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Riso italiano, parte la raccolta con un calo di -10% produzione

Sono i dati che Coldiretti, in occasione dell’inizio della campagna risicola comunica nella sua analisi. L’Italia, prima nella produzione del riso di qualità in Europa, quest’anno vede un calo della produzione pari a circa il 10% a causa soprattutto dei cambiamenti climatici

Per il primo riso italiano parte la raccolta con un calo della produzione stimato pari a circa il 10% , anche se la qualità, particolare da sottolineare, è salva.

Riso italiano, perdita di produzione, le cause

La campagna di raccolta è già partita in ritardo di 10-15 giorni per le basse temperature primaverili che hanno rallentato la crescita della coltura Inoltre, a influire sulla produzione 2021, sono state le anomalie climatiche come i nubifragi e le violente grandinate che si sono abbattuti sui raccolti in molte aree alternandosi a siccità e gran caldo diminuendo la disponibilità di acqua necessaria nelle fasi iniziali di sommersione determinando ritardi sul ciclo colturale del risone, ossia quello che viene raccolto in campo.

Sono i dati che emergono da una analisi della Coldiretti divulgata in occasione dell’inizio della campagna risicola, con il via alle prime trebbiature su tutto il territorio nazionale.

L’Italia, prima nella produzione del riso di qualità in Europa

Il 90% del riso italiano – precisa la Coldiretti – si coltiva nel triangolo d’ora tra Pavia, Vercelli e Novara ma la coltivazione è presente in misura significativa anche in Veneto, Emilia Romagna e Sardegna.

L’Italia, nonostante le difficoltà causate dal clima – continua la Coldiretti – si conferma primo produttore europeo di riso, si raccolgono 1,50 milioni di tonnellate di risone all’anno, pari a circa il 50% dell’intera produzione dell’Unione Europea. La Coldiretti quantifica in 226.800 gli ettari coltivati quest’anno da 4 mila aziende agricole.

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Da questa attività nascono opportunità di lavoro per oltre diecimila famiglie tra dipendenti e imprenditori impegnati nell’intera filiera.
Non bisogna dimenticare che la coltivazione del riso, impatta in modo straordinario sul paesaggio, sull’ambiente e sulla biodiversità.

La gamma di varietà italiana è una delle migliori al mondo, vanta 200 varietà, iscritte nel registro nazionale, dell’Ente Nazionale Risi, come il vero Carnaroli, chiamato “re dei risi”, l’Arborio dai chicchi grandi e perlati che aumentano di volume durante la cottura, il Roma e il Baldo che hanno fatto la storia della risicoltura italiana, fino al Vialone Nano, il primo riso ad avere in Europa il riconoscimento come Indicazione Geografica Protetta.

La scadenza della clausola di salvaguardia

In aggiunta a tutto questo, il 18 gennaio 2022 scadrà la clausola di salvaguardia, motivo di preoccupazione per la Coldiretti. Si tratta della misura della Commissione Europea che ha eliminato la facilitazione del dazio zero sull’import di riso dalla Cambogia e dal Myanmar.

Per anni i due paesi asiatici hanno beneficiato delle agevolazioni per esportare in Italia e in Europa nell’ambito del regime EBA (tutto tranne le armi). Il risultato è stato una vera e propria invasione di prodotto asiatico che ha messo in ginocchio i produttori nazionali.

Serve dunque un impegno da parte della Ue per rinnovare la clausola di salvaguardia e se ciò non fosse possibile in tempi brevi, la Commissione dovrebbe attivare, entro il 18 gennaio 2022, il meccanismo necessario per includere il riso nell’elenco dei prodotti riassoggettati a dazio.

Su quest’ultimo aspetto, si ricorda che gli uffici della Commissione avevano precisato che la non inclusione del riso nel provvedimento era prevista in quanto la clausola di salvaguardia era già stata adottata per il riso di origine cambogiana.

Inoltre il riso deve essere considerato un prodotto “sensibile” nell’ambito dei negoziati internazionali per gli accordi di libero scambio – sostiene la Coldiretti –, evitando nuove concessioni all’import e rendendo obbligatoria a livello europeo in etichetta l’indicazione del Paese di origine in modo da indirizzare gli investimenti dei fondi comunitari per la promozione solo verso il riso coltivato nell’Unione.

La sicurezza dei consumatori

Per la sicurezza dei consumatori – afferma la Coldiretti – è poi necessario eliminare le soglie di tolleranza per le sostanze vietate all’interno dell’Ue con il divieto all’importazione di prodotti agricoli contenenti sostanze attive non approvate nell’Ue con reciprocità – conclude la Coldiretti – nelle regole sull’uso degli agrofarmaci tra i produttori Ue e tra questi e quelli dei paesi terzi.

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“Ë necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della dignità dei lavoratori” ha concluso il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare “che dietro gli alimenti, italiani e stranieri in vendita sugli scaffali ci deve essere la garanzia di un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore”.

Fonte: Coldiretti

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