Demetra, la quercia più antica al mondo scoperta in Aspromonte

Scoperta in Aspromonte la quercia più antica al mondo. Si chiama Demetra e ha quasi mille anni e ancor oggi continua a produrre foglie e ghiande come un tempo. Il Sud d’Italia è un’area di rifugio della biodiversità degli "highlander green"

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La quercia Demetra ha 935 anni,  recentemente scoperta dai ricercatori dell’Università degli Studi della Tuscia, Dipartimento Dafne, sarà utile a capire come è cambiato il clima nel Mediterraneo.

La quercia (Quercus petraea) più antica del mondo che cresce nel parco nazionale dell’Aspromonte, in Calabria, si chiama Demetra. Con i suoi quasi mille anni è il più antico albero di latifoglie di clima temperato datato al mondo. Espandendo la longevità massima conosciuta di oltre 300 anni per le latifoglie datate con metodi dendrocronologici

Alberi plurisecolari nel sud Italia

Gianluca Piovesan, Jordan Palli e Michele Baliva hanno coordinato lo studio sui grandi alberi presenti all’interno del Parco reggino. Il team di scienziati dell’Università della Tuscia  è riuscito a datare l’età di cinque grandi roveri del Parco Nazionale dell’Aspromonte.

Rilevando campioni di legno degradato dai tronchi utilizzando il metodo del radiocarbonio e rivelando una longevità sorprendente finora sconosciuta: dai 934 (±65) ai 570 (±45). Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Ecology.

Le analisi di datazione al radiocarbonio sono state condotte utilizzando l’AMS (Accelerator Mass Spectrometry) presso il CEDAD (Center for Applied Physics, Dating and Diagnostics) dell’Università del Salento a Lecce.

È alta poco più di sei metri e un diametro che cresce di neanche mezzo millimetro all’anno. Demetra, malgrado non abbia la classica fisionomia dell’albero monumentale, ha superato due faggi soprannominati Michele e Norman di 620 anni scoperti nel parco nazionale del Pollino. Sono tutti alberi che crescono nei pendii rocciosi della fascia altitudinale altomontana mediterranea sud Italia tra i Parchi Nazionali del Pollino e dell’Aspromonte.

“La scoperta di queste longeve roveri nell’ambiente montano d’alta quota dell’Aspromonte conferma l’elevato livello di naturalità degli ecosistemi forestali nelle aree protette dell’Appennino meridionale”, ha spiegato il responsabile Biodiversità dell’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte, Antonino Siclari.

Un dato interessante emerso dallo studio è la conferma della relazione inversa tra crescita e longevità, già notata in esemplari arborei particolarmente antichi. Infatti in Demetra è stata riscontrata una crescita anulare media estremamente ridotta (0,4 mm / anno) e la presenza del diametro più piccolo tra gli alberi campionati.

Uno studio per capire i cambiamenti climatici

Nella ricerca,  in collaborazione con scienziati spagnoli, il professore Gianluca Piovesan afferma: “Studiare la longevità degli alberi in risposta ai cambiamenti climatici in ambienti diversi è una priorità di ricerca sia per la conservazione della natura sia per le strategie di mitigazione del cambiamento climatico“. 

Le informazioni contenute negli anelli degli alberi possono essere decodificate e utilizzate per interpretare come le variazioni ambientali, in particolare il clima, hanno modellato la struttura e la funzione della foresta. Com’è cambiato l’ambiente nei secoli? Misurando non solo l’ampiezza degli anelli, ma studiando anche la presenza di alcuni isotopi del carbonio, dell’ossigeno e dell’idrogeno è possibile scoprirlo.

Demetra, un’opera d’arte

L’artista torinese Mery Rigo ha fatto diventare la quercia, denominata Demetra, un’opera d’arte, come già aveva fatto con Italus il pino loricato di 1230 anni scoperto sempre da Gianluca Piovesan nel parco del Pollino. L’opera della pittrice è apparsa sulla rivista National Geographic Russia.

Gli “highlander green” in natura esistono. Questa scoperta dimostra che un millennio è un orizzonte raggiungibile per le piante che crescono in alta quota nelle montagne mediterranee del Sud Italia. Rinvenire, studiare e conservare gli alberi vetusti è una delle priorità della biologia.

Difendere gli ecosistemi forestali plurisecolari e dei paesaggi naturali è la strada per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile.

Fonti

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