Mycroclean, mascherine “spaziali” lavabili fino a 500 volte

L'azienda di Gorgonzola, leader nel settore aerospaziale e medicale, produce mascherine capaci di arrivare ad una protezione del 99,8 percento

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Operaie specializzate al lavoro per la realizzazione di mascherine “spaziali” a tutela della nostra salute e per l’avvio della Fase 2 in tutta sicurezza. Le abbiamo viste ieri sera in tv. Bardate come “guerrigliere” dello spazio, 18 operaie mentre cuciono mascherine, anche per 12 ore al giorno, e producono dispositivi di sicurezza che definire “spaziali” non è un vezzo della comunicazione. Sì, perché queste mascherine sono realizzate sulla base degli stessi meccanismi che danno vita alle tute degli astronauti. La Mycroclean Italia, azienda di Gorgonzola, è leader nella produzione di tute aerospaziali, un punto di riferimento per chi opera nei settori della microelettronica, farmaceutica, e medicale.

I fondatori storici di questa “impresa”, parola che assume molteplici valenze, come in questo caso sono stati, 45 anni fa inziando con una tintoria, Giovanni e Betty Baroni. Oggi alla guida della Mycroclean troviamo Milena, figlia unica dei vecchi proprietari e il marito Giacomo Frassica, cugino per celebre “Maresciallo Cecchini”.

Insomma, la notizia è ghiotta e chi ci tiene a passare i prossimi mesi, cercando di proteggere se stesso e gli altri tramite comportamenti corretti, appizzi le orecchie. La Mycroclean, su appello del governo, ha avviato la produzione di mascherine al carbonio lavabili fino a 500 volte in lavatrice o anche capaci di resistere fino 120 sterilizzazioni con raggi beta e gamma e anche  che è possibile trattare con la sterilizzazione in acqua bollente come si usava fare un tempo con le siringhe fino a 100 volte.

Le mascherine “spaziali” Mycroclean

La Mycroclean è stata letteralmente presa d’assalto. Tutti vogliono le mascherine “spaziali” (e anche noi di Green Planet News). La Mycroclean ha brevettato quella che viene chiamata “cucitura  a barriera”. In pratica, se la mascherina cede in un punto, sotto ce n’è un altro che fornisce una barrie d’emergenza. Una strategia che viene dal mondo degli astronauti e che oggi torna particolarmente utile nella guerra contro questo nemico invisibile e pericoloso come l’aria su Marte.

Due tipi di mascherine

I dispositivi di protezione che è possibile ordinare sono di due tipi. Vediamoli insieme. I modelli sono siglati come mascherina BP2020V3 e mascherina BP2020V3TN.

Sono realizzate in tessuto 99% poliestere e 1% fibra di carbonio, lavabili e sterilizzabili. Il dispositivo è da manipolare con mani pulite e igienizzate, facendo aderire bene la mascherina al viso, con la parte più piccola verso il naso e quella più grande su bocca e mento. La capacità filtrazione batterica (BFE): 99,8%. I materiali forniti sono di origine preferenziale C.E.E. I dispositivi sono costituiti da un tessuto lavabile in lavatrice fino a 90°C (il tessuto resiste fino a 150°C). Le mascherine possono essere “purificate” in autoclave a vapore, con raggi gamma e beta, o con ETO ed è latex free.

Ancora una volta, chissà perché, in questi giorni le notizie riportano sempre, ovunque guardiamo, in qualsiasi parte del mondo a due magiche parole: creatività italiana. Sia che si tratti di ricerca, di vaccini o di impresa, la mente che c’è dietro è sempre di qualcuno che parla la nostra lingua.

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