martedì, Marzo 2, 2021
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Il Distretto Biologico Terre Marchigiane per uno sviluppo sostenibile

Continua a crescere giorno dopo giorno il Distretto biologico Terre Marchigiane che a fine 2020 ha nominato il consiglio direttivo e approvato lo statuto. Un patto per la gestione del territorio secondo i principi dell’agricoltura biologica

Nel mese di ottobre 2020 il SINAB (Sistema di Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica) ha elaborato per il Mipaaf il rapporto BIO IN CIFRE 2020. I dati emersi relativi all’anno 2019 dimostrano la salute del settore: dal 2010 si è avuta una crescita del numero degli operatori del 69%, mentre gli ettari di superficie biologica coltivata sono aumentati del 79%

Nel 2019 in Italia si è arrivati a sfiorare i 2 milioni di ettari di superfici biologiche, con un incremento rispetto al 2018 di quasi il 2% di Superficie Agricola Utilizzata (SAU). Ciò si è tradotto in 35 mila ettari in più in soli 12 mesi: una crescita non solo in termini di superfici ma anche di soggetti coinvolti nel settore, che sono saliti a 80.643 unità, con un incremento rispetto all’anno precedente del 2%. L’incidenza della superficie biologica nel nostro Paese ha raggiunto nel 2019 il 15,8% della SAU nazionale, e questo posiziona l’Italia di gran lunga al di sopra della media dell’Unione Europea, che nel 2018 si attestava al 8,0%.

Il Distretto Biologico Terre Marchigiane

Dati che indiscutibilmente confermano una crescita del settore, fatta propria dal Distretto Biologico Terre Marchigiane, nato nel mese di novembre 2020 su iniziativa dell’associazione AnaBio Marche, Associazione nazionale agricoltura biologica regionale promossa dalla CIA (Confederazione Italiana Agricoltori). Il distretto abbraccia il Montefeltro e larga parte della provincia di Pesaro-Urbino. Il trascorrere delle settimane ha visto aumentare le adesioni sia da parte di enti pubblici che aziende ed istituti scolastici, a testimonianza della validità di uno strumento fondamentale per lo sviluppo economico sostenibile del territorio.

Enti e che comuni che hanno aderito a Terre Marchigiane

L’ultima amministrazione a deliberare è stata l’unione montana del Montefeltro, composta dai Comuni di Belforte all’Isauro, Carpegna, Frontino, Lunano, Macerata Feltria, Mercatino Conca, Monte Cerignone, Monte Grimano Terme, Pietrarubbia, Sassocorvaro Auditore, Tavoleto. Va ad aggiungersi alle 13 amministrazioni comunali che hanno dato vita alla costituzione: Pergola, Frontone, Serra Sant’Abbondio, San Lorenzo in Campo, Fratte Rosa, Mondavio, Terre Roveresche, Monte Porzio, Sant’Ippolito, Fossombrone, San Costanzo, Cagli, Cantiano.

Anche scuole ed aziende agricole

Enti e non solo, sono infatti ben 106 le aziende agricole biologiche che hanno aderito e 3 gli istituti superiori tecnici agrari e professionali: Cecchi di Pesaro, Salvati di Jesi, Morea Vivarelli di Fabriano, insieme a diversi Gruppi di acquisto solidale, per un totale complessivo di 5.198,5 ettari. Proprio la partecipazione degli istituti scolastici testimonia il carattere educativo dell’iniziativa che vuole incentivare un modo differente di fare agricoltura.

Il presidente Sara Tomassini

A spiegarlo la presidente Sara Tomassini, ideatrice e promotrice del progetto con il consiglio Anabio-Cia: “Il Distretto biologico Terre Marchigiane è uno strumento innovativo per una governance territoriale sostenibile, in cui agricoltori, cittadini, amministrazioni comunali, istituzioni e altri attori della filiera agricola stringono un patto per la gestione del territorio secondo i principi dell’agricoltura biologica. Terre Marchigiane propone un approccio partecipativo allo sviluppo locale rurale. Perché tanto interesse? Al di là degli ovvi motivi economici, il biologico è un settore in crescita ed è fortemente sostenuto dalla politica europea, le ragioni più profonde vanno ricercate nella volontà dei territori di fare rete, filiere, creare uno sviluppo sostenibile partendo dalla valorizzazione dell’esistente, ovvero nelle aree rurali delle piccole medie aziende agro-alimentari. Ne è la prova il fatto che questo distretto è partito veramente dal basso per iniziativa di agricoltori Anabio-Cia che hanno coinvolto tutti senza escludere nessuno”.

Sara Tomassini presidente di Terre Marchigiane

I distretti biologici in attesa della nuova legge

La presidente Tomassini ha anche voluto ricordare, cercando di stimolare l’attività legislativa, come l’interesse dei territorio per lo strumento del Distretto Biologico è alimentato dall’attesa generata della nuova legge sull’agricoltura biologica, che contiene un articolo, il 13, appositamente dedicato alla definizione del distretto biologico, garantendo criteri di priorità per l’accesso alle misure di sviluppo rurale. Attualmente la legge attende l’approvazione solo della Camera. Necessario poi, ha aggiunto la Tomassini, “l’accordo Stato-Regioni per la definizione di distretto biologico. Questa ultima istanza nelle nostre Marche non dovrebbe essere problematica, considerato come si è costituito e si sta sviluppando Terre Marchigiane, già operativo e con tanto entusiasmo sul territorio. Saremo fieri e onorati di condividere il lavoro fatto dal distretto Terre Marchigiane con la nuova amministrazione regionale”.

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