KINTSUGI, l’arte di riparare “le crepe”

A Palazzo Besso, Largo Argentina a Roma, nelle giornate dell’11 e del 12 maggio, si terrà il corso di Kintsugi, l’antica tecnica giapponese che consiste nel riparare oggetti in ceramica mettendone in evidenza le crepe con la polvere d’oro. Un corso che nasce dall’incontro tra Manuela Lupino, organizzatrice del corso e Chiara Lorenzetti, esperta studiosa e restauratrice di arte Kintsugi, che lo condurrà

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Si terrà a Roma, a Palazzo Besso, il corso di Kintsugi, l’antica tecnica giapponese che consiste nell’arte di riparare oggetti in ceramica mettendone in evidenza le crepe con polvere d’oro. Un’arte che nasce nel 1400 sotto lo shogunato di Ashigaka Yoshimasa in un periodo di grande fertilità culturale e artistica con l’influenza della corrente estetica wabi sabi e della filosofia Zen.

Una preziosa tecnica che arriva fino a noi con le sue differenze nel mondo occidentale, ma che riesce comunque a trasmettere la sua carica significativa, per tutte quelle persone che vogliono avvicinarsi a una parte molto affascinante della cultura giapponese, fatta di poesia, arte, con la sua filosofia e cerimonia del tè. Un’occasione per potersi fermare e dedicarsi a quella pratica della lentezza che ormai sembra per noi essere così estranea e lontana.

KINTSUGI, l’arte di riparare "le crepe"

È dall’incontro di Manuela Lupino con Chiara Lorenzetti che nasce il corso, come ci racconta la stessa Manuela, organizzatrice dell’evento: “Verso la fine di febbraio di quest’anno mi sono trovata di nuovo a fare i conti con me stessa, il mio corpo mi ha mandato mille segnali di malessere e così ho deciso di cambiare ancora una volta, di migliorare più che altro: ho preso la decisione di occuparmi esclusivamente del laboratorio creativo di Ceramica Terapia e ampliare gli orizzonti, migliorare me stessa e offrire il meglio alle persone che lo vorranno.
Era da tempo che rimandavo, sono rientrata a casa avvilita per l’ennesima volta, mi sono guardata e ho detto alla persona che ho visto riflessa nello specchio “Non rimandare più, cerca il corso di Kintsugi migliore che c’è e vai”.
E’ stato così che ho conosciuto Chiara, l’ho trovata cercando nel web! Lei è di Biella, io di Roma, nessun corso previsto nella mia città, “Andrò io a Biella” mi sono detta. Invece dopo aver parlato un po’ Chiara mi ha proposto di organizzare a Roma il corso di Kintsugi “Sarebbe la prima volta per me, con il Kintsugi a Roma. Che ne pensi, ci vuoi provare?” e con il cuore gonfio di gioia ho detto sì! Nei giorni successivi alla decisione presa ho deciso di riuscirci, cominciando subito a muovermi per organizzare al meglio il corso di Kintsugi che da tempo desideravo frequentare.”

Un corso che nasce quindi da questo incontro con Chiara Lorenzetti, restauratrice dal 1991 presso Chiarartè a Biella ed esperta studiosa di arte Kintsugi.  Noi di Green Planet News, abbiamo intervistato entrambe per capire meglio di cosa si tratta e per sapere che cosa ci riserverà questo affascinante incontro.

In cosa consiste il corso? Come sarà organizzato e cosa si farà?

Chiara Lorenzetti, restauratrice dal 1991 presso Chiarartè ed esperta studiosa di arte Kintsugi

Chiara: Il corso dura 4 ore. Nella prima parte descrivo l’arte Kintsugi nel contesto storico/culturale del Giappone della fine del 1400. Dopo aver studiato la ceramica e dopo averla rotta, si lavorerà al suo restauro utilizzando la tecnica moderna Kintsugi, che comporta resina epossidica e polvere d’oro imitazione. Al termine del corso ognuno avrà il suo oggetto restaurato e le nozioni per cominciare ad appassionarsi.

Cos’è la tecnica Kintsugi?

Chiara: Kin: oro; tsugi: riparare; Kintsugi significa letteralmente riparare con l’oro. La tecnica tradizionale giapponese comporta l’uso di lacca urushi, una lacca estratta dalla pianta Rhus Verniciflua, mescolata con farina di riso e polvere tonoko (polvere di argilla) per incollare e stuccare le ceramiche. Solo alla fine di un procedimento che comporta diverse settimane di lavorazione, la polvere d’oro puro viene fatta aderire alla lacca, ottenendo un risultato molto durevole e resistente all’acqua e ai cibi.

Perché promuovere un corso come questo in una società come la nostra?

Manuela Lupino di Ceramica Terapia, ideatrice del corso

Manuela: La bellezza del Kintsugi è rappresentata dal fatto che gli oggetti rotti non vengono abbandonati né dimenticati ma prendono nuova vita e gli elementi che costituiscono i punti di fragilità non sono considerati debolezze ma ricercatezze: le crepe sono messe in risalto con l’oro. Ce ne dovremmo ricordare ogni volta che pensiamo a noi stessi: cambiare la prospettiva attraverso la quale ci giudichiamo. Siamo forti e fragili, possiamo trasformare le nostre cicatrici in elementi decorativi che ci renderanno unici e più umani.

Qual è il significato della rottura e del riparare?

Chiara: La rottura è il momento della fragilità, il fatto incidentale, il passare del tempo. Un oggetto rotto diventa, con I suoi cocci, unico e irripetibile e per questo posso dire che la fragilità è un dono, il cambiamento. La riparazione è l’atto del prendersi cura dell’oggetto, l’oro la stima che il restauratore ha per la ceramica rotta, la sua storia, il ceramista che l’ha creata, il suo proprietario. Il restauro Kintsugi ha come scopo quello di ridare all’oggetto la sua originale funzionalità.

Vengono utilizzati materiali compatibili con l’ambiente?

Chiara: Per quanto riguarda la tecnica tradizionale, i materiali sono lacca urushi, una lacca naturale, farina di riso, tonoko (polvere di argilla) e polvere d’oro. Quindi la tecnica tradizionale è una tecnica principalmente naturale. Diversa la tecnica moderna, che fa uso di resina epossidica chimica.

Quali sono i lati positivi di questa tecnica o i suoi benefici?

Chiara: Da restauratrice trovo esteticamente bella la creazione delle linee di rottura dorate, un nuovo intreccio che porta alla realizzazione di un oggetto completamente diverso dall’originale. La lentezza della tecnica, con un tempo di lavorazione di diverse settimane, è un altro lato positivo, il riappropriarsi di un tempo che spesso sfugge.  Dal punto di vista metaforico c’è molto da imparare dalle linee dorate: il senso dell’accettazione di sè, dei propri difetti, I fallimenti, le ferite.

Come hai scoperto l’arte del Kintsugi?

Manuela: Il mio amore per la ceramica mi ha portato a conoscenza dell’arte del Kintsugi perché della ceramica mi coinvolge tutto, sono costantemente alla ricerca di informazioni, tecniche, materiali, osservo molto gli artisti da cui mi lascio ispirare, acquisto libri e seguo blog in cui si parla di ceramica: ricordo di essere stata folgorata dal Kintsugi, durante una delle mie appassionate ricerche che riguardano quest’arte meravigliosa: la ceramica.

Chiara: In maniera casuale, diversi anni fa, guardando delle immagini nel web. La tecnica mi ha subito incuriosita e spinta a saperne di più. Non avendo trovato molto, ho studiato parecchio e sono approdata alla stesura di un breve saggio che facesse chiarezza su un’arte poco conosciuta.

Progetti futuri?

Manuela: In futuro mi auguro di collaborare ancora con Chiara, mi dedicherò ad arricchire ulteriormente me stessa, voglio studiare di più la modellazione puntando la mia attenzione alla scultura e al tornio e ampliare l’offerta del mio laboratorio di ceramica.

Chiara: Tanti, così come i sogni. Continuerò a lavorare nel mio laboratorio di restauro di ceramiche a Biella con restauri classici e Kintsugi. A breve inizierò la scrittura del nuovo libro sull’arte Kintsugi e viaggerò per far conoscere la profonda bellezza dell’arte Kintsugi.

Per chi volesse poi approfondire qualche informazione sul corso, basterà cliccare su questo link.

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