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Costa Concordia 10 anni dopo, i risultati del ripristino ambientale dei fondali marini

I risultati a dieci anni dalla tragedia della Costa Concordia: raddoppiato il numero di fasci di posidonia e continuano a svilupparsi le gorgonie

Domani 13 gennaio, in occasione dei dieci anni dalla tragedia della Costa Concordia, verranno presentati gli ottimi risultati delle attività di ripristino ambientale. Interventi lunghi e difficili, alcuni ancora in corso, con il contributo fondamentale dell’allora ministero dell’Ambiente, oggi della Transizione ecologica, in collaborazione, tra gli altri, con Ispra, Arpat Toscana, Protezione Civile ed enti locali, in particolare il Comune Isola del Giglio

Sono trascorsi 10 anni da quel tragico 13 gennaio 2012, quando la nave da crociera Costa Concordia naufragò davanti all’Isola del Giglio. Fu una vera tragedia, innanzitutto umana che contò 32 vittime, ma anche ambientale, con gravi conseguenze causate dalla presenza del relitto e quelle provocate dalle inevitabili attività realizzate per la sua rimozione, entrambe a carico degli ecosistemi che si sviluppavano sui fondali interessati dalla presenza del relitto e del cantiere.

Quella nave lì abbandonata rappresentava una vera bomba ad orologeria per l’intero ecosistema: oltre 2000 tonnellate di olio combustibile pesante stivate nei serbatoi della nave, 1351 m³ di acque grigie e nere, 41 m³ di oli lubrificanti, 280 litri di acetilene, 600 kg di grassi per apparati meccanici, 855 litri di smalto liquido, 50 litri di insetticida liquido, 1 tonnellata di ipoclorito di sodio (candeggina) e 25.000 tonnellate di cemento contenute in 14 mila sacchi necessari per raddrizzare la nave.

L’allora ministero dell’Ambiente, adesso ministero della Transizione ecologica, intervenne immediatamente dando il proprio contributo alla gestione dell’emergenza nazionale e alla definizione delle misure di prevenzione dell’inquinamento e protezione dell’ambiente marino.

Photo by Benjamin L. Jones on Unsplash

Lo stesso ministero, costituendosi parte civile nell’inchiesta, riuscì a far valere in giudizio i danni ambientali causati dal naufragio della Costa Concordia e rese possibili, senza spese a carico dello Stato, non solo le attività di rimozione e smaltimento del relitto, ma anche le successive attività di pulizia e ripristino ambientale dei fondali danneggiati.

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Le attività di monitoraggio ambientale e ripristino delle condizioni dei fondali furono indicate dal ministero attraverso le prescrizioni che la Conferenza dei servizi stabilì subito dopo il naufragio. Per monitorare il corretto svolgimento delle operazioni fu istituito un Osservatorio, i cui lavori continuano tutt’ora e al quale partecipano rappresentanti del Mite, di Ispra, Arpat Toscana e degli enti locali interessati, in particolare il Comune Isola del Giglio.

Una giornata di ricordo per non dimenticare quanto è stato fatto: un successo oltre le attese

La rimozione del relitto e le operazioni di ripristino dei fondali hanno richiesto negli anni interventi molto complessi, alcuni dei quali ancora in corso. Sono stati necessari due anni per l’allontanamento del relitto, tre anni per la pulizia dei fondali e cinque anni per gli interventi di restauro ambientale, tuttora in fase di realizzazione.

Domani, 13 gennaio, proprio in occasione della cerimonia di commemorazione del decennale del tragico evento della Costa Concordia, all’Isola del Giglio saranno presentati i risultati delle attività di ripristino ambientale.

Gli interventi di restauro finora attuati hanno avuto un successo superiore alle attese. Rimosse le cause della perdita di posidonia, i trapianti effettuati nel 2016 hanno dimostrato un raddoppio del numero di fasci trapiantati, così come quelli effettuati dal 2019 sembrano avere un esito simile. Analogamente per le gorgonie, gli elevati tassi di sopravvivenza e di guarigione hanno fatto sì che alcune pareti rocciose abbiano riacquistato la loro originale tridimensionalità e si stiano avvicinando alla loro condizione naturale.

L’Osservatorio, in occasione della riunione che ha convalidato il terzo rapporto sulle attività svolte dai ricercatori e specialisti di ecologia marina, che hanno operato all’interno dell’Università di Roma “La Sapienza” e del Consorzio di biologia marina di Livorno (CIBM) e ha verificato l’attuazione delle misure di prevenzione e mitigazione degli effetti sull’ambiente dell’isola del Giglio previste dal “Piano di recupero ambientale e di monitoraggio a lungo termine”.

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