Transumanza patrimonio culturale dell’umanità

A novembre dovremmo sapere se questa antica pratica diventerà realmente patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO

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“In terra d’Abruzzi i miei pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare: scendon all’Adriatico selvaggio che verde è come i pascoli dei monti… E vanno pel tratturo antico al piano, quasi per un erbal fiume silente, su le vestigia degli antichi padri”… Sono le parole con cui Gabriele D’Annunzio celebra nel 1903 nell’ultima sezione della raccolta Alcyone denominata Sogni di terre lontane, la transumanza e l’autunno.

Ora che il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha formalmente presentato a Parigi la candidatura transnazionale de “La Transumanza” come patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO, una parte importante delle nostre tradizioni e del nostro patrimonio agro-pastorale ha la speranza di essere ricordato come un tratto peculiare del nostro paese, contribuendo a dare forza a quella immensa ricchezza chiamata diversità.

Di questo “patrimonio immateriale” dell’Unesco, l’Italia fa la parte del leone con altri elementi come il Canto a tenore sardo, l’Opera dei Pupi siciliani, il Saper fare liutaio di Cremona, la Dieta mediterranea, le Feste delle Grandi Macchine a Spalla, la Pratica agricola della coltivazione della vite ad alberello nell’Isola di Pantelleria e la pratica della Falconeria.

Transumanza, la candidatura

Per quanto riguarda la Transumanza, la candidatura è stata avanzata qualche mese fa dall’Italia come capofila insieme alla Grecia e all’Austria. Con la firma del dossier di candidatura transnazionale da parte del Rappresentante Permanente d’Italia presso l’UNESCO, Amb. Vincenza Lomonaco, insieme agli omologhi di Austria e Grecia, è stato formalmente avviato il processo di valutazione internazionale che vedrà coinvolto un comitato di esperti tecnici indipendenti e poi la successiva decisione da parte del Comitato di governo dell’UNESCO nel novembre 2019.

L’idea di candidare la Transumanza a patrimonio Unesco la dobbiamo a una associazione del Molise che, nel 2015, ha riunito tutti i pastori transumanti locali, a cui si sono aggiunti pastori campani, laziali, pugliesi e abruzzesi. Nel 2017 il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali ha iscritto nel Registro nazionale della pratiche agricole storiche e delle conoscenze tradizionali la pratica della Transumanza e dopo l’avvio della pratica si sono aggiunte all’iniziativa l’Austria e quindi la Grecia. Dalle valli dell’Alto Adige al Tavoliere sino alla Sardegna, parliamo di un patrimonio costituito da circa 60 mila allevamenti che cerca un riconoscimento internazionale per una tradizione che lega comunità e territorio.

Transumanza patrimonio culturale dell'umanità

La redazione del dossier di candidatura, coordinata a livello internazionale dal Gruppo di Lavoro UNESCO
del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, presieduto dal prof. Pier Luigi Petrillo, ha visto il coinvolgimento attivo delle comunità italiane che in questi anni hanno attivamente lavorato alla valorizzazione e
salvaguardia della transumanza e del fondamentale apporto di famiglie e pastori che hanno saputo mantenere negli anni la vitalità della pratica, nonostante le difficoltà socioeconomiche e lo spopolamento delle aree rurali.

Attendiamo con ansia la decisione di novembre perché la pratica tradizionale della transumanza rappresenta un elemento culturale importante, dall’indiscutibile tratto identitario, identità che ha saputo creare nel tempo legami sociali col territorio e costituire un’attività economica sostenibile. Al centro, infatti, il rapporto tra uomo e natura, descritto non solo dal Vate ma dall’arte di molti pittori.

Riti e simboli di una identità

La migrazione stagionale delle greggi, delle mandrie e dei pastori che, insieme ai loro cani e ai loro cavalli, percorrono le vie dei tratturi a seconda del clima ed effettuando le soste nelle celebri “stazioni di posta” rievoca antichi riti e la bellezza di un paese in cui agricoltura e natura non erano così distanti dall’uomo.

Una carica simbolica di raro effetto quella della transumanza che ancora oggi trova espressione nel Centro Italia e nel Meridione dove si trovano i Regi tratturi, partendo da Amatrice (nella cui piazza principale si svolgeva storicamente la grande festa dei pastori transumanti) e Ceccano nel Lazio ad Aversa degli Abruzzi e Pescocostanzo in Abruzzo, da Frosolone in Molise al Gargano in Puglia. Pastori transumanti sono ancora in attività anche nell’area alpina, in particolare in Lombardia e nel Val Senales in Alto Adige.

L’idea classica della transumanza riporta all’Abruzzo e a D’Annunzio come abbiamo visto. In realtà, dal punto di vista economico, attualmente i numeri dicono che il 40% del patrimonio ovino italiano è rappresentato dalla Sardegna, con indicativamente 12 mila piccole aziende che creano lavoro per circa 25 mila persone e un settore che vanta 3 formaggi Dop.

La transumanza, dunque, come grande forza evocativa dei territori, attività culturale, senso della propria storia, in una parola sola, vita delle genti che in molti borghi e paesi hanno vissuto di questa economia. Racconti da tramandare su ciò che eravamo e su come, ancora, tutto sommato, resistiamo.

 

 

 

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