventati i paladini più intransigenti di ideologie troppo spesso fuori della realtà ma mentre noi a fatica reggiamo il passo, gli altri Paesi nostri competitors, partecipano a perseguire la transizione, mantenendo saldi gli assetti produttivi tradizionali progettandone una sostituzione con gradualità. La Francia si protegge con il consolidato patrimonio nucleare,la Germania annuncia la eliminazione del carbone, la Spagna da tempo si è dotata di degassificatori sufficienti per accogliere GNL liquefatto da qualsiasi provenienza.

Gli unici che hanno sognato di alimentare un sistema industriale moderno, con energia eolica e solare siamo noi. E qui la figura di Pinocchio ci sta bene perchè ci hanno prospettato il Paese dei balocchi, un Paese in cui è stato possibile immaginare di trasformare la più grande acciaieria di Europa in un immensa Disneyland.

Nessuna voce autorevole ha il coraggio di dire che il RISPETTO dell’AMBIENTE è certamente un valore da preservare ma questa esigenza va modulata e calibrata con altri valori altrettanto importanti. Nessuno nega la validità di FONTI ENERGETICHE naturali e rinnovabili ma prendendo coscienza che il loro ruolo non può che essere integrativo e complementare.

La transizione energetica e i pericoli dello smantellamento del sistema tradizionale

Puntare troppo velocemente verso lo smantellamento del sistema tradizionale contiene una serie di rischi non sempre esplicitati. Ad esempio l’obiettivo di eliminare la motorizzazione attuale sostituendo i motori termici con gli elettrici in Europa, entro il 2035, appare un azzardo oltre che una sfida ad un comparto industriale portante con conseguenze occupazionali e quindi sociali non prevedibili

Uno degli insegnamenti principali del conflitto Russo/Ucraino è quello della DIPENDENZA dell’Europa non solo per il gas e petrolio. Tutto il processo per la motorizzazione elettrica si basa sull’impiego di accumulatori per la cui produzione sono necessari minerali come Cobalto, Litio, Nichell di cui siamo sprovvisti. L’utilizzo esteso delle energie rinnovabili, che per loro natura sono discontinue e a bassa intensità, richiede sistemi di accumulo di grandi dimensioni di cui non si hanno realizzazioni operative. Nel processo di produzione delle infrastrutture per lo sfruttamento delle rinnovabili non controlliamo nessuna fase dalle materie prime alle tecnologie. Aggiungiamo a questi punti la crisi che stiamo attraversando per la mancanza dei seniconduttori, alla base di questa scarsa produzione anche la non disponibilità di Gas Neon ,indispensabile nella lavorazione, che per il 70% proviene dall’Ucraina.

Energia, serve senso della realtà

Lo scenario che si prospetta è quello di infilarci in un tunnel per perseguire un obbiettivo certamente condivisibile senza una quota di SANO PRAGMATISMO. L’obiettivo del contenimento della CO2 può essere perseguito anche per altre vie come ad esempio i BIO CARBURANTI o la cattura della CO2 e relativo stoccaggio e relativo utilizzo in varie forme.

Il livello delle quotazioni attuali ha reso di nuovo interessante la ricerca verso i carburanti sintetici come la stessa gassificazione del carbone.Tecnologie già note e realizzate in Germania nel secondo conflitto mondiale. Ma anche in Sud Africa, la Sasol sfrutta le abbondanti risorse carbonifere con processi di gassificazione

La problematica energetica è estremamente complessa. Abbiamo riscoperto attraverso la crisi attuale che l’ENERGIA È’ VITA e quindi è un tema che va affrontato senza ideologia.

Il conflitto in atto prima o poi terminerà. Dobbiamo fin da ora dopo gli interventi di emergenza, approntare a una strategia di lungo termine che imposti un PIANO di lungo periodo che in primo luogo ridefinisca come priorità la SICUREZZA delle disponibilità, un piano che sia collegato ad una ipotesi di sviluppo economico ed industriale.

L’integrazione con l’Europa è certamente un obiettivo da perseguire ma deve essere una partecipazione paritaria tra entità che hanno salvaguardato la propria autonomia non ci potrà essere integrazione reale e duratura se all’interno del sistema si configurasse una situazione di disparità competitiva.

Gli obiettivi della salvaguardia ambientale sono nobili e condivisibili ma è altrettanto nobile stabilire un iter che salvaguardi al massimo il patrimonio umano e le conquiste sociali raggiunte. Meglio tutti un pò più tardi che pochi troppo presto.

Meditate gente meditate.

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