Sentire come un albero: la realtà (virtuale) di Tree

Una realtà virtuale che permette di vivere come un albero della foresta pluviale, crescendo, sentendo e soffrendo come lui: è Tree, progetto ideato e prodotto da Milica Zec e Winslow Turner Porter III

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Tree, un progetto di realtà virtuale che ci trasforma in un albero della foresta pluviale, con le braccia come rami e il resto del corpo come un tronco: così si può capire in prima persona come avviene la crescita di un seme che diventa pianticella e poi albero vero e proprio.

Il progetto è in giro da qualche tempo e in questi giorni se ne parla anche al World Economic Forum, l’incontro economico mondiale che si svolge a Davos e che fino al 25 gennaio raduna esperti e politici. Del resto non è mai peregrino parlare di natura e lo scopo di Tree è quello di sottolineare l’urgenza di agire per la sopravvivenza delle foreste, fondamentali per tutti e per tutto il pianeta.

Gli autori sono Milica Zec e Winslow Turner Porter III, che hanno fondato la società di produzione New Reality (con il sostegno della Fondazione Pianoterra) e vogliono sfruttare la tecnologia per parlare al cuore degli esseri umani. Un percorso già iniziato da Zec e Porter con Giant, opera che raccontava la guerra dal punto di vista dei bambini.

Tree si concentra invece, appunto, sul problema del cambiamento climatico, causato dalla deforestazione di ampie zone tropicali, dove, secondo la Fao, ogni anno si perdono oltre 7 milioni di ettari di verde, grave danno per la biodiversità e per contrastare l’effetto serra, con il rischio che entro il 2030 resterà soltanto il 10% della foresta pluviale.

Sentire come un albero: la realtà (virtuale) di Tree

Ma cosa è Tree?

Un insolito modo per sentire come un albero e quindi rendersi conto della sua vitalità attraverso una incredibile esperienza visiva e sensoriale grazie alla tecnologia della realtà virtuale.

In pratica, l’essere umano per pochi minuti “è” albero.

Come funziona?

Sentire come un albero: la realtà (virtuale) di Tree
Nell’immagine di CNBC.com un partecipante al World Economic Forum a Davos prova cosa significa “essere” albero

Si entra in una apposita installazione: a chi partecipa viene dato un seme da piantare in un piccolo vaso. Tra parentesi si tratta del seme del kapok, una pianta tropicale ben conosciuta anche dai Maya che lo usavano per creare una fibra leggera. Quindi, si indossa un equipaggiamento speciale, una specie di zaino cui è collegata una maschera virtuale, con tanto di cuffie, manopole e pulsanti con cui orientare la crescita di rami e rametti, sperimentando le diverse fasi della vita dell’albero. A cominciare da cosa succede al seme che dall’oscurità della terra, in un’atmosfera che odora di muschio e humus, si fa strada (anche con fatica) verso la luce e l’aria, per farsi fragile piantina che poi mano a mano è sempre più forte e robusta, circondata da funghi e animali vari, come le formiche o qualche pappagallo che svolazza (e che poi si fermerà tra i rami cresciuti). L’obiettivo, raggiunto, è quello di arrivare ad essere un giovane albero con le fronde vigorose che si espandono tutto intorno: e il visitatore-essere umano usa appunto le manopole per gestirne le direzioni. In tutto questo, c’è persino la percezione del vento che accarezza il tronco, i rami, gli alberi e tutta la foresta. La sensazione di una vita che si sviluppa e diventa maestosa: l’essere umano diventa un tutt’uno con questo suo fratello verde. Poi, la tragedia: un incendio appiccato dagli uomini e il fuoco che distrugge tutta questa sua grande vitalità. Non si può certo rimanere indifferenti di fronte allo strazio e all’agonia di quello che (prima) era un meraviglioso organismo.

L’immedesimazione uomo-albero è totale (il video si può vedere qui)

Alla fine, al partecipante viene restituito il seme piantato all’inizio: a questo punto, è impossibile non agire.

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