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COP26, Italiani e crisi climatica allarme disinformazione

Ormai il cambiamento climatico è l’argomento principale di cui si discute. Nonostante la piena consapevolezza della crisi climatica in atto e i vari tentativi di ridurre il proprio impatto sull’ambiente, i risultati mettono in evidenza che Italiani non sono sempre ben informati su cause e misure di riduzione delle emissioni di gas serra

Lo dice un sondaggio lanciato dall’Enea in occasione della COP 26 di Glasgow. L’allarme del climatologo Sannino

Gli italiani preoccupati per la crisi climatica ma non sempre sono ben informati Questo è quello che risulta dal sondaggio lanciato dallENEA con l’iniziativa “Se non lo sai, SALLO! Tutto quello che avreSte voluto sApere suL cambiamento cLimaticO (e non avete mai osato chiedere)” in occasione della COP 26.

Il questionario, composto da 20 domande suddivise in 5 sezioni, è stato compilato da oltre 1.300 persone, per la maggior parte di nazionalità italiana, con un’età tra i 10 e oltre 80 anni e una media di 34 anni, con il 60% che non superava i 40.

Le regioni più partecipi sono state Emilia-Romagna, Lazio e Puglia, mentre le province che hanno risposto di più sono state Roma e Bologna.

Italiani crisi climatica disinformazione, ma che cosa sanno gli italiani del clima?

Da un’analisi dei dati risalta che, per quanto riguarda clima e riscaldamento globale, nove su 10 hanno risposto correttamente alla domanda “I cambiamenti climatici esistono da sempre ma hanno subìto una notevole accelerazione dagli inizi del ‘900”.

La maggior parte sono convinti che lo scioglimento dei ghiacciai (97%) e l’aumento del livello medio del mare (86%) sono causati dal cambiamento climatico; ma soltanto il 42% ha risposto correttamente alla domanda “L’ondata di calore del 2003 è ascrivibile alla febbre del Pianeta” e il 32% alla domanda il “Cambiamento climatico e crescente pressione antropica sull’ambiente sono tra le cause della pandemia da COVID-19”.

Per quanto riguarda le Politiche e strategie per il contrasto al cambiamento climatico, quasi il 50% non conosce l’Accordo di Parigi né le date della COP26 di Glasgow, mentre sempre il 50% conosce l’esistenza del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima ma non gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030.

Allo stesso tempo, alla sezione Aspettative e Buone Pratiche dello studio, emerge che molti italiani adottano già pratiche virtuose come:

  • raccolta differenziata (94%);
  • riduzione dell’uso di imballaggi di plastica (53%);
  • contenimento dei consumi di acqua ed energia (71%);
  • acquisto di cibo locale e di stagione (79%).

Tuttavia rispettivamente il 21% e il 19% dei partecipanti si dichiara contrario a ridurre i viaggi in aereo e il consumo di carne.

Gli errori e luoghi comuni sulla disinformazione degli italiani su crisi climatica

Melania Michetti, ricercatrice ENEA che ha ideato il sondaggio spiega: “Questo sondaggio ci ha permesso di raccogliere informazioni interessanti sulle convinzioni più diffuse nel campo del cambiamento climatico, evidenziando errori di interpretazione e luoghi comuni”.

“Ad esempio, l’84% dei partecipanti crede (erroneamente) che l’industria sia il settore più inquinante mentre questo primato negativo è del settore energetico. Inoltre – prosegue la Michettisolo il 21% è consapevole che il settore agricolo è tra i più impattanti per emissioni di carbonio, subito dopo quello energetico. Con il 42% di risposte corrette emerge una certa consapevolezza che il trattamento rifiuti è tra gli ultimi settori per emissioni di gas climalteranti”.

Impatti e costi del cambiamento climatico

In questa sezione, il 94% dei partecipanti ha risposto correttamente (falso) che Animali e piante non subiranno gli effetti del cambiamento climatico grazie alla loro capacità di adattamento”; mentre solo il 43% sa che “in Italia, l’impatto dei cambiamenti climatici può incidere fino all’8% del PIL pro-capite”.

Emerge poi una buona consapevolezza che il cambiamento climatico non favorirà il turismo costiero (91% di risposte corrette) ma aumenterà invece il numero dei migranti climatici (81%); meno noto è invece che vi saranno ricadute positive su alcune colture (62%), e che tra i possibili effetti, si potrà osservare anche la variazione delle rotte commerciali via acqua (34%).

A livello di Contributi di settore e Paese alle emissioni di gas a effetto serra la Cina spica tra i maggiori Paesi emettitori di gas serra in termini assoluti mentre gli Stati Uniti hanno le più alte emissioni pro-capite.

Meno risaputo invece è che la stessa Cina abbia emissioni pro-capite relativamente contenute in relazione al numero dei suoi abitanti, insieme a Europa e India, e che i Paesi con le maggiori emissioni per abitante sono, in ordine, USA, Russia e Giappone.

L’allarme del climatologo di ENEA

Diffondiamo i risultati del sondaggio in occasione della COP26 di Glasgow, che dovrebbe segnare un ulteriore passo in avanti dopo gli accordi di Parigi sul clima del 2015. Ci aspettiamo che in questo vertice ONU i leader delle economie più forti che guidano la classifica dei grandi emettitori di gas serra suggeriscano azioni concrete e misurabili per la riduzione delle emissioni di gas climalteranti”, afferma Gianmaria Sannino, responsabile del Laboratorio Modellistica Climatica e Impatti di ENEA.

Sannino lancia l’allarme: “Attualmente gli impegni presi da tutti i Paesi del mondo per il 2030 si traducono in una riduzione delle emissioni di gran lunga inferiore a quella necessaria a non superare il limite di guardia dei 2°C. Non c’è tempo da perdere: la temperatura media della Terra è già aumentata di 1,1 °C, secondo quanto rivelato dall’ultimo report dell’IPCC”.

“Di contro un fallimento determinerebbe una disastrosa battuta d’arresto e non possiamo permettercelo. In questo contesto diventa essenziale sensibilizzare l’opinione pubblica e consolidare la conoscenza di cause e conseguenze del cambiamento climatico, rafforzando il dialogo tra scienza e società civile. Proprio l’obiettivo che ENEA si è posta con l’iniziativa del SALLO!Quiz”, conclude Sannino.

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