giovedì, Settembre 23, 2021
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Dendrochirurgia: nuova frontiera per la salute dei vigneti

Dendrochirurgia: nuova frontiera per la salute dei vigneti. Il mal dell’esca è probabilmente la più grave e diffusa malattia che colpisce i vigneti di tutto il mondo, e in particolar modo quelli europei

. Si tratta di un complesso di patogeni che attacca il legno secco degradandolo e provocando due categorie di sintomi molto evidenti: forma apoplettica o forma cronica lenta. Nel primo caso è indispensabile l’estirpazione, nel secondo caso si può procedere con potatura separata delle piante, disinfezione degli attrezzi di potatura, utilizzo di mastici e trattamenti vari con ad esempio tricodermi e capitozzature, in ogni caso, nel giro di 4 o 5 anni, sarà inevitabile l’estirpazione.

Tutto ciò ha gravissime conseguenze economiche e di qualità dell’uva e conseguentemente del vino. Un’operazione di reimpianto di un vigneto (estirpo delle viti malate, scavo della buche, impianto delle barbatelle, allevamento) comporta una mancata produzione di almeno 3 anni, mentre il vino prodotto con differenti percentuali di uva proveniente da piante infette conferma un impatto moderato sulla composizione fenolica, ma l’analisi sensoriale rivela una perdita di qualità percepibile già a partire dal 5% di uva infetta nel vino.

Chirurgia applicata alla vite: la Dendrochirurgia

A mettere a punto una tecnica letteralmente “chirurgica” per evitare che le piante ammalate siano estirpate e sostituite, sono stati Simonit&Sirch Preparatori d’uva che, dopo alcuni anni di lavori e sperimentazioni in vigneti italiani e francesi, presentano ora i primi, sorprendenti risultati raggiunti grazie alla Dendrochirurgia, ovvero la nuova frontiera per salvare i vigneti: il 90% delle piante trattate è tornato pienamente produttivo.

Come spiega Marco Simonit: “Banalizzando, si può paragonare il nostro intervento a quanto fa un dentista per curare una carie. Utilizzando delle piccole motoseghe, apriamo il tronco ed esportiamo la parte intaccata dal mal dell’esca. La pianta “disintossicata” dalla malattia, riacquista nel giro di poco tempo vigore, riprende a fruttificare e torna pienamente produttiva”.

I vantaggi per l’uva e il vino

Un esito di enorme importanza da un punto di vista economico ma anche e soprattutto per la qualità del vino. Infatti, estirpando le viti malate e sostituendole con nuove barbatelle, si crea nel vigneto una disparità della qualità delle uve, che influisce ovviamente sulla qualità e quantità del vino: avere delle piante più longeve possibile è un’esigenza prioritaria per tutti i vignaioli, ma soprattutto per le più importanti Maisons internazionali, dato che garantisce la continuità qualitativa e la riconoscibilità dei loro grandi vini.

Una tecnica antica

Facendo ricerche bibliogafiche, i Preparatori d’Uva hanno trovato testimonianze di una tecnica per risanare le piante infette da Esca ed eliminare il legno cariato, che risale a circa 100 anni fa: “Abbiamo quindi pensato di sperimentare – dice Marco Simonit – la dendrochiurgia, descritta da Ravaz e Lafon come praticata fin dall’antichità e ripresa da Poussard alla fine dell’800 con risultati molto incoraggianti, 90-95% di ceppi risanati. Grazie all’interessamento del prof. Denis Dubourdieu, recentemente scomparso, già direttore dell’ISVV Istitut des Sciences de la vigne et du vin dell’Università di Bordeaux, l’abbiamo messa in pratica con strumenti moderni”.

Gli interventi in Italia e Francia

Le prime prove sono state fatte nel 2011 a Chateau Reynon, quindi da Schiopetto in Friuli e da Bellavista in Franciacorta. In 6 anni di lavoro e sperimentazione, sono state operate 10.000 piante di 5 varietà (Sauvignon blanc, Chardonnay, Cabernet, Sauvignon, Cabernet Franc, Pinot nero), in vigneti italiani e francesi di 6 regioni viticole: Collio, Isonzo, Franciacorta, Bolgheri, Champagne, Borgogna, Bordeaux. 7 “chirurghi” Simonit&Sirch si dedicano oggi alla formazione delle maestranze interne alle aziende, per insegnare loro le delicate e precise operazioni che portano a perfetti risultati  di dendrochirurgia.

Con meritata soddisfazione Marco Simonit sottolinea come: “Nel corso degli anni con esperienze fatte su diverse parcelle, verità e regioni, la tecnica è notevolmente migliorata raggiungendo, negli ultimi anni, il 90% di piante produttive. Siamo assolutamente soddisfatti di questi risultati, ma non ci fermeremo qui, perché il nostro è un lavoro sempre in progress. Stiamo, ad esempio, verificando qual è il miglior periodo dell’anno per intervenire, con quanta frequenza dobbiamo farlo, quante piante può operare al giorno una persona, per quanto tempo le piante che operiamo rimangono asintomatiche”.

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