Coradia iLint, il treno a idrogeno

Coradia iLint, il treno a idrogeno. Il fascino del viaggio in treno si fa ancora più intenso se il viaggio è davvero "green". Coradia iLint, il treno alimentato a idrogeno, ha fatto il suo debutto in Germania

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Coradia iLint, il treno a idrogeno. Vuoi mettere lo spirito romantico della “rotaia”, i sogni di gioventù e di libertà della fuga estiva tramite interrail, i giganteschi plastici con la visione dei trenini a girare in tondo? Anche nella musicae nel cinema il treno fa viaggio vero. Vogliamo parlare di pellicole “stratosferiche” come “Il ferroviere di Pietro Germi, “un film fatto all’antica per gente col risvolto ai pantaloni”? Vogliamo mettere il macchinista Andrea Marcocci con Top Gun e Iceman? Neanche a parlarne. Il fascino della rotaia è indiscutibile.

Viaggiare ha un costo per l’ambiente. Il sistema dei trasporti è, infatti, quello che assorbe la maggior quantità di energia, rilasciando nell’atmosfera il maggior quantitativo di anidride carbonica. Scegliere di viaggiare in treno, significa produrre il 70% in meno di gas serra rispetto all’aereo e il 60% rispetto alle automobili. Soprattutto se il treno è a idrogeno e promette di funzionare bene.

Coradia iLint, il treno a idrogeno

Il primo treno passeggeri a zero emissioni, a idrogeno, ha debuttato in Germania. L’autorità dei trasporti locali LNVG ha firmato un accordo con Alstom per l’acquisto di altri 14 treni Coradia iLint per un valore totale di oltre 81 milioni di euro. Due di questi speciali convogli a fuel cell sono ufficialmente in servizio sulla linea Buxtehude-Bremervörde-Bremerhaven-Cuxhaven, in Bassa Sassonia, in sostituzione di vecchi mezzi diesel. 

Il treno si chiama Coradia iLint, un mezzo a pianale ribassato della francese Alstom, la stessa del Pendolino e del Tgv, ed è alimentato a idrogeno. Le celle a combustibile e i serbatoi di idrogeno sono collocati sul tetto della carrozza che contiene 300 posti. L’idrogeno reagisce con l’ossigeno dell’aria circostante, generando energia per il propulsore che mette il treno, silenziosissimo, in movimento.

Gli unici prodotti di scarto di questo sistema sono acqua e vapore. Il cuore del sistema è la tecnologia “hydrail” brevettata dalla Alstom che mette insieme celle a combustibile, batterie elettriche e unità di stoccaggio per il gas a sostituzione del tradizionale propulsore diesel. I nuovi treni a idrogeno possono raggiungere una velocità di 140 chilometri orari e sono dotati di un’autonomia indicativa di 1000 chilometri. Il pieno di idrogeno viene fatto in un punto di rifornimento mobile presso la stazione di Bremervörde mentre l’installazione di una stazione fissa è prevista per il 2021.

Coradia iLint, il treno a idrogeno

L’idea di introdurre la tecnologia delle celle a combustibile nelle ferrovie non è del tutto nuova. Bisogna ricordare che i modelli precedenti non hanno avuto fortuna perché hanno riscontrato diversi problemi come il range insufficiente e la velocità troppo ridotta che ne hanno impedito la diffusione.

Nel corso di uno dei testi effettuati in Repubblica Ceca per verificar il funzionamento del Coradia iLint alla velocità di 140 km/h Didier Pfleger, VP di Alstom Germania e Austria aveva sottolinato: “Questo test è una tappa significativa nella protezione ambientale e nell’innovazione tecnica. Alstom è il primo produttore di materiale ferroviario ad offrire un’alternativa a emissioni zero per i treni per il trasporto di massa. Oggi il nostro nuovo sistema di trazione, dimostrato essere un successo nella fase di test, è usato su un treno per la prima volta, un grande passo verso una mobilità più pulita in Europa”.

In Italia, il Gruppo FS sta incoraggiando uno sviluppo sempre più responsabile. Il trasporto ferroviario inquina meno, è vero ma a fronte di un miglioramento sostanziale della rete. Ovvero: per non vanificare l’opera realizzata, la costruzione deve essere veloce e impiegare energia in maniera consapevole.

Dunque, senza cantieri aperti per decenni con migliaia di viaggi di camion, materiali di scavo da smaltire, talpe perforatrici, tonnellate di ferro e calcestruzzo ad libitum. Gioia Ghezzi, presidente del Gruppo FS, dal 27 novembre del 2015 ha detto: “FS Italiane vuole attivarsi sempre di più sulla riduzione delle emissioni abbinate alle attività industriali, produttive e dei servizi, individuando le migliori e più innovative soluzioni per rendere efficaci i processi aziendali”.

Sono cinque i pilastri strategici del Piano Industriale 2017-2026 firmato dall’amministratore delegato Renato Mazzoncini: infrastrutture, mobilità e logistica integrate, approccio digitale e sviluppo internazionale. Sono le basi per la realizzazione di un nuovo sistema di mobilità più sostenibile con un investimento di circa quattro miliardi di euro per la fornitura di 450 nuovi convogli regionali capaci di contenere l’impatto sul pianeta.

Verranno realizzati in leghe leggere, saranno caratterizzati da apparecchiature elettriche ad alto rendimento, motori a ventilazione naturale, sensori di CO2 per la climatizzazione delle carrozze. Una strategia che dovrebbe consentire di evitare il rilascio di quasi 4,5 milioni di tonnellate di CO2 nell’arco di vita dei mezzi. Nel 2019 Alstom fornirà 150 macchine di questo tipo mentre dagli stabilimenti Hitachi ne arriveranno altre 300. Buone le premesse, auspicabili i risultati. Viaggiare in treno avrà ancora maggiori perché.

Foto tratte dal sito Alstom

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