Arquata Potest, i cittadini che ricostruiscono dopo il terremoto

Intervista a Francesca Olini, "cooperante attiva" e membro direttivo dell'associazione Arquata Potest che ci spiega a che punto siamo con la ricostruzione nei territori del terremoto del 2016 e che soprattutto ci racconta come i cittadini si sono attivati per la ricostruzione che ancora è in attesa di "spiccare il volo"

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Arquata Potest, in nomen omen, insomma, un destino e una forza che dicono tutto. Sì, perché in Italia, l’Italia di oggi, quella a cui piace fare tanto sfoggio di bontà e di amicizie “social”, in Italia appunto, dove abbondano gerundi e buone intenzioni, la parte importante a farla, molte volte, sono i cittadini che oltre alle intenzioni, mettono in campo la volontà.

Come in questo caso. In un territorio devastato che diventa specchio di tante contraddizioni o forse emblema di un paese. In questo paese per fortuna ci sono quelli che si rimboccano le mani, si fanno Stato essi stessi e intervengono per compensare quello che lo Stato rimanda, rimanda e rimanda ancora.

Green Planet News voluto intervistare Francesca Olini, “cooperante attiva” e membro direttivo dell’associazione di promozione sociale Arquata Potest di Arquata del Tronto, paese che per metà è sprofondato a valle col terremoto del 2016, per cercare di capire realmente a che punto siamo e che cosa bisogna ancora fare nelle zone “martirizzate” dal terremoto del 2016.

Basta percorrere la via Salaria, “puntellata” di lavori e semafori, di numerosi tratti che sembrano organizzati un po’ tutti allo stesso modo: transenne e avvisi ma di renderle nuovamente fruibili in tutta sicurezza, per ora, non se ne parla. Almeno questa è la sensazione del “viaggiatore occasionale”.

Arquata Potest organizza tante iniziative per il territorio. Tra queste, l’idea di utilizzare quelle che vengono chiamate le “passeggiate ecologiche”. Le passeggiate vogliono essere uno strumento  per portare attenzione sui sentieri di collegamento tra le frazioni, nell’ottica di rilanciare il turismo lento e le bellezze storiche, artistiche e culturali. E poi, il sostegno alle attività locali, la web-cam che vigila sui borghi e sulla ricostruzione, il recupero dei sentieri storici e l’attenzione alle tradizioni. Ma di tutto questo, ci racconta meglio Francesca nel corso di questa intervista.

Partiamo da lei Francesca e dall’associazione: come è nata Arquata Potest e come si sono “intrecciati” i vostri destini

Arquata Potest nasce, ormai quasi 10 anni fa, da un gruppo di ragazzi, con le loro radici in questi luoghi, come tanti, e decisi a recuperare la tradizione della Festa del paese di Arquata del Tronto.

Nel 2014, con l’evolversi dell’impegno e delle iniziative verso il rilancio del territorio e della sua economia in chiave di turismo sostenibile, la decisione di diventare l’Associazione di Promozione Sociale “Arquata Potest”, riprendendo il motto dello stendardo storico di Arquata, con il significato di “Arquata può”.

L’obiettivo? Cercare di tamponare, almeno per quanto nelle nostre forze, il lento, per così dire, abbandono nel paese. Come? Puntando sulla valorizzazione delle bellezze e le potenzialità dell’unico comune d’Europa immerso in due Parchi Nazionali (quello dei Sibillini e del Gran Sasso Monti della Laga) e del suo ricchissimo e variegato patrimonio storico-artistico-culturale, per la sua storia di crocevia di culture.

Un intento e un amore per il territorio che con gli altri ragazzi abbiamo sempre condiviso, e che mi ha portata sin da subito ad un supporto operativo delle attività e, dopo il terremoto, ad entrare nel Consiglio Direttivo dell’Associazione per provare a dare anche io, nel mio piccolo, qualcosa in più.

In concreto, come operate e cosa fate per il territorio?

Dal 24 agosto 2016, data della prima e più tragica scossa del terremoto Centro Italia, che ha portato alla perdita di oltre 50 vite nel nostro comune e alla distruzione di Arquata capoluogo, dove avevamo la nostra sede, di Pescara del Tronto e di più della metà delle altre 13 frazioni del comune, abbiamo dovuto ripensare modalità operative e progetti, ma con le stesse linee guida, la tenacia di sempre e una convinzione ancora più forte: il ricordo e il non arrendersi alla distruzione, attraverso la salvaguardia della memoria e il supporto alla rinascita del tessuto socio-economico.

Il nostro progetto principale attualmente è #camminarquata, con cui portiamo avanti il recupero degli antichi sentieri storici di collegamento tra le frazioni del nostro e dei comuni limitrofi. Ripartire quindi dall’unica cosa che neanche il terremoto è riuscito a sradicare da questa terra: l’immensa bellezza della natura.

Già da prima del sisma avevamo intravisto nel turismo lento un fattore chiave per il rilancio di questa zona, profondamente in crisi. Per questo, dopo aver inserito per anni nel calendario della festa le nostre “passeggiate ecologiche” sui sentieri già percorribili ad Arquata, nel 2015 abbiamo deciso di fare un passo oltre. E così, in 3-4, appuntamento per diversi fine settimana, roncole (marracce) decespugliatori e motoseghe alla mano, su uno degli antichi sentieri che fino agli anni ‘50 del novecento erano l’unica viabilità di questi luoghi: è il tempo di renderlo nuovamente fruibile!

Una fatica immane quando le forze sono limitate. Ma che soddisfazione, il 16 agosto 2016, alla camminata di inaugurazione del primo sentiero riaperto. Un primo sentiero simbolo, come ponte tra due frazioni e tra i due Parchi: tra Arquata Capoluogo, nel parco dei Sibillini e Spelonga, nel Parco del Gran Sasso e Monti della Laga. Mai avremmo potuto immaginare cosa sarebbe accaduto solo 8 giorni dopo.

Con il progetto siamo poi riusciti a ripartire poco più di due anni fa, sempre marracce alla mano, con l’obiettivo di creare il Grande Anello d’Arquata, un anello di sentieri di collegamento tra le frazioni e, ovviamente, tra i due Parchi. Un progetto che da un lato vede il nostro impegno di volontari nella riapertura dei sentieri, con un nutrito gruppo di persone che in questi mesi si sono appassionati al nostro progetto e ad ogni recupero vengono chissà da dove per darci una mano.

Il ruolo delle istituzioni: sono state presenti, lo sono ora, oppure, al di là delle celebrazioni, ancora c’è da fare molto per il territorio?

Da fare per il territorio c’è ancora praticamente tutto, a partire dalla ricostruzione. Vi basterà andare sul nostro sito www.arquatapotest.it/webcam, tra i progetti di questi anni, abbiamo anche voluto installare una webcam che punta continuamente sulla collina dove un tempo sorgeva il paese di Arquata capoluogo.

La risposta, almeno per questi quattro anni passati, è tutta lì. Tra burocrazia, normativa incerta e rimbalzi di responsabilità, se il 24 agosto 2016 è lontano nel tempo non lo è nello status delle cose. Un diverso passo, almeno nelle intenzioni e nell’atteggiamento, sembra stia venendo ora ad esempio dal nuovo Commissario alla ricostruzione, ma oggi più che mai è importante l’attenzione, il presidio e l’impegno di tutti perché il tempo è una variabile imprescindibile.

Quali sono secondo voi le principali esigenze attuali su cui intervenire il più presto possibile?

Per noi è importante che la ricostruzione economica e sociale vada insieme alla ricostruzione materiale, e viceversa. Senza il mantenimento, la rinascita e un nuovo sviluppo del tessuto socio-economico, la prospettiva del non futuro per queste terre è dietro l’angolo.

Bisogna far sì che residenti, e non, possano tornare a vivere questi luoghi. Noi stiamo provando a dare il nostro contributo per ripartire da quello che potenzialmente c’è, e lo dimostra l’interesse che queste iniziative stanno suscitando al di fuori, e che con la volontà, l’impegno e la collaborazione, nonostante le difficoltà, tanto si può realizzare.

Il vostro importante dinamismo di volontari ad esempio nel ripristino di sentieri così importanti per il trekking, le tradizioni e il turismo contrasta apertamente con l’immobilismo sul fronte della ricostruzione. Come se ne esce, che consiglio vi sentite di dare a chi deve “darsi una mossa”?

Per noi è stato chiaro fin da subito che la vera forza, insieme alla tenacia, all’idea e alla volontà, sarebbe stata la collaborazione e abbiamo intrapreso questa strada, molte volte non facile, spesso un tentativo ad una sola direzione, ma molte altre invece un moltiplicatore di risultato e uno stimolo irrinunciabile.

Se ovviamente ci rendiamo conto delle immense difficoltà che questa situazione ha comportato a tutti i livelli, a quattro anni di distanza queste non possono che essere superate pensando ad una strategia e con la volontà reale di fare, con l’apertura verso gli altri enti e realtà, con la collaborazione e la risoluzione condivisa delle difficoltà.

Recentemente avete rimosso rovi ed erbacce che erano lì da 4 anni. Che Italia si aspetta, anzi in quale Italia crede la gente del territorio?

Siamo riusciti a richiedere l’autorizzazione per andare a ripulire la piazza d’Arquata, il nostro luogo simbolo, da quattro anni inaccessibile. Un messaggio per dire che noi lì vogliamo tornare e che abbiamo intenzione di metterci tutto il nostro impegno.

Perché l’Italia in cui crediamo è quella che ridia dignità ai luoghi della propria storia, delle proprie origini e a chi con la sua presenza e il suo impegno fa sì che questi sopravvivono. Un’Italia e una politica che sia consapevole che la vita di questi luoghi non è “solo” preservare la storia del nostro Belpaese ma è una delle poche vie, dopo anni di crisi, per una nuova crescita e un nuovo sviluppo sostenibile, che non può prescindere dalla valorizzazione della ricchezza delle sue aree interne e, tra queste, del suo Appennino Centrale.

Cosa vi manca di più rispetto a “come era prima”, come è la vita ora?

Chi abita qui, ed è riuscito a restare, è stato sradicato dal suo mondo, basti immaginare di non poter nemmeno accedere a quello che era il tuo paese perché è ancora lì, immobile, zona rossa. Per chi, come molti di noi, in questi luoghi aveva la seconda casa e i ricordi e gli affetti più profondi, manca la possibilità, se non con estrema difficoltà di tornare per più di uno o due giorni, e questo è un pericolo troppo grande per il tessuto del luogo, dove spesso e volentieri mancano anche i luoghi di aggregazione naturale, semplicemente una piazza. Insomma quello che più manca è la possibilità vera di ritrovarsi.

Il turismo ad Arquata, anche in relazione al momento di “emergenza” che viviamo da mesi: di cosa c’è più bisogno, può essere un’occasione per trasformarlo in qualcosa di ancora più sostenibile, attento alle tradizioni e rispettoso di ambiente e territorio? Come? Servono più strutture ricettive, posti di ristoro, aziende locali, ecc?

Un punto assolutamente centrale per noi. L’emergenza di questi mesi ha portato fortemente alla luce come questi luoghi, e il modo sostenibile di viverli, siano il respiro del Paese, una risorsa unica. Abbiamo visto una nuova attenzione per queste realtà, un ritorno alle ”origini”, alla natura, alla montagna.

Tutto questo sappiamo però che va canalizzato, a volte “educato”, e reso strutturale, non lasciato al caso. Anche sotto questo punto di vista, le difficoltà ovviamente qui sono diverse, a partire dal forte limite nella ricettività, per i turisti e i non residenti, poiché tra tutte le strutture disponibili ad Arquata (due B&B, un ostello e un nuovo rifugio, Monte Vector, aperto proprio quest’anno ai piedi del Monte Vettore e che ha in sé tutta un’altra storia da raccontare) e nei comuni vicini, non si possono ospitare grandi numeri. Seppur limitate però le strutture ci sono e quindi il nostro invito non può che essere di organizzarsi con buon anticipo, prenotando, e partire!

Come si supporta l’economia locale?

Vi sono di certo tanti modi di portare sostegno all’economia locale, su tutti quella di venire a vivere questi luoghi, magari per una passeggiata sui nostri sentieri, fermandosi ovviamente nelle attività locali, dal mangiare al dormire, in questo caso ovviamente ricordando sempre le avvertenze che abbiamo appena visto! Tutte le attività e il loro riferimenti sono presenti sul nostro sito, insieme alle informazioni sui sentieri da poter percorrere e le tracce GPS scaricabili gratuitamente, e sempre utili per camminare, nel massimo della sicurezza, anche da soli.

Da Arquata passa il Cammino delle terre mutate. Come state operando per rendere i sentieri nuovamente percorribili?

Esattamente, alcuni dei sentieri che abbiamo recuperato e segnato sono anche parte del Cammino delle Terre Mutate, che da Fabriano a L’Aquila porta alla scoperta di queste Terre accomunate negli anni dalla triste esperienza del terremoto. Un cammino, con cui condividiamo, oltre ai sentieri, lo spirito di resilienza e l’idea di rilancio per questi territori.

Inoltre, anche grazie al supporto della sezione CAI di Ascoli, siamo riusciti a far passare per Arquata, su alcuni dei sentieri recuperati, il Sentiero Italia del Club Alpino Italiano, che con i suoi 7000 km di percorso unisce tutta l’Italia.

Tratto che abbiamo inaugurato proprio questo sabato con una passeggiata in occasione del passaggio dei ragazzi di Va’ Sentiero. Brevemente, il progetto #camminarquata da un lato vede il nostro impegno di volontari nella riapertura dei sentieri, con un nutrito gruppo di persone che in questo tempo si sono appassionati al progetto e ad ogni recupero vengono chissà da dove per darci una mano.

Dall’altro, portiamo avanti la realizzazione, grazie ad un bando vinto con il Comitato Sisma Centro Italia, della segnaletica orizzontale e verticale. Un progetto tutto volto a portare sostegno e stimolo, con il turismo lento, alle attività e alle eccellenze locali. Un sostegno economico alle attività e realtà del luogo che siamo riusciti a portare anche nella realizzazione stessa del progetto, facendo realizzare alle maestranze locali la segnaletica impiantata.

Come si valorizza il patrimonio storico e culturale del luogo. Ad esempio il crocifisso ligneo più antico delle Marche portato dopo il sisma nel duomo di Ascoli Piceno è tornato “a casa”. Cosa altro bisogna fare da questo punto di vista?

L’attenzione al patrimonio storico-artistico-culturale è un fattore fondamentale per noi, che portiamo avanti, a partire dal progetto dei sentieri, tenendo accesa sui tanti siti che spesso si incontrano nei percorsi e che, laddove non siano distrutti, sono ad oggi inagibili e in attesa di essere “salvati”.

Un patrimonio che non può e non deve andare perso, come la memoria scritta di questi luoghi che invece è andata in buona parte perduta con la dispersione dell’archivio storico comunale. Per questo, abbiamo anche pubblicato in questi anni tre volumi dedicati alla storia di arquata e alla vita dei suoi abitanti. Fino all’esperienza del crocifisso ligneo. Sono moltissimi i reperti portati in salvo all’indomani del sisma ma che sono ancora attualmente dislocati fuori dal nostro territorio.

Con un’altra associazione (Arquata Futura) e con il supporto del parroco abbiamo avviato un progetto per il ritorno di queste opere, cercando di trovare loro un luogo dove renderle di nuovo fruibili. Quest’anno siamo così riusciti, come primo passo, a riportare ad Arquata, nella struttura d’emergenza che funge oggi da Chiesa nell’area delle casette, il più antico crocifisso ligneo delle Marche, isalente al XIII secolo e dedicato al patrono d’Arquata, il SS. Salvatore. Il primo passo, che vale come un impegno a continuere anche su questa strada nei mesi a venire.

Per concludere: come arginare il fenomeno dello spopolamento dei borghi appenninici e soprattutto come non dimenticarsi di voi?

Una ricetta unica probabilmente non esiste, ma crediamo fortemente che le “nuove” forme di turismo possano essere non solo un argine ma un’occasione di nuovo popolamento e nuove attività. Ancor di più oggi, alla luce dell’esperienza dell’emergenza sanitaria di questi mesi. Qui nel cratere serve poi che, una volta per tutte, parta il processo di ricostruzione.

Nel frattempo, come non dimenticarsi di noi? L’esperienza ci dice che chi viene a conoscere questi luoghi difficilmente riesce a non innamorarsene e a sentirli propri. Qui poi la tragedia ha colpito con tutta la forza possibile, e il contrasto tra la crudità della distruzione e i paesaggi naturali da togliere il fiato che la circondano è un’esperienza che lascia il segno e apre ad un mondo di riflessione. Provare per credere, e speriamo davvero di veder presto ad Arquata, in particolare chi, come chi qui legge, condivide con noi l’idea di un futuro fatto di natura e sostenibilità.

Alle parole di Francesca non serve aggiungere molto. Semplicemente “Arquata Potest”, perché tutta l’Italia del terremoto rinasca. Più forte e più bella di sempre.

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