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La felce acquatica Calamaria di malinverni, a rischio estinzione, torna a casa

La felce acquatica Calamaria di malinverni, a rischio estinzione, torna a casa
Isoetes malinverniana, pianta acquatica endemica italiana a rischio di estinzione nel suo ambiente naturale - Photo Thomas Abeli, per gentile concessione dell'Ufficio Stampa

Il reinserimento in natura è avvenuto presso la Roggia Magna a Pavia. L’intervento ha permesso di mettere a dimora all’incirca 100 esemplari di Isoëtes malinverniana provenienti dall’Orto Botanico dell’Università di Pavia, dove questa specie viene regolarmente propagata.

Calamaria di malinverni, pianta il cui nome scientifico è Isoëtes malinverniana, è una rara felce acquatica di origine mesozoica esclusiva di Piemonte e Lombardia (province di Vercelli, Novara e Pavia). Qui cresce in canali e rogge, cioè canali artificiali di portata moderata, che alimentano di acqua le risaie di questa porzione di Pianura Padana occidentale.

Isoëtes malinverniana è una delle piante endemiche italiane maggiormente minacciate di estinzione, con un declino delle popolazioni che ha raggiunto il 90% negli ultimi 20 anni.

La sua sopravvivenza è strettamente legata alla qualità dell’acqua. L’uso eccessivo di fertilizzanti, prodotti chimici, ma anche gli scarichi urbani, inquinando le acque superficiali ne causano la rapida scomparsa.

A questo si aggiunge anche la gestione dell’acqua irrigua, che in alcuni canali non è sempre presente, soprattutto durante il periodo invernale. Inoltre, interventi che prevedono il taglio della vegetazione, la ripulitura e la risagomatura del letto dei canali con mezzi meccanici tramite dragaggio comportano l’asportazione dei sedimenti congiuntamente alle spore accumulate sul fondo.

Nel 2023, con l’obiettivo di conservare questa specie di interesse comunitario, come sancito dalla Direttiva EU Habitat 92/43/CEE nell’ambito del progetto europeo LIFE IP GESTIRE 2020 di cui è capofila la Lombardia, in Regione è nato un tavolo permanente.

Il tavolo comprende tutti gli Enti coinvolti nella gestione e conservazione di Isoëtes malinverniana, Regione Lombardia con la Direzione Generale Territorio e Sistemi Verdi, Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste (ERSAF), Centro Flora Autoctona della Lombardia, Parco Lombardo della Valle del Ticino, Consorzio di Bonifica Est Sesia, oltre alle Università di Pavia e Roma Tre, in qualità di enti di ricerca impegnati nello studio e propagazione di questa iconica specie, e Orto Botanico Città Studi dell’Università degli Studi di Milano.

I risultati del lavoro del tavolo tecnico non si sono fatti attendere. La decisione finale è quella di reintrodurre in natura la Isoëtes malinverniana presso la Roggia Magna (Pavia), in un’area storica di presenza della specie da cui però essa è recentemente scomparsa.

Una fase dell’impianto di Isoëtes malinverniana – Photo Thomas Abeli, per gentile concessione dell’Ufficio Stampa

L’intervento ha permesso di mettere a dimora all’incirca 100 esemplari di Isoëtes malinverniana provenienti dall’Orto Botanico dell’Università di Pavia, dove questa specie si propaga regolarmente. Alessandra Norcini, dirigente della Struttura Natura e Biodiversità di Regione Lombardia ha voluto ricordare come “La reintroduzione sperimentale di Isoëtes è un risultato molto importante, ottenuto in meno di un anno di coordinamento tra molti Enti”.  

Il professor Thomas Abeli, botanico del Dipartimento di Scienze dell’Università degli Studi Roma Tre, ha aggiunto “non si tratta di un punto di arrivo, bensì dell’inizio di un percorso che prevede il monitoraggio della popolazione e la messa a dimora di ulteriori piante, fino ad ottenere una popolazione stabile”.

Altro risultato importante è stato il trasferimento di alcuni esemplari di Isoëtes presso Orto Botanico Città Studi, avvenuto il 15 dicembre scorso, che ha segnato l’inizio di una nuova coltivazione in cattività funzionale al rafforzamento della conservazione ex situ di questa specie.

Se tutto andrà come previsto, Isoëtes malinverniana potrà diventare un simbolo di riconciliazione tra attività umana e natura in una delle aree più antropizzate e intensamente sfruttate d’Italia” conclude il professor Simone Orsenigo del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia.

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