venerdì, Maggio 14, 2021
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HomeAmbienteProgetto Alpe: il nostro patrimonio sopra i 1000 metri di altezza

Progetto Alpe: il nostro patrimonio sopra i 1000 metri di altezza

C’è tutto un mondo, legato al termine Alpe, l’alpeggio, la pastorizia, il territorio montano con le sue architetture e le sue tradizioni

Un mondo che rischia di perdersi definitivamente, perché la crisi della montagna è forte e il suo abbandono intenso. I paesi che vivevano di questo sono in gran parte abbandonati. Talvolta la montagna è invasa da un turismo vociante e spesso impattante, solo per brevissimi periodi all’anno: per quei luoghi l’abbandono dei pascoli e delle tradizioni legate alla pastorizia significa anche il rischio del collasso totale della tipica architettura di montagna, legata all’inevitabile dissesto idrogeologico. Perché se la gente va via, quei pendii, quei pascoli, quei boschi nessuno li cura e la Natura se li riprende in pieno, in un’ottica di alluvioni, frane, crolli, incendi dove non è contemplata la presenza umana.

Le comunità montane sembrano destinate a un destino di marginalità e al ruolo di “nuove periferie”. Ed ecco che il Fai, il Fondo Ambiente Italiano, pochi giorni fa, a Brescia, durante il XXIII Convegno Nazionale dei Delegati e Volontari, ha lanciato il Progetto Alpe. L’Italia sopra i 1.000 metri”. Di che si tratta? Del primo progetto organico di restauro, valorizzazione e gestione di beni nell’Italia delle terre alte e delle aree interne: dalle Alpi agli Appennini fino ai Nebrodi, alle Madonie, al Gennargentu, lungo la linea dorsale del paese. Insomma, l’Italia dell’Alpe, da difendere, certo, ma anche da valorizzare. Il Fai ha infatti in mente una ben precisa strategia di sviluppo, almeno decennale, che mira non solo ad acquisire strutture rappresentativi del mondo italiano dell’Alpe, restaurando architetture e paesaggi, ma anche di ripristinare pratiche di vita e di produzione, all’insegna della storia e delle tradizioni locali in una chiave di sostenibilità contemporanea.

Oltre a quelli già posseduti e gestiti, il Fai darà avvio nel 2019 a tre ulteriori acquisizioni di beni situati sull’arco alpino. Tra queste, il rifugio “Torino Vecchio” a Punta Hellbronner sul Monte Bianco a Courmayeur (Aosta), in partnership con il CAI – Club Alpino Italiano di Torino.

Qui è previsto il riallestimento del tipico rifugio d’alta quota, in grado di raccontare, tra l’altro, le storie di celebri protagonisti della Resistenza al nazifascismo e dell’alpinismo come Sandro Pertini e Walter Bonatti. C’è poi l’alpeggio Sylvenoire a Cogne (Aosta), in sinergia con il Comune e il Parco Nazionale Gran Paradiso: il recupero ricreerà le condizioni di vita di un classico alpeggio di media quota, con particolare attenzione alla produzione casearia caratteristica della Val d’Aosta – la fontina – spiegandone la filiera e promuovendo l’attività degli imprenditori locali. Infine, ecco le baite Walser Daverio in Val d’Otro ad Alagna Valsesia (Vercelli), in collaborazione con l’Unione Alagnese e il Comune: l’intento è far conoscere la cultura walser, anche attraverso le tecniche costruttive e la gestione dei pascoli.

Il “Progetto Alpe” è dunque una campagna volta a sensibilizzare e a educare le generazioni presenti e future sulla necessità di salvaguardare e promuovere il valore materiale e immateriale di contesti paesaggistici e culturali oggi in sofferenza, riscoprendo e riattivando le attività e il patrimonio culturale tipici della montagna.

Per questo, dal 2020 ci sarà in ballo anche un programma specifico di raccolta fondi rivolta a cittadini, istituzioni e aziende interessati a sostenere l’iniziativa generale o i singoli progetti con donazioni di beni, fondi, opere e materiali.Nel patrimonio Fai, caratterizzato da 61 beni in tutta Italia, di cui 30 regolarmente aperti al pubblico – 4 sono quelli alpini: un pascolo di 500 ettari circa con una malga in località Fontana Secca sul Massiccio del Monte Grappa a Quero (Belluno), un pascolo di 200 ettari circa con stalle sulle Alpi Pedroria e Madrera nelle Alpi Orobie a Talamona (Sondrio), un mulino seicentesco a Roncobello, frazione di Bàresi, in Val Brembana (Bergamo), e un maso – denominato “Fratton Valaja” – ai margini del Parco Naturale Adamello Brenta a Spormaggiore (Trento).

Nel Progetto Alpe rientrano anche altre proprietà del Fai già acquisite lungo la dorsale appenninica, ovvero Podere Case Lovara, azienda agricola nel Parco Nazionale delle Cinque Terre a Punta Mesco, Levanto (La Spezia), i Giganti della Sila – riserva biogenetica data in concessione alla Fondazione dal Parco Nazionale della Sila – e l’adiacente Casino Mollo, casino di caccia seicentesco donato dall’omonima famiglia nel Comune di Spezzano della Sila (Catanzaro), sull’Appennino Calabrese.

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2 COMMENTS

  1. Ho dei bellissimi ricordi di quando ero piccolo coi nonni,passavo l estate con loro nella baita di montagna e si portavano le mucche in alpeggio.I ricordi più belli risalgono ad allora.La baita e’ toccata a mia madre che voleva venderla ma mi sono opposto con l impegno di non farla crollare e tengo puliti i prati dal momento che e’ a 1400 mt si arriva solo a piedi.Per quanto riguarda quell alpeggio (combanina in valgerola) i boschi avanzano e di quell alpeggio rimane sempre meno.Sono cosciente che e’ una goccia nell oceano ma ogni volta che ho tempo,giro da quelle parti col mio cane armato di falcetta o a volte la motoseghina e taglio tutto cio che e’ più alto dell erba.Mi piacerebbe tanto che i pascoli dell alpe ritornassero pascoli come allora.

    • Gentile Daniele, speriamo di avere altre notizie sul recupero degli alpeggi. E il suo contributo è tantissimo! Goccia dopo goccia le cose magari possono migliorare! W la montagna!

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