Prodotti di stagione come parola d’ordine

Moltissime persone che vivono in città non hanno idea di cosa sia la stagionalità dei prodotti, quando, sarebbe corretto e salutare conoscere e rispettare i cicli produttivi in terra

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Parola d’ordine, prodotti di stagione. Una domenica di Ottobre, sono venuti a pranzo, in campagna, alcuni amici di Roma. Erano già stati miei ospiti nel mese di Luglio. Si aspettavano di riassaporare pomodori, zucchine e peperoni che a dir loro “sapevano di veramente buono”.

Ci sono rimasti male osservando che nell’orto, non vi era nemmeno l’ombra di quelle che erano le loro aspettative culinarie. Per loro era cosa normale che pomodori, zucchine e peperoni si potessero coltivare durante tutto l’anno, visto che i banchi dell’ortofrutta ai supermercati li hanno sempre a disposizione.

Questa piccola premessa, per poter dire che moltissime persone che vivono in città non hanno idea di cosa sia la stagionalità dei prodotti, quando, sarebbe corretto e salutare conoscere e rispettare i cicli produttivi in terra, sia delle varie varietà di verdure che dei vari tipi di frutta.

I prodotti cresciuti in terra e fatti crescere con la calda luce del sole hanno un profumo ed un “sapore proprio” migliore di quelli coltivati in serra. Ancora peggio quando i “fuori stagione” non vengono coltivati in serra ma provengono da paesi lontani (Israele, Spagna, Argentina, Cile, Cina, Egitto ) con clima favorevole per la crescita su terra.

Per un così lungo viaggio sarà necessario (di solito per la frutta), raccoglierli non maturi, stivandoli in contenitori saturi di alcuni gas che servono a rallentarne o bloccarne la maturazione. Maturazione che riprende una volta arrivati a destinazione allorquando questi “alimenti” vengono rimessi a contatto con l’ossigeno.

Prodotti di stagione come parola d'ordine

Altro non irrilevante problema nell’acquistare prodotti provenienti da paesi “lontani” è la possibilità di acquistare frutta o verdura che hanno subito dei trattamenti in campo oppure in serra con prodotti chimici assolutamente vietati dalla severa legislazione italiana ma non vietati in altri paesi, compresi alcuni paesi Europei.

La Coldiretti, alcuni anni addietro, ha redatto una lista di prodotti con elevati residui di fitofarmaci. Ai primi posti di pericolosità si mettevano i broccoli cinesi, il prezzemolo proveniente dal Vietnam ed il basilico Indiano. Su quest’ultimo sono stati riscontrati alte concentrazioni di carbendazim, sostanza vietata in Italia perché ritenuta cancerogena. Prodotti di stagione come parola d’ordine insomma è davvero uno slogan essenziale.

Pure melograni, fragole e arance che arrivano dall’Egitto hanno i loro problemi di sicurezza alimentare.
Il primato del cibo più contaminato và alla Cina che annualmente ci invade con decine di milioni di chili di concentrato di pomodoro. La parola d’ordine dovrebbe essere stagionalità e prodotti Italiani, ancor meglio, quando è possibile, se a Km 0.

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