Agroalimentare italiano, i nostri prodotti non trasmettono il virus

Coronavirus, attenzione alle pratiche commerciali sleali estere nei confronti del Made in Italy

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Coronavirus o “sacco d’Italia”, pandemia o qualsiasi scusa è buona per fare del nostro paese terra bruciata “di dolore ostello”? In sintesi: agroalimentare, annullamento degli ordini dalla Polonia a far data dal 18 marzo per frutta e verdura provenienti dall’Italia.

È stato questo il duro risveglio di molti esportatori ortofrutticoli italiani che hanno ricevuto comunicazione da Carrefour Polonia a seguito dello “scoppio del coronavirus e in conformità con la decisione del nostro Direttore Commerciale” dell’insegna francese.

Una analoga decisione è stata presa dalla catena di distribuzione polacca “Zabka” che ha sospeso la consegna dei prodotti provenienti dall’Italia come misura interna in risposta all’emergenza Covid-19. Il nostro agroalimentare va tutelato. Come tutto il nostro Made in Italy.

Agroalimentare, le dichiarazioni del Sottosegretario Giuseppe L’Abbate

“Non appena ricevute queste segnalazioni dagli esportatori italiani, ho informato il ministro Luigi Di Maio che si è subito adoperato in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Varsavia – dichiara il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’AbbateQuesta emergenza è divenuta una pandemia e non può essere circoscritta ai confini italiani”.

I comportamenti discriminatori messi in atto così come la richiesta di una certificazione ‘virus free’ rappresentano pratiche commerciali sleali, vietate dalle normative comunitarie e nazionali. Anche l’EFSA (l’Ente europeo per la sicurezza alimentare) – prosegue il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate ha ribadito che non vi sono prove che i prodotti agroalimentari siano fonti o via di trasmissione del virus: pertanto ogni discriminazione verso prodotti enogastronomici italiani è priva di fondamento scientifico e inaccettabile.

Ringrazio l’incessante lavoro dei nostri diplomatici che stanno fronteggiando le problematiche che, ora dopo ora, si susseguono. Mi auguro che nessuno dei nostri partner europei voglia mettere in campo strategie da ‘guerra commerciale’ ma, in tal caso, come già accaduto in questi giorni, reagiremo con fermezza e decisione difendendo gli interessi delle imprese nazionali in tutte le sedi opportune”.

Dopo aver risolto il braccio di ferro diplomatico con il confine austriaco, l’attenzione si è spostata sul versante sloveno dove le autorità hanno lasciato aperti solo i sei valichi principali per concentrare i controlli sugli autisti dei tir. “Il ministro Di Maio è al lavoro con gli omologhi sloveni, croati e serbi – conclude il Sottosegretario alle Politiche Agricole Giuseppe L’AbbatePurtroppo, la Slovenia ha dichiarato lo stato di epidemia attivando il piano nazionale di risposta alle emergenze e, per non trovarsi le colonne di tir in uscita per una reazione a catena, ha iniziato a consentire il transito solo ai camion diretti nel Paese e impedendo invece il transito a quelli che procedono verso altri Stati come la Croazia. Si spera nelle prossime ore di addivenire ad una soluzione”.

Dunque, non si utilizzino le difficoltà del momento per incentivare pratiche sleali contro il nostro agroalimentare. Se l’Europa esiste, deve saperlo dimostrare. Non con falsi sorrisi ma con atti concreti.

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