Con Tree Talker gli alberi ci parlano: ma sapremo ascoltarli?

Nel bosco umbro di Piegaro gli alberi parlanti “usano” il sistema Tree Talker per raccontarci come stanno e cosa noi umani possiamo fare per eliminare gli elementi di disturbo che li rendono vulnerabili e in pericolo. Antonio Brunori, segretario di Pefc Italia, spiega a GPNews di che si tratta

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Con il sistema Tree Talker gli alberi ci parlano e raccontano della loro sofferenza in occasione di un vento violento o della mancanza di acqua che non permette la fotosintesi clorofilliana e che li fa bruciare anche d’inverno, oppure di come si muove e a quale velocità il flusso linfatico interno. Fa parte del progetto TRACE (Tree monitoring to support climate adption and mitigation through Pefc certification), realizzato per la prima volta in Italia dal Pefc Italia e dal Cmcc (Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti Climatici).

In Italia è la prima volta che si fa qualcosa del genere, mentre “nel resto del mondo sono 400 gli alberi coinvolti”, spiega a GPNews Antonio Brunori, segretario di Pefc Italia, l’organismo che certifica la gestione sostenibile delle foreste. Con il suo aiuto cerchiamo di capirci di più.

Con Tree Talker gli alberi ci parlano: ma sapremo ascoltarli?
Antonio Brunori_Riccardo Valentini_Andrea Margaritelli

Che cos’è il sistema Tree Talker e come funziona?

“Un monitoraggio in tempo reale sullo stato di salute degli alberi di boschi e foreste, che avviene per mezzo delle tecnologie IoT, cioè l’Internet of Things. Vengono inseriti poco profondamente in cortecce spesse 40 cm alcuni sensori ideati dal team di ricerca di Riccardo Valentini, membro del Cmcc. Sono loro che ne misurano i diversi parametri eco-fisiologici, quali i flussi d’acqua, la crescita in diametro, la quantità e la qualità del fogliame, la stabilità, la respirazione, la salute, tutto legato a fattori dovuti all’uomo e alle variazioni climatiche. Insomma nel loro chiacchierare gli alberi narrano come stanno e tutte le loro informazioni arrivano proprio al Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti Climatici dove vengono studiati dai ricercatori”.

Quanto tempo ci vuole per fare il punto sulle notizie che arrivano dagli alberi parlanti?

“Gli alberi parlano in continuazione, naturalmente, ma a noi esseri umani serve almeno una intera stagione per comprendere e interpretare le informazioni. Il sistema Tree Talker ha preso il via il 4 ottobre, il giorno di San Francesco, proseguirà tutta l’estate e tra novembre e dicembre ci sarà a disposizione una mole di dati significativi”.

Dove si svolge la sperimentazione Tree Talker?

“Nel bosco di Piegaro, dalle parti di Città della Pieve, Perugia, ovvero 146 ettari certificati Pefc: è di proprietà della famiglia Margaritelli che produce il Listone Giordano per i pavimenti ma qui utilizzano gli alberi solo come legna da ardere. Gli alberi parlanti sono 36 e il progetto riguarda tre diversi tipi di ecosistemi, in altrettante zone differenti del bosco, proprio per avere risposte diversificate rispetto alle sollecitazioni umane e climatiche. Insomma, come si comportano gli alberi nella parte forestale dove ci sono prevalentemente le conifere, pini Douglas, pini neri, pini silvestri, alti anche 25 metri, oppure cosa succede nella zona dove crescono le latifoglie, cerri, roverelle, carpini, o nell’area con gli esemplari piantati ex novo per arboricoltura, cioè rovere e ciliegi. Ogni pianta dà la sua versione. L’utilità della tecnologia è determinante per capire quello che gli alberi hanno da dire, con l’obiettivo di diffondere l’importanza della certificazione forestale. Attraverso Tree Talker chiunque abbia e gestisca un bosco, una foresta, può conoscere meglio i propri alberi, sapere se sono in forma o meno, se sono ad esempio attaccati da parassiti o malattie per intervenire in fretta e bene”.

Con Tree Talker gli alberi ci parlano: ma sapremo ascoltarli?

Ultimi appunti. Come insegna Pefc Italia, associazione senza fini di lucro che fa parte del sistema di certificazione Pefc (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes), valutare gli alberi e dunque migliorarne lo status, è uno strumento importantissimo ad esempio per ottimizzare attività di selvicoltura e della filiera foresta–legno-carta, fornendo di fatto uno strumento di mercato che consenta di commercializzare legno, carta e prodotti della foresta derivanti da boschi e impianti gestiti in modo sostenibile. La certificazione forestale è pure un utile strumento di marketing, un’opportunità di ufficializzare l’impegno imprenditoriale verso l’ambiente, e al tempo stesso un impegno per la promozione di una gestione oculata e corretta dei territori boschivi.

In Italia i boschi certificati da Pefc sono circa il 9% del totale presente, circa 830mila ettari, collocati soprattutto nel NordItalia. Curare i nostri alberi, gestirli al meglio, significa pure non andare a comprare il legno all’estero e sfruttarlo (bene) sul territorio nazionale. Lo abbiamo, il legno, perché non usarlo?

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