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Mobilità elettrica, sicurezza, zero emissioni, direzione Agenda 2030

Ne parliamo con Cristoph Erni, fondatore e CEO di Juice Technology. Proviamo a capire con un esperto il futuro dell'elettrico e alcune questioni, cybersecurity, colonnine di ricarica, smaltimento, su cui il dibattito è ancora aperto

Mobilità elettrica, cybersecurity, infrastrutture, quali strategie per dare concretezza reale a quello che potremmo definire il “futuro di prossimità” senza il rischio di cadere nell’operazione di facciata definita Greenwashing? Cristoph Erni, fondatore di Juice Technology, spiega ai lettori di Green Planet News dettagli fondamentali per arrivare a centrare gli obiettivi dell’Agenda 2030

Juice Technology è un produttore di sistemi avanzati di ricarica e software per la gestione dei veicoli elettrici presente a livello globale. L’azienda, che ha sede nel Canton Zurigo in Svizzera, ha deciso di abbracciare il concetto di sostenibilità a 360 gradi sviluppando tecnologie a prova di futuro. Proviamo a capire come. In questa intervista al fondatore dell’azienda Cristoph Erni ci vengono “svelati” alcuni segreti.

Juice Technology e Cristoph Erni. Cosa significa poi misurarsi con la mobilità elettrica oggi?

Sono entrato nel mondo della produzione delle stazioni di ricarica nel 2014. Prima di questo ero un consulente e, fino al 2010, guidavo un’auto con un motore a otto cilindri. Poi ho scoperto Tesla e ho voluto provarla.

All’inizio la cosa più difficile fu proprio la ricarica. L’infrastruttura era carente e i cavi in dotazione non mi consentivano la flessibilità di cui avevo bisogno, ma sul mercato non riuscivo a trovare soluzioni adeguate alle esigenze di un automobilista abituato a viaggiare com’ero io.

Il cavo dell’auto era dotato di spina Schuko, che non andava bene per la Svizzera. Allora mi procurai un adattatore, uno di quelli da rasoio, ma si sciolse e rischiai quasi un incendio. Non essendo destinato a quell’uso, non era stato era progettato per sopportare un carico di corrente così elevato.

A quel punto pensai che se avessi trovato una soluzione, avrei potuto realizzarla anche per altri automobilisti elettrici. Non feci altro che mettere online le informazioni che avevo raccolto fino a quel momento e, da un giorno all’altro, iniziai a ricevere ordini, anche se non avevo niente da vendere.

Così è nata Juice Technology: un’intuizione personale, quella di poter ricaricare l’auto ovunque andassi. In pochi anni l’azienda è cresciuta a livello globale sviluppando prima sistemi avanzati di ricarica, poi software per la gestione dei veicoli elettrici.

La mobilità elettrica oggi è fondamentale per raggiungere gli obiettivi sulle emissioni fissati dai governi e l’infrastruttura di ricarica è la condizione necessaria perché sempre più persone scelgano di passare all’auto elettrica. Siamo in presenza di un cambiamento epocale, che sul piano economico porterà opportunità a tutte le aziende del comparto automobilistico.

Faccio parte del comitato svizzero e internazionale per la standardizzazione delle norme IEC 61851, stazioni di ricarica fisse, e IEC 62752, stazioni di ricarica mobili, e questa condizione mi permette di modellare attivamente l’evoluzione dell’industria. Ma la cosa più importante e il principio a cui mi ispiro è sempre lo stesso: sviluppare i prodotti dal punto di vista dell’utente.

Gestione tramite sistemi avanzati di ricarica e software: in concreto di cosa si tratta e su cosa si concentra principalmente la vostra produzione, come viene attuata?

Juice Technology nasce come azienda produttrice di stazioni di ricarica per veicoli elettrici. Nel tempo ci siamo affermati a livello globale offrendo una gamma completa di prodotti, che vanno dai dispositivi mobili e compatti ai grandi caricatori veloci.

Ciò che ci distingue nettamente dai nostri concorrenti sul mercato è l’orientamento coerente del software, che consente di aggiornare le infrastrutture “over-the-air” rendendole facilmente adattabili alle esigenze degli utenti e ai regolamenti che via via sorgono.

L’industria cambia rapidamente e l’elettrico è in piena espansione. È inevitabile pensare che in futuro tutte le stazioni di ricarica saranno “intelligenti”, ovvero collegate alla rete, in modo da poter comunicare tra loro ed essere amministrate centralmente con una gestione dinamica del carico.

Continueremo a produrre hardware d’eccellenza, ma ritengo che il vero punto di svolta nella gestione dell’auto elettrica sia rappresentato dal software. Lo sviluppo di un software avanzato ci consente di continuare a produrre stazioni di ricarica utilizzabili nel tempo e di restare competitivi davanti ai cambiamenti.

In futuro dobbiamo aspettarci nuovi regolamenti da parte dei legislatori e dei fornitori di energia. Noi vogliamo poter aggiornare i nostri dispositivi e non trovarci nella situazione di doverli sostituirli completamente.

Come “abbraccia” Juice Technology il concetto di sostenibilità. Quali sono queste “tecnologie a prova di futuro”?

La mobilità elettrica è strettamente legata al tema sostenibilità. Nel caso di una stazione di ricarica, la sostenibilità inizia dalla progettazione. L’utilizzo di componenti di alta qualità e riciclabili – per esempio, la scelta di adoperare alluminio invece di plastica – assicura che la stazione di ricarica sia resistente ai danni fisici, pertanto utilizzabile a lungo. A fare davvero la differenza è il software, poiché rende le stazioni di ricarica aggiornabili, quindi a prova di futuro.

La connettività di tutti i dispositivi è un requisito imprescindibile per lo sviluppo di infrastrutture di ricarica sostenibili. La serie “J+” di prodotti Juice, ancora in via di sviluppo, nasce proprio da questa esigenza. Questa innovativa generazione di tecnologia permette di interconnettere tutte le stazioni di ricarica etichettate “J+” creando un gruppo intelligente di stazioni connesse in rete, per consentire ai vari tipi di dispositivi di ricarica Juice di comunicare tra loro e di condividere le informazioni sulla gestione degli utenti.

Inoltre, consente di amministrare centralmente i dispositivi con una gestione dinamica del carico, che distribuisce in modo intelligente la potenza disponibile a tutte le stazioni di ricarica del sistema. Ciò consentirà a tutti i veicoli in carica di ricevere l’energia secondo le proprie necessità e, ad esempio, di selezionare la tipologia di fonte di approvvigionamento energetico.

Come favorisce la mobilità elettrica l’azienda?

Poter contare su un’infrastruttura di ricarica capillare ed efficiente è fondamentale per lo sviluppo della mobilità elettrica, perché la carenza di punti di rifornimento disincentiva l’acquisto di veicoli elettrici. Per compensare la mancanza di infrastrutture, specialmente sulla strada, abbiamo sviluppato una stazione di ricarica mobile, il Juice Booster 2.

Questo dispositivo portatile permette al conducente di ricaricare la propria auto da qualsiasi presa domestica o industriale in tutto il mondo, grazie a vari adattatori. Normalmente le auto elettriche si ricaricano al meglio dove sono parcheggiate per lunghi periodi di tempo, di solito sul posto di lavoro o a casa, e una stazione di ricarica portatile e flessibile, che all’occorrenza può essere utilizzata come wallbox per il garage, stazione mobile o semplicemente sostituire il cavo per le colonnine, è la soluzione ideale per ogni tipo di esigenza.

Questo dispositivo, che rende utilizzabile l’energia da qualunque presa, ha un impatto enorme sulla transizione della mobilità, poiché contribuisce a eliminare l’ansia da autonomia tipica di ogni guidatore elettrico, ovvero la paura che il veicolo non abbia abbastanza energia per arrivare a destinazione.

L’energia è disponibile ovunque, deve solo essere resa accessibile ed è quello che noi siamo riusciti a fare sviluppando una tecnologia mobile che, insieme alle colonnine pubbliche, le stazioni private e il sistema di ricarica veloce, contribuisce a creare un’infrastruttura completa e affidabile a livello globale.

Il problema delle infrastrutture e della mancanza di colonnine di ricarica: quale la vostra strategia per proporre una reale soluzione? Come siamo messi con le colonnine di ricarica in Italia e in Europa?

La carenza di infrastrutture di ricarica efficienti e ben distribuite su tutto il territorio scoraggia molte persone dall’acquisto di auto elettriche. In Italia la mancanza di colonnine ha rappresentato per molto tempo l’ostacolo principale alla diffusione dei «BEV».

I caricabatterie pubblici attualmente disponibili in Europa sono circa 225.000 con una maggiore concentrazione nei Paesi Bassi, Germania, Norvegia e Francia. L’Italia è partita da una posizione di svantaggio rispetto ad altri paesi europei, ma sta recuperando. Negli ultimi mesi, infatti, il numero dei punti di ricarica sul territorio è aumentato arrivando a sfiorare quota 25mila, seppur ancora principalmente distribuiti al Nord.

È importante, però, che le infrastrutture installate siano effettivamente utilizzabili dall’utente finale. Troppo spesso accade che le stazioni non funzionino, perché fuori uso o non ancora collegate alla rete elettrica. Questo non deve accadere. Creare infrastrutture adeguate e distribuite capillarmente sul territorio è la condizione necessaria per favorire una nuova mobilità. Ma le stazioni di ricarica fisse sono solo un pezzo del puzzle.

Ora che l’elettromobilità sta decollando, lo sviluppo rapido di un’infrastruttura di ricarica conduttiva sta diventando sempre più importante. La soluzione è un buon mix di punti di ricarica AC e DC. È necessario che ci sia una rete di infrastrutture nei parcheggi pubblici, in quelli sotterranei e multipiano, e ovunque le persone trascorrano del tempo: al supermercato, presso gli studi medici, le palestre, i ristoranti, al lavoro e casa. Lungo le autostrade, invece, è importante dotare le aree di sosta di stazioni di ricarica veloce, la corrente continua richiede tempi sempre più brevi. Ricaricare l’auto deve essere facile come ricaricare lo smartphone.

Nel vostro campo, come viene garantita la cybersecurity, elemento determinante di sistemi che coinvolgono l’automotive, insomma come prevenire attacchi hacker?

Qualsiasi tecnologia altamente focalizzata sul software deve obbligatoriamente prendere in considerazione l’aspetto della cybersecurity. Oggi che tutto è sempre più interconnesso, dallo smartwatch e dal telefono cellulare all’auto e alla stazione di ricarica, la minaccia più grande viene dalle vulnerabilità del software. Se da una parte la connettività totale offre una miriade di opportunità, dall’altra nasconde rischi intrinseci di sicurezza informatica.

Venendo io stesso dal settore informatico so bene quanto conti la protezione dei dati. Per questo, da quando ho iniziato a realizzare stazioni di ricarica, ho sempre sviluppato i prodotti riconoscendo l’importanza del software e dando priorità alla sicurezza informatica. Sono convinto che questo tema dominerà il settore nei prossimi anni, perché l’infrastruttura di ricarica fa parte dell’”Internet of Things” e con l’incremento del numero di veicoli collegati alla rete, dei sistemi di gestione domestica e la connessione ai fornitori di energia le minacce informatiche sono destinate ad aumentare.

Le conseguenze degli attacchi informatici possono essere davvero gravi: oltre a provocare danni, perdita di dati o manomissione dei sistemi, mettono a rischio interi processi operativi. Per non parlare dei conseguenti danni all’immagine dell’azienda.

La nostra strategia di difesa si basa su un approccio “Software First” e “Security by Design”, ovvero qualsiasi prodotto viene realizzato nel rispetto degli standard di sicurezza fin dalla progettazione ricorrendo a chipset proprietari, crittografando le comunicazioni come pratica standard e sottoponendo i nostri prodotti a continui test effettuati sia internamente, sia da ingegneri software indipendenti.

Con l’intento di migliorare ulteriormente questo aspetto, abbiamo creato, inoltre, un nostro “bug bounty program” attraverso il quale invitiamo i ricercatori che operano nell’ambito della cybersecurity a partecipare ai nostri sforzi per identificare ed eliminare gli errori nel software, ricompensando i loro successi con premi in denaro.

Come guardate il futuro relativo alla produzione globale di semiconduttori appannaggio di Taiwan? E le strategie per fronteggiare l’avanzata del “Dragone”?

La Cina è particolarmente colpita dalle attuali strozzature nella fornitura di chip, dato che in gran parte vengono importati dall’Europa o dal Nord America. Per prepararsi al futuro, è comprensibile da un punto di vista puramente economico, che la Cina voglia ora cercare di coprire da sola il fabbisogno di risorse per la sua produzione.

Per noi, come produttori di infrastrutture di ricarica, la qualità dei materiali è fondamentale, indipendentemente dalla loro provenienza. Attualmente, il nostro team di acquisto si procura i materiali di cui abbiamo bisogno per una produzione di alta qualità da tutto il mondo. Perché gli alti standard qualitativi ci permettono di produrre prodotti migliori e più durevoli.

L’elettrico e lo smaltimento delle batterie e la “poco sostenibile” produzione di elementi come litio e cobalto. Cosa pensate a riguardo?

Beh, prima di tutto, diciamo che non stiamo parlando di batterie, bensì di accumulatori che si possono ricaricare più volte. Oggi per un accumulatore sono possibili 3.000 cicli di carica completa, che per una batteria da 100 kWh, per esempio, equivalgono a una distanza percorribile di 1 milione e mezzo di chilometri.

Per un europeo medio, questo significa poter guidare con la stessa batteria per un centinaio di anni e poi continuare a usarla per un altro po’ di tempo, sebbene all’80 per cento delle sue capacità. Prima di doverla sostituire definitivamente, potrà ancora servire come dispositivo di stoccaggio domestico ed essere utile per altri 30 anni. Solo a quel punto sarà riciclata.

Già oggi quasi tutti i componenti delle batterie ricaricabili – più del 99 per cento – possono essere riciclati. Prima vengono triturati, poi centrifugati fino a tornare disponibili come materie prime nella loro forma originale. A questo punto potranno essere utilizzati per assemblare una nuova batteria ricaricabile, che aspetta di fare altre 35 circumnavigazioni della terra.

Visto l’incremento della domanda di veicoli elettrici, l’obiettivo è di recuperare il più possibile materiali preziosi come litio e cobalto, necessari per produrre accumulatori. Nel caso del cobalto, l’estrazione di questo minerale è particolarmente critica. Per questo motivo molte case automobilistiche si stanno attrezzando investendo risorse in ricerca e tecnologia per sostituire questo componente con altri materiali.

Le batterie, inoltre, contengono litio e la forte concentrazione di questo materiale in Sudamerica ha scatenato una vera e propria “corsa all’oro” tra i paesi. Adesso però l’Europa sta correndo ai ripari: in Germania è stato scoperto il più grande giacimento di litio del Continente e questo garantirà l’indipendenza dell’industria automobilistica europea dall’importazione da altri paesi, riducendo drasticamente anche le emissioni derivanti dal trasporto. In altre parole, in futuro, dal cuore dell’Europa arriverà oro bianco per dieci milioni di batterie, assicurando il nostro futuro elettrico.

Parliamo del progetto di riforestazione e della vostra visione del mondo “a zero emissioni”. Anche in questo caso come vedete il futuro e come attuare gli obiettivi dell’agenda 2030, cercando di combattere le diseguaglianze sempre più marcate anche in relazione ai cambiamenti climatici?

Siamo convinti che la mobilità sostenibile inizi con una infrastruttura di ricarica pulita. Per questo facciamo in modo che vengano piantati tanti alberi quanti sono necessari per neutralizzare le emissioni di CO2 generate dalla produzione e il trasporto dei nostri prodotti.

Come qualsiasi altro prodotto industriale anche una stazione di ricarica ha un impatto ambientale. Noi ci sforziamo quotidianamente per ridurlo e mantenerlo minimo fin dall’inizio, compensando l’energia “grigia” dei nostri prodotti con interventi di riforestazione.

Finora abbiamo già finanziato la riforestazione di un’area grande quanto 332 campi da calcio, ma i nostri sforzi di rimboschimento continuano senza sosta. Fino a poco tempo fa, eravamo attivi in Canada, dove abbiamo contribuito a ripristinare il Chilcotin Plateau, un’area della Columbia Britannica che nel 2017 era stata distrutta da un devastante incendio; più recentemente, abbiamo deciso di spostare il nostro impegno in Europa per un progetto in Spagna, dove stiamo sostenendo un intervento che mira a ripristinare le foreste di Undabaso, appartenenti alla Riserva della biosfera di Urdaibai, nei Paesi Baschi. In totale sono state piantate più di 35 specie diverse di alberi.

Gli alberi non piantati in monocolture, ma in ambienti dedicati alla promozione della biodiversità, possono vivere tranquillamente fino a 50 o 100 anni, assorbendo e sequestrando continuamente carbonio durante l’intero arco della loro vita. Gli alberi contribuiscono a purificare l’aria e l’acqua, producono ossigeno, prevengono l’erosione del terreno e forniscono materie prime neutre in termini di CO2. Inoltre, i progetti di riforestazione creano anche posti di lavoro.

Ma indipendentemente da dove siamo attivi, per noi è importante che i progetti siano concepiti secondo le necessità, che non vengano piantate monocolture, ma che si presti attenzione alla biodiversità, creando così foreste coese, sane, durature ed ecologicamente preziose.

Lo stesso vale per l’infrastruttura di ricarica: affinché la mobilità elettrica si diffonda il più possibile, il conducente deve poter contare su un’infrastruttura di ricarica efficiente e affidabile che copra omogeneamente tutto il territorio con una combinazione di caricatori fissi e mobili, DC e AC, ciascuno dei quali adattato alle esigenze specifiche delle persone, dei loro spostamenti e ai luoghi.

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