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Xylella, prima task force di cani molecolari anti contagio

La squadra speciale a quattro zampe è frutto di un progetto nato dalla collaborazione fra Ente Nazionale della Cinofilia Italiana (Enci), l'Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Cnr-Ipsp), Unaprol e Coldiretti

È stata presentata a Fasano la prima task force cinofila anticotagio scova batterio xylella, la squadra di cani molecolari – Detection Dog

La capacità di identificare precocemente piante infette da Xylella fastidiosa, il batterio che sta facendo strage di ulivi in Puglia e avanzando pericolosamente anche in altre regioni d’Italia e la velocità nell’individuare i focolai, sono le condizioni essenziali sia per prevenire l’arrivo del batterio in territori ancora indenni sia per contrastarne l’avanzata efficacemente dove il batterio è già presente.

La Xylella è arrivata in Italia dall’America Latina, portata da piante tropicali e fino a oggi ha infettato oltre 8mila chilometri quadrati con oltre ventuno milioni di ulivi colpiti, molti dei quali monumentali.

L’avanzamento del batterio è molto veloce, si stima 2 chilometri al mese e dopo aver colpito gli ulivi del Salento, minaccia anche il territorio Ue dove casi di malattia sono stati individuati in Francia, Spagna, Germania e Portogallo.

Attualmente i metodi disponibili per diagnosticare la malattia esigono, nel lungo termine un dispendio di risorse umane e finanziare non sempre facilmente sostenibili.

Per difendere l’ambiente, l’economia e l’occupazione nel settore dellolio extravergine Made in Italy, come già avviene in porti e aeroporti contro trafficanti di droga e armi, nasce la prima “task force cinofila anti Xylella”, con cani specializzati nell’individuazione precoce del batterio attraverso l’olfatto.

La squadra speciale a quattro zampe è frutto di un progetto nato dalla collaborazione fra Ente Nazionale della Cinofilia Italiana (Enci), l’Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Cnr-Ipsp), Unaprol e Coldiretti ed è stata presentata presso la Masseria San Martino a Fasano (Brindisi).

Il progetto “Addestramento ed impiego di unità cinofile nel rilevamento precoce della Xylella fastidiosa”, è un percorso sperimentale finalizzato allo studio delle capacità dei cani nel rilevamento e nella discriminazione della Xylella fastidiosa.

La task forse a quattro zampe che da giugno 2021 svolge attività di addestramento è composta da 8 unità cinofile: due Jack Russel un Pastore Belga Malinois, un segugio, un Labrador Retriever e uno Springer Spaniel inglese. Si chiamano Lulù, Snoopy, Onda, Ocra, Paco ed Ellis i membri della XDD, la Xylella Detection Dogs.

Sono già esperti nel rinvenimento e nella segnalazione odori target, confermando l’enorme potenzialità dei recettori olfattivi dei cani da sempre impiegati con successo nell’individuazione di droghe, esplosivi e organismi patogeni.

La fase iniziale di addestramento è stata effettuata nel Salento, testando la capacità delle unità cinofile di riconoscere Xylella sia in piastre artificiali di coltura sia in piante di olivo infette.

I protocolli di addestramento selettivo, che prevedono per ciascun grado di avanzamento delle prove il raggiungimento di un livello di accuratezza del 100%, hanno dimostrato che gli XDD – Xylella Detection Dogs sono in grado di identificare il patogeno individuando “l’odore specifico” rispetto all’insieme degli odori emessi dai campioni utilizzati.

Ora la sperimentazione prosegue su due direttrici parallele. La prima riguarda il passaggio dalle prove sperimentali e dalle esercitazioni svolte in condizioni controllate a quelle effettuate in ambiente reale, dove le capacità dei cani saranno affinate nel medesimo contesto operativo nel quale le unità XDD saranno chiamate ad intervenire.
La seconda riguarda l’identificazione e la caratterizzazione dei componenti volatili organici rilevati dall’olfatto dei cani.

Al termine del periodo di addestramento, le squadre di cani capaci di identificare piante infette da Xylella ancor prima della comparsa di sintomi riconoscibili, potranno essere di enorme utilità nei controlli all’interno dei vivai e dei punti di entrata delle importazioni di piante dall’estero (porti, aeroporti, punti di confine) Inoltre costituirebbero un valido supporto alle campagne di monitoraggio territoriale dei servizi fitosanitari.

Si tratta della prima iniziativa pilota per sviluppare nuove azioni per prevenire la diffusione di malattie e insetti alieni. A seguito dei cambiamenti climatici e della globalizzazione dei commerci passano sempre più spesso le frontiere per arrivare in Italia dove causano perdite enormi all’ambiente, alla biodiversità e al patrimonio agroalimentare nazionale con danni all’occupazione e all’economia.

Fonte: CNR

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